La didattica inclusiva è un modus-educandi che si basa sulla personalizzazione e sull’ individualizzazione degli apprendimenti, tramite metodologie attive, ispirate al costruttivismo pedagogico in base al quale, la centralità del processo di insegnamento-apprendimento è riposta nel discente.
Dunque un puericentrismo anteposto al magistercentrismo con la finalità di garantire un’istruzione di qualità per tutti. Tale obiettivo si persegue a partire dall’appianamento delle difficoltà e differenze, per mettere ogni alunno nelle condizioni di scoprire, valorizzare ed esprimere al massimo il proprio potenziale che “va acceso come una fiammella” (Comenio). La Didattica inclusiva pertanto, nelle sue innumerevoli sfaccettature, rappresenta la “via maestra” per la realizzazione di un’importante sfida pedagogica: garantire a tutti gli alunni di raggiungere il successo formativo.
Questo fondamentale traguardo non si traduce solo nell’ottenimento di un diploma ma soprattutto nella completa maturazione umana, attraverso la valorizzazione dei talenti di ciascuno studente. Pertanto tutte le componenti scolastiche debbono lavorare in sinergia per costruire contesti inclusivi di accoglienza, supporto, orientamento ed accettazione incondizionata di tutte le “diversità” etniche, linguistiche, personali, da considerare preziosa opportunità di confronto e crescita umana.
La classe oltre a definirsi come totalità dinamica,(Kurt lewin) è assimilabile anche ad una grande orchestra in cui ogni alunno “suona” un proprio strumento musicale che contribuisce a creare un’unica melodia. Così come nell’orchestra coesistono strumenti diversi, anche nel contesto scolastico si incrociano attitudini e propensioni che il docente individua ed indirizza ad un percorso personalizzato. La didattica inclusiva prevede dunque approcci incrementali all’apprendimento al fine di evitare quei gap formativi ed educativi che rischiano di lasciare indietro i discenti. Nella classe inclusiva inoltre, “errando discitur” in quanto si conferisce valenza positiva all’errore, visto come occasione per conseguire un miglioramento continuo.
La didattica inclusiva inoltre non si limita solo all’applicazione di metodologie innovative ma richiede flessibilità, creatività, stile educativo appropriato, e soprattutto l’impiego del team teaching in cui ogni sforzo è proteso verso una meta comune: suscitare nel discente curiosità, interesse e motivazione intrinseca. Fondamentale è offrire ad ogni studente non solo il supporto necessario all’assolvimento degli impegni scolastici, con l’intento di renderlo autonomo, ma anche un adeguato orientamento, per operare scelte appropriate di studio e formazione professionale, nonché contrastare il triste fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica, che spesso degenera in devianza sociale.
Pertanto essenziale è l’abbattimento di quelle barriere che impediscono allo studente espressione di bisogni educativi speciali,(compresi gli studenti plus dotati, noti come gifted cildren), di vedere tutelato il proprio diritto all’istruzione, all’educazione, all’orientamento, all’integrazione completa nel gruppo dei pari: se il contesto scolastico è favorevole infatti, le strategie elaborate possono dare i risultati attesi!.
I confini della comunità scolastica devono pertanto aprirsi a tutti, compresi stranieri e disabili che con la loro “speciale normalità” come li definisce Dario Ianes, costituiscono un’occasione irripetibile di arricchimento interiore e formazione della personalità. La diversità è la parola chiave della pedagogia inclusiva e l’inclusione rappresenta una sorta di spazio etico in cui ogni persona realizza il proprio progetto di vita.
Diversamente, la creazione di ambienti ostili allo sviluppo umano ed alla libera espressione individuale, può sortire effetti negativi compromettendo la crescita equilibrata degli adolescenti e trasformando l’ambiente scolastico in una sorta di “ospedale che respinge i malati e cura i sani” parafrasando Don Milani. Attualmente poi, la didattica inclusiva sta diventando sempre più una necessità dettata dall’aumento considerevole di alunni speciali ed una sfida per i paesi europei ritenuti più virtuosi.
Tra questi l’Italia riveste un certo primato risultando la nazione che ha applicato nelle varie realtà scolastiche, questa tipologia di insegnamento. In definitiva, le buone prassi inclusive su cui si fonda la qualità del sistema scolastico, devono mirare, alla valorizzazione di quell’unicità di cui ciascuno studente è portatore come ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella nel suo discorso al termine della Giornata Internazionale per i diritti delle persone con disabilità,(3 dicembre 2023): “Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità, inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica”.
Non solo parole, dunque, ma impegno, dedizione e azione per eliminare quelle differenze sociali divenute inaccettabili in un paese che voglia definirsi progredito sul piano morale e civile.



