Il volto di mio padre,
quel lontano giorno di marzo, era fiero,
appagato dal traguardo di una vita…la mia laurea.
Dov’ero quel giorno di festa? Dov’ero con il mio pensiero?
Sentivo come malinconico sottofondo della mia esistenza
colleghi soddisfatti, genitori commossi, figli sorridenti,
mentre il mio buio ed assente sguardo si fermava nel vuoto,
alla ricerca di mio padre.
Con forza imbavagliavo il mio dolore,
a denti stretti scambiavo sorrisi con chi mi stringeva la mano
e mi augurava grande futuro…
Dov’eri tu mio padre, che mi avevi lasciato in tenera età,
per andare nel mondo, al di là del mondo?
Più passava il tempo e più mi accorgevo che eri lontano
e nella mia mente affioravano i ricordi della mia infanzia,
mi colpiva il ricordo delle tue ruvide mani
spaccate dal freddo e dal duro lavoro, i tuoi occhi preoccupati e stanchi,
il tuo volto scavato dalla fatica, quel volto, reliquia sacra della mia vita,
che vive alle radici delle mie emozioni ed azioni,
forza del mio cuore, motore della mia vita.
Il volto di mio padre…volto rapito da Dio, donatomi da Dio
nella vita, nei frammenti di sogni, nell’immaginario.
Padre, tu che hai forgiato la mia carne,
assistimi nella vita e fammi aggiungere sempre più colori
al mio mondo, al nostro mondo, al mondo di tutti…



