Quasi contemporaneamente alla grande evoluzione della lirica provenzale e dei romanzi di stampo gotico, si verificò in Europa la prepotente affermazione di un movimento culturale che negava i principi stessi della religione cristiana e che, diffondendosi rapidamente dalla Spagna alle altre nazioni, diventò il pensiero dominante, capace anche di mettere in evidente difficoltà tutta l’impalcatura non solo religiosa, ma anche filosofica delle singole nazioni. Fondamentali furono le novità culturali che derivarono dalla riscoperta delle opere di Aristotele – di fisica e di metafisica – che furono tradotte dall’arabo in latino nei primi venti anni del 1200.
Al riguardo, conviene ricordare l’opera di un sovrano illuminato, Alfonso X, detto il Savio, capace di fondare a Toledo la famosa scuola dei traduttori che, rapidamente, riuscirono a far conoscere in Europa nozioni fino allora sconosciute, di sapere astronomico-scientifico oltre che filosofico. L’intelligenza del Savio si realizzò nell’opportunità di scegliere traduttori musulmani ed ebrei che rapidamente traducevano in castigliano le antiche opere del sapere orientale che, peraltro, già da tempo gli Ebrei avevano in qualche modo raccolto e fatte proprie dalle opere originali arabe. Alfonso comprese pure la necessità di riprendere la grande intuizione che aveva spinto Gherardo da Cremona e Domenico Gundisalvi ad approfondire la conoscenza dei testi giudaico arabi dedicati ad Aristotele.
Il primo era nato in Italia; il secondo, invece, era un castigliano. Entrambi in Spagna, in particolare a Segòvia e a Toledo, erano venuti a contatto con i migliori studiosi, arabi ed ebrei, e ne avevano ben compreso la straordinaria statura scientifica. Gherardo traduce opere di Fisica e di Astronomia di Aristotele, ma si dedica anche alla traduzione di opere di Logica, venendo poi a contatto con la superba produzione scientifica di Al Faraby, vero padre dell’algebra e profondo conoscitore della scienza.
L’opera enciclopedica di Gherardo ha permesso all’intera comunità culturale europea di avvicinarsi per la prima volta all’enorme patrimonio scientifico che il mondo arabo aveva con grande intelligenza mutuato dalla filosofia e dalla scienza aristotelica, iniziando così quella lenta, ma continua opera di emancipazione dalla dipendenza totale dal pensiero platonico. Domenico Gundisalvi, da castigliano, contribuì notevolmente a dare impulso ad una serie di traduzioni che, ben presto, trovarono imitatori – e soprattutto studiosi – nelle prime università di Parigi, Padova, Oxford, Salamanca.
Le traduzioni diventarono, quindi, i testi adottati che offrivano agli studiosi nuove, singolari e definitive spiegazioni che aprivano la strada alla modernità. Tra le altre, Parigi fu ben presto la città nella quale più violenta fu la reazione della Curia romana, di fronte alle nuove e sconvolgenti rivelazioni che la scienza offriva. Cominciarono così le prime condanne dell’Aristotelismo arabo già nel 1210 e, successivamente, con un Decreto del 1215 fu proibita la lettura dei libri di Aristotele e delle traduzioni di Almarico e di Maurizio di Spagna.
Il problema principale era soprattutto la dottrina della Creazione presente nell’opera di Avicenna, grande medico e filosofo arabo-spagnolo dell’XI secolo, la cui dottrina ispirò sicuramente i primi tentativi dello Stilnovo in Italia, ad opera di Guido Guinizzelli. Il filosofo arabo-spagnolo parlava di una intelligenza unica posseduta da Dio che non entrava in contatto con il mondo umano . Fu allora che l’intelletto agente fu identificato proprio con Dio, mentre per quanto riguarda le Intelligenze celesti si accettò l’ipotesi che esse fossero da identificare con gli angeli. Nelle Università più importanti, alle prime traduzioni fecero seguito altre ben più rigorose ed ampie.
Fondamentale fu l’apporto di Federico II che, a Palermo, e poi a Napoli, protesse e incoraggiò l’opera di Michele Scotto che – successivamente – insegnò anche a Bologna.



