La poesia comica in Toscana: un tentativo mal riuscito

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Contemporaneamente allo sviluppo della poetica dello Stilnovo, attraverso i suoi più importanti rappresentanti, a partire dalla seconda metà del secolo XIII, la Toscana presentò una produzione poetica caratterizzata da un sistema stilistico assolutamente mediocre, continuando però nell’uso del sonetto. Il linguaggio, infatti, assume spesso in questi poeti un tono plebeo, fortemente vicino alla realtà municipale. Infatti, i temi sono quasi sempre legati alla vita quotidiana, con particolare attenzione per gli aspetti comici, addirittura grotteschi delle relazioni quotidiane. Tale produzione è presente nei centri minori della regione, probabilmente per palesare una reazione comunale al potere egemonico di Firenze. Non mancano poeti nativi del capoluogo, come Rustico Di Filippi, anche se il centro più rilevante resta Siena, che è la città nella quale vive e opera Cecco Angiolieri, che conobbe ed ebbe come amici rivali altri poeti, come Jacopo dei Tolomei o Bindo Bonichi. Non lontano da Siena, a San Gimignano, operò Folgore, mentre altri rimatori, per lo più piccoli artigiani, come Meo Abbracciavacche e Folcacchiero si scambiarono spesso acri sonetti di sfida. 

La critica letteraria, a partire da Gianfranco Contini, il più autorevole dei critici che hanno affrontato questo modello poetico, negano che la poesia dei poeti comico-realistici possa essere direttamente scaturita dalla loro vita quotidiana: tali critici, infatti, pensano che si tratti di una forte reazione alla visione troppo idealistica del mondo cortese, soprattutto della donna, alla quale, invece, oppongono una sorta di idealizzazione al contrario. Soffermandosi sugli aspetti negativi che caratterizzano l’universo femminile, la scarsa cura di sé, la mancanza di sufficiente igiene, la consapevolezza della volubilità dei loro sentimenti, si rende sicuramente opportuno sottolineare come contemporaneamente allo sviluppo della poesia realistica toscana nel nord Europa, specie nei centri di più vivace vita universitaria, trovi spazio una tradizione poetica più leggera, vivace e ispirata ai consueti temi della goliardia di ogni tempo.

Lo sviluppo della letteratura laica in prosa In Italia ed in Europa

Accanto all’esperienza poetica, per così dire, minore e legata agli autori realistici, trovò ben presto spazio un nuovo modo di raccontare il mondo contemporaneo. Si sviluppò così una prosa legata essenzialmente agli aspetti spesso divertenti della vita quotidiana. Nacque così il termine novella, per indicare una storia, collegata a persone note del passato o della vita presente, la cui esistenza presentava caratteri tali, da suscitare meraviglia. Siamo però assai lontani dalla pura favola orientale del mondo fantastico delle 1000 e 1 notte, parimenti, è completamente ignorata la cronaca magica delle imprese dei re e dei guerrieri più importanti tipica  del mondo gotico. La raccolta più importante, dal titolo Le centonovelle antiche ovvero il Novellino, è opera di un anonimo autore toscano della fine del secolo Tredicesimo che presenta vicende della vita quotidiana condotte con abilità, oppure con atti di clemenza e di generosa bontà; come anche – e soprattutto – con paesaggi e paesi lontani, unitamente ad avventure che mescolano storia e mito.

Uno spirito fortemente attento ad offrire al lettore una conoscenza più precisa di genti, nazioni ed Imperi fino allora sconosciuti, è quello che spinse pure Marco Polo, giovane mercante veneziano di soli 17 anni, ad iniziare insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo un viaggio, allora ritenuto assolutamente incredibile: l’itinerario nuovo verso l’ estremo Oriente, per poi raggiungere la Cina ed essere ricevuto dal Gran Khan che la governava. Il sovrano cinese colpito dalla personalità del giovane europeo. mise alla prova la sua raffinata intelligenza, affidandogli  numerosi incarichi diplomatici e politici. Marco, infatti, si trattenne In Cina dal 1271 al 1295; poi, tornato in patria, combatté contro Genova e fu fatto prigioniero. Nelle prigioni genovesi conobbe un rimatore di una certa fama in lingua d’oìl, Rustichello da Pisa, al quale riferì tutto ciò che ricordava del suo lungo viaggio. L’opera fu scritta in una lingua franco-italiana, cioè un francese lontano dalla prosa raffinata ed imbarbarita da continui ricorsi a parole italiane. Purtroppo non possediamo l’opera originale, che andò perduta, ma conosciamo soltanto traduzioni, sia in latino sia in importanti lingue europee, che testimoniano quale grande successo essa abbia incontrato. 

Si tratta di memorie di viaggi, descrizioni di luoghi visitati con straordinaria precisione. E in effetti, per la prima volta, si conobbero le ricchezze delle  città dei Tartari; si comprese la grandezza assoluta dell’Impero cinese, la modernità di quella civiltà che conosceva già il carbon fossile, le piante sconosciute ed usava persino la nafta! Nel racconto di Marco Polo sono fedelmente riportate le tappe del percorso; il numero degli abitanti delle città; i costumi; le credenze religiose; gli spazi Infiniti che si aprivano al loro passaggio. 

L’opera, che appare come una sorta di trattato scientifico, contiene – in modo del tutto naturale – i tratti fondamentali della meraviglia, dell’entusiasmo di un giovane viaggiatore che scopre la realtà sconosciuta. Marco, comunque, al pari di un giornalista moderno, riesce a cogliere aspetti anche complessi, interessandosi ai problemi religiosi, alle vicende economiche e, naturalmente, alla vita quotidiana della gente comune. Ma il suo spirito d’osservazione è in grado di raggiungere singolari luoghi, in particolare quando descrive la Reggia del Gran Khan, cogliendone le sfumature di un’educazione raffinata, e ottenendo così dall’Imperatore incarichi speciali, che di solito erano affidati ai più fedeli dignitari.

Per concludere, potremmo dire che Marco Polo rappresenta il primo grande mercante Italiano, animato di  curiosità fattiva e capace di adattarsi alle più difficili situazioni ambientali, dando così inizio a quella straordinaria serie di mercanti, missionari o viaggiatori che contribuirono, con  il loro spirito di conoscenza e con la loro audacia, ad aprire nuovi orizzonti alla civiltà europea 

Il suo libro, infatti, diventò materia di studio per tutti coloro che intendevano – attraverso Il viaggio – scoprire nuove mete, trovare nuovi Insediamenti umani: in una parola, raggiungere nuovi mondi. Vale la pena ricordare che Cristoforo Colombo volle leggere più volte il libro de Il Milione, annotando con cura gli episodi che gli apparivano più degni di memoria.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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