Cura ut valeas

Fa in modo di star bene

Vincenzo Mollica
Vincenzo Mollica
Specialista in radiodiagnostica, collaboratore con l'Università di Napoli, Responsabile U.O.S H di Siderno.

Trattare nello specifico la storia della medicina greco romana richiederebbe molto tempo per cui fornirò un’idea generale  ma accurata per quanto possibile della medicina dell’antichità. Il tema imporrebbe di  parlare solo della medicina greco romana ma sarebbe una trattazione incompleta omettere un po’ di storia della medicina mesopotamica ed egiziana in quanto non sarebbe evidenziato il legame che lega le medicine di questi popoli

La conoscenza della medicina antica deriva dalle fonti letterarie dalla paleopatologia e dall’iconodiagnostica. Grazie a questi due metodi di indagine oggi siamo a conoscenza di malattie e deformità presenti allora. Le statue, la pittura e la scultura greca , romana ed  etrusca  ed egiziana  ci mostrano in una serie di dipinti, di  statue, di steli papiri ecc la presenza di deformità, corpi feriti, ammalati ecc (es la immagine di Demostene in cui è evidente la mal occlusione  o lo strabismo convergente evidente in una terracotta romana di Calvi o la rappresentazione del dio Efesto con il piede equino o la scultura posta su una urna etrusca in cui si riconosce una facies Ippocratica  o una testa in terracotta che denuncia chiaramente trattarsi di acromegalia).

Di aiuto sono anche gli ex voto ritrovati. Se si osservano con attenzione  alcune steli ci si accorgerà dell’esistenza di alcune patologie es nella stele dell’addetto al portale Ruma dedicato alla dea Ishtar  è evidente un caso di poliomielite cosi come in un’altra stele è evidente un piede varo. La medicina antica era essenzialmente una medicina teurgica. La storia della medicina corre di pari passo con la storia dell’approccio al sacro da parte delle prime civiltà. Dalla medicina istintuale si passa dunque alla medicina magica cioè alla medicina quale arte riservata ai gestori del sacro.

La Medicina Mesopotamica

Per medicina mesopotamica si intende la medicina dei Sumeri, degli Accadi, degli Assiri e dei babilonesi. I primi testi medici mesopotamici si fanno risalire alle dinastie Sumere di Ur e Lagash. Per loro ci si ammala perché era stato trasgredito un codice morale cui si rimediava con incantesimi offerti alla divinità e farmaci di varia natura animale vegetale o minerale. In questi testi sono descritti  soprattutto preparati di origine vegetale nulla di scheletrico. Vi è addirittura un trattato Accadico di prognosi e diagnosi mediche  organizzato secondo un ordine che va dalla testa ai piedi con sezioni dedicate alla ginecologia, pediatria ed alle convulsioni. Il trattato descrive gonorrea , ictus emorroidi ed altro es la TBC ( se il malato tossisce continuamente, l’escreato è denso e talora contiene sangue e il rumore del respiro è come quello di un flauto ricordare il controllo dell’escreato nel covid).

Grazie al ritrovamento di circa 3000 tavolette compilate da Assurbanipal (di queste ben 8oo sono dedicate alla medicina e c’è anche la descrizione della prima ricetta conosciuta) ed al codice di Hammurabi  si è potuto avere un’idea di come veniva vissuta una malattia, le tecniche utilizzate e  quali fossero le regole di comportamento del medico. Nel codice di Hammurabi  sono esposti in 13 capitoli le responsabilità del medico nello espletamento della professione come pure i castighi previsti per mala praxis.  Inoltre nelle tavolette sono elencare 2500 piante curative. Abbiamo quindi in questo caso il primo esempio di trasmissione della informazione scientifica.

Per i babilonesi vi era una coincidenza tra religione e malattia. La malattia era una punizione  imposta da diversi demoni conseguente alla rottura di un tabù o di un obbligo religioso (come nel periodo Omerico). È naturale che essendo la divinità causa della malattia venisse accusata dai pazienti. Quindi per prima cosa bisognava stabilire quale dei 6000 demoni era stato offeso e per fare ciò si usavano tecniche divinatorie (es. volo di uccelli studio del fegato, posizioni degli astri). Durante la cura poi queste divinità venivano invocate per ritirare la lo influenza nociva o per curare. La malattia era detta SHERTU (castigo impurità ira divina). In pratica il p subiva un interrogatorio da parte del medico per stabilire quale divinità fosse stata offesa o quale obbligo morale- religioso  era stato disatteso perciò  ogni malattia aveva il nome di un dio. Alla fine del colloquio il medico doveva trovare le modalità per far espiare le colpe. Il medico era detto A-SU ossia colui che conosce le acque ( da ciò la importanza dell’acqua negli esorcismi) ed ha la capacità di spiegare i sogni e usa impacchi bagni e lavaggi nel fiume per le terapie.

Essi furono identificati sia come guaritori che come veggenti e si specializzarono in terapie positive  Gli A-SU erano medici generici ed erano riuniti in corporazione , poi c’erano gli specialisti detti BARU che salivano Ziggurath e studiavano gli astri cercando correlazione tra i movimenti  astrali e fatti terreni come le malattie. Essi hanno dato origine ad una lunga tradizione infatti anche nel medioevo i medici erano astrologi. ASHIPU era il medico specializzato in esorcismi e dovevano capire la natura del disturbo attraverso pratiche esorcistiche o magiche. Questa figura è importante perché da una parte faceva ricorso alla magia e dall’altra esercitava l’arte medica attraverso l’osservazione e la disamina dei sintomi del p.

Egli faceva diagnosi sulla base dei sintomi presentati dal p e causati dall’azione di spiriti maligni o  da mal funzionamento di parti del corpo o secondo recenti interpretazioni di quelli causati da turbe psicologiche, Gallubu era il chirurgo barbiere di casta inferiore (simile al barbiere medioevale europeo) che effettuava operazioni semplici ( estrazione di denti, flebotomia).

Due sono quindi le caratteristiche tipiche della professione medica nel mondo antico:

  • Aspetto mitico –religioso che accredita l’origine soprannaturale delle potenzialità guaritrici prerogative concesse a sacedoti od esorcisti.
  • Aspetto scientifico che riconosce i primi tentativi di guarigione grazie all’utilizzo di piante medicinali e composti curativi utilizzati da medici curatori / guaritori.

La raccolta delle piante medicinali avveniva in base alla posizione degli astri come pure la somministrazione

Lo stato amministrava l’attività dell ASU che veniva regolata in base alla classe sociale del p. Cioè le tariffe erano diverse in base alla classe sociale . Inoltre  era stabilito che se un paziente moriva al medico sarebbero state tagliate le mani. “Se il medico aprirà con un coltello un ascesso o guarirà un occhio riceverà 10 sicli d’argento. Se il p è uno schiavo liberato ne riceverà 5, se è uno schiavo il suo padrone ne pagherà 2 di sicli . Se durante l’operazione il p perderà la vista o la viat al medico sarnno tagliate le mani”. La legge non menziona errori non chirurgici.

Medicina Egizia

Anche la medicina egizia era intimamente intrecciata con la magia e la religione. Si partiva dal presupposto che un essere umano in salute era in armonia con l’universo ed era il deposito delle forze vitali che avevano creato quest’ultimo. Quello che si sa della medicina egizia lo si deve ai papiri, alle mummie ed alle steli.

I papiri che offrono più informazioni sono due: quello di Heber ed il papiro di Smith.
Nel papiro di Heber sono descritte malattie come le ernie addominali , l’insufficienza cardiaca e l’emicrania oltre 88 ricette mediche. I principi vegetali più diffusi sono:

  • I fichi come purganti
  • Il coriandolo come carminativo limita la formazione ed il ristagno di gas a livello gastro intestinale favorendone la eliminazione
  • Aglio
  • Finocchio come digestivo usato in tal senso ancora oggi
  • Papavero come sedativo ricordare u papa gnu

Il papiro di Smith è un trattato di chirurgia i medici sapevano trattare le fratture medicare le ferite con miele resine e foglie di salice e praticavano le suture.

Si dice che l’autore del papiro sia stato il celebre Imhotep che venne divinizzato con il nome di Amenothep identificato dai greci con Asclepio ossia l’Esculapio degli antichi romani.

I medici egiziani si chiamavano Sounou e alla carica di medico potevano aspirare anche le donne (famosa Peseseth la direttrice delle donne medico).

Non esisteva una scuola medica e la conoscenza si trasmetteva di padre in figlio essi inoltre non dovevano trovarsi una clientela perché erano funzionari dell’amministrazione dice Diodoro Siculo << durante le campagne militari e le spedizioni tutti sono curati gratuitamente perché i medici sono mantenuti a spese dello stato >>.

Essi erano anche veterinari ed erano variamente specializzati c’era il medico del palazzo , del faraone , delle miniere , dei denti dell’occhio ecc . Secondo i testi arrivati a noi il medico faceva diagnosi basandosi su osservazione ispezione e palpazione ( come la semeiotica odierna) In alcuni papiri sono riportati veri e propri protocolli di visita con elencazione dei sintomi , formazione della diagnosi prognosi e trattamento.

I medici che guarivano con formule magiche o rimedi scientifici derivavano la loro scienza di Thot , il dio benefattore che Re aveva incaricato di proteggere l’umanità sofferente e l’invocazione “ io sono colui che dio desidera mantenere in vita “ deve essere detta quando si applicava un medicamento. Il testo recita anche “ Rimedio efficace sperimentato un grandissimo numero di volte “Nel papiro di Hebers si legge” principio del segreto del medico: conoscenza del cuore e del battito cardiaco “oppure si legge” se devi curare un uomo che ha la tempia ferita con l’osso intaccato e la perforazione dell’osso temporale , i cui occhi sono iniettati di sangue e che perde sangue dalle narici a gocci a goccia: se, quando posi le dita sui bordi della ferita freme a lungo, se quando lo interroghi su cosa sente non ti parla ma lacrime abbondanti scendono dai suoi occhi e porta frequentemente la mano al viso e si asciuga inconsciamente gli occhi con il dorso della mano come fa un bambino di’ E’ una malattia che non posso guarire.

Una regola fondamentale per il medico egiziano era quella di far passare un certo periodo di tempo dalla malattia prima di agire dice Aristotele << In Egitto è permesso al medico di agire dopo il quarto giorno, se lo fa prima è a loro rischio >> ( la vigile attesa con tachipirina nella pandemia). I medici dopo aver visitato l’ammalato esprimevano la diagnosi in tre modi :

  • È una malattia che tratterò se la diagnosi era favorevole
  • È una malattia contro cui combatterò se difficile da trattare
  • È una malattia per la quale non si può far nulla

Ma accanto ad intuizioni c’erano concezioni poco scientifiche infatti pensavano che esistessero dei canali corporei che il cuore sfruttava per far circolare il sangue oltre che l’aria lo sperma ecc. In base a questa teoria iniettavano i farmaci per cuore nel retto o nelle orecchie i farmaci per gli occhi >>. Inoltre per loro la vita e la morte erano dei soffi ( ci ricorda il soffio vitale ). << il soffio della vita entra nell’orecchio destro e il soffio della morte entra dal sinistro >>.

Le malattie di cui non era nota la causa erano ritenute effetto di potenze malefiche e quindi da combattere attraverso la magia. Per quanto riguarda la farmacopea essi trovarono rimedi contro il dolore ,contro forme di oppressione ecc. Bisogna dire però che in molti casi la materia farmaceutica rimane oscura o incomprensibile per alcuni termini che non è stato possibile interpretare.

In molti casi vengono dati più rimedi per la stessa malattia e molto spesso accanto alle ricette appaiono formule magiche da recitare ma non mancano mai rimedi razionali.

Tal proposito ricordo che ancora oggi la lussazione del mascellare inferiore si riduce allo stesso modo di come la riducevano gli egizi come pure lascia stupiti l’esatta descrizione dei sintomi di una lussazione del midollo spinale per cui non c’era intervento curativo << uno che ha una lussazione in una vertebra del suo collo mentre non ha più il controllo delle sue due gambe e delle sue braccia e la sua urnina scende goccia o goccia allora tu dirai : è una malattia per cui non si può far nulla >>.

Accanto a rimedi positivi vi erano i rimedi magici come quello che doveva trasferire il male dalla testa di un ammalato a quella di un pesce oppure le terapie per il cancro dell’utero (datteri freschi, viscere di porco , natron e acqua da lasciare esposta la notte alla rugiada o iniettare nella vagina) oppure la trasformazione di un vecchio in un giovane . Non mancano le norme igieniche es lavare il corpo specie il viso bocca e denti ogni mattino ma anche prima e dopo i pasti . Queste norme e altre sull’alimentazione hanno fatto scrivere a Diodoro Siculo che gli Egizi << per prevenire malattie , curano il corpo con clisteri digiuno ed emetici>> Particola attenzione gli egizi diedero alla ginecologia ne trattano quasi tutti i papiri in cui sono elencate molte affezioni con relativi rimedi poco scientifici. Per accompagnare il parto si usavano varie pozioni o medicamenti da immettere in vagina.

In definitiva la medicina Egizia non era perfetta né fondata su basi scientifiche ma era per i tempi una medicina di alto livello.

La Medicina nell’antica Grecia

Nascita di una scienza
L’antica medicina tra scienza e magia

Il pensiero medico greco cerca di affrancarsi dalla concezione magica – e dai dogmi sacerdotali per basarsi sulla osservazione attraverso lo studio della natura e dell’Uomo servendosi della virtù cardine del pensiero greco cioè la ragion critica.

La medicina greca può essere divisa in due periodi il periodo pre ippocratico ed il periodo Ippocratico.

Periodo Preippocratico

La medicina minoica era ben sviluppata e veniva esercitata da esperti remunerati ed era considerata un’arte nobile e sacra e gli eroi più illustri avevano cognizioni sanitarie. Essa aveva contenuti magici e mistici.

Apollo era considerato il fondatore dell’arte medica , era il signore della guarigione e della malattia ed è conoscitore di erbe e rimedi di ogni genere avendo dominato il potere del serpente primordiale simbolo del rapporto con le piante medicinali . E’ probabile che Apollo si leghi alla figura di un’altra divinità greca PAION IL DOTTORE DEGLI DEI che guarì il signore degli inferi da una ferita infertagli da Eracle.In età classica Paean divenne un epiteto diffuso di Apollo e PEANA è il nome del canto corale intonato alla divinità quale protezione delle ferite inferte in guerra. A Peone fa dedicata la Peonia una pianta usata per curare l’epilessia.

I greci usavano il termine Nosos per indicare le gravi condizioni di salute o l’aggettivo LOIMOS che significa funesto, rovinoso , Pallade Atena era la legislatrice sanitaria e Chirone il fondatore e maestro della medicina, il suo nome deriva da keir forma abbreviata di Cheirurgos il chirurgo in italiano. Sempre da Chirone prende il nome la Chironia cioè la Genziana e l’espressione << piaghe chironiane >> usate in medicina per indicare le ulcere con scarsa tendenza alla guarigione. Asclepio è il noto discepolo di Chirone. Il culto di Asclepio arrivò sino a Roma ove fu venerato con il nome di Esculapio e nell’isola tiberina fu fondato il primo tempio in suo onore. Asclepio tiene una verga attorno alla quale si avvinghia un serpente ed è da non confondere con il caduceo in cui i serpenti sono due. Con Asclepio – medico senza errore dice Omero – avviene un passaggio fondamentale nel rapporto uomo – medicina finalmente il medico non è un dio ma è un uomo.

La Medicina

Le conoscenze più antiche che ci provengono sulla medicina greca ci giungono dalle descrizioni di Omero e riguardano soprattutto le ferite riportate in battaglia o durante la caccia. Nell’Iliade sono descritti ben 147 ferite di cui 12 da pietra , 17 da spada, 106 da lancia e 12 da freccia. La mortalità era altissima l’80% delle lesioni da lancia,il 100% di quelle da spada ed il 60% di quelle da freccia Omero descrive con minuzia tutte le lesioni indicando buona conoscenza dell’anatomia (viene descritta una commozione cerebrale nel caso si parla di Ettore oppure le lesioni al cervello quando Achille colpisce Ifizone oppure la ferita mortale riportato da Ferclo inferta dal giavellotto di Merione che trapassando il gluteo trafigge la vescica i vasi sono poco descritti salvo la carotide e l’aorta) e ci parla della presenza di medici esperti nell’uso di farmaci e di altri esperti guaritori così come dell’arte femminile di accudire i feriti (es la schiava di Nestore Ecamede impegnata nel lavare il sangue dalla ferita di dello stesso Macaone).

Nell’Iliade si parla di << esperti in medicamenti>> che non solo curano i feriti ma partecipano attivamente alla battaglia venendovi anche feriti come capita ad più famoso di essi cioè Macaone ferito nella battaglia descritta nell’XI canto. La cura delle malattie era dunque affidata a medici sacerdoti che provvedevano alle guarigioni consistenti spesso in digiuni prolungati intercalati da esercizi fisici e pratiche religiose . La sola attività del medico consisteva nel curare e bendare le ferite. Queste pratiche non erano prerogative dei soli medici con lo stesso sistema gli zii di Ulisse curano la ferita che il nipote ha ricevuto durante una partita di caccia sul Parnaso. In questo periodo la scienza dei medicamenti si sta intensificando grazie ai rapporti con l’antico egitto << perché molti quel fertile suolo farmaci dà questi buoni , mortiferi quelli . Medico è ciascuno : ciascuno è più saggio nell’arte di chicchessia>>.

Anche se è frequente il ricorso agli dei per guarire le malattie , in particolare sono Apollo ed Igea coloro che liberano dal male nel pensiero omerico e quindi nei tempi più antichi della cultura greca la medicina non appare essere solo magica o sacerdotale ma anche un’arte esercitata da uomini esperti. I medicamenti erano di origine vegetale ricordo l’elleboro nero e la scilla ( diuretico e cardiotonico). La ruta (abortivo), la belladonna, la mandragola.

Bisogna ricordare che l’identificazione delle malattie negli antichi testi non è sicura e che comunque la malattia era considerata una punizione divina Richiami a pratiche magiche terapeutiche sono presenti anche nell’Odissea in cui i quadri patologici sono ancora prevalentemente di natura traumatica ma vi è dato spazio anche alla descrizione di stati morbosi e di prodotti curativi es il nepente un farmaco che fa sparire i dolori sciolto nel vino.

Bisogna dire che già allora la chirurgia era considerata una specialità distinta dalla medicina interna che si affidava al farmaco. In greco la parola usata per designare il risultato del confezionamento di una bevanda o un cibo atto a guarire è FARMACOS . Essa però significa sia medicamento che veleno infatti in Omero la parola è sempre accompagnata da un aggettivo( buono, fatale, nocivo salutare ecc.) A fronte di farmaci letali o venefici vi erano antidoti e farmaci atti alla guarigione .Si hanno testimonianze di medicamenti ossia sostanze atte ad arrestare le secrezioni , la diarrea o le emorroidi in genere derivati dalla Galla di Quercia . Per i greci determinante nella resistenza ai malanni era il sangue inteso non come fluido ma come costituzione fisica. La morte era intesa come abbandono del fluido vitale dal corpo attraverso le ferite , dalla bocca o dalle nari e continua a vivere nell’Ade. << è la legge dei mortali… dal momento in cui la vita ha abbandonato l’ossatura imbiancata e l’anima è volata via come un sogno>>.

Vi erano delle malattie che erano fonte di dolore ma anche un dono divino come la epilessia e la cecità tipiche condizioni degli indovini e degli oracoli . Cieco è Omero e Cieco è Tiresia . Fra le malattie che avevano un ruolo particolare erano le malattie dell’anima a dimostrazione che le malattie mentali (pazzia, deliri malinconia) sono non solo mandate dagli dei ma manifestazioni della loro potenza , il possesso di un individuo da parte di un daimon.

La follia è il male sacro per eccellenza e la cura consiste nello individuare la divinità che si è impadronita del malato . La guarigione si ottiene mediante una cura omeopatica si tende a sostituire un possesso con un altro , lo scopo che si vuole raggiungere è la mutazione della personalità del malato ancora oggi obiettivo della psichiatria.

I Medici

Omero paragona colui che ha l’abilità di guarire ad un divino cantore. I medici sono indicati come professionisti che svolgono un servizio pubblico Nell’antichità greca la formazione professionale era lontana dalla mentalità dalla mentalità dell’uomo greco e l’arte di imparare un mestiere non poteva essere codificata da una norma scritta ( Aristotele).

Il medico viene chiamato da Omero IATROS ed assume la qualifica di demioergos < servo pubblico> proprio come l’indovino , il maestro , il carpentiere o colui che recita i poemi. La medicina quindi è una professione ufficialmente riconosciuta. Dopo il demiurgo c’era l’architectonicos cioè colui che aveva avuto una istruzione pratica adeguata ed infine il c’era papadeumeno ossia il reale cultore della materia.

Normalmente il mestiere si tramandava da padre in figlio e chi voleva si poteva mettere al seguito di un professionista e doveva pagare il proprio tirocinio. Le qualifiche professionali del medico erano valutabili dal numero di successi conseguiti , dalla fama conquistata e dalla qualità e numero di allievi al suo seguito, riporto

<< salve Charon , nessuno parla male di te neppure morto, tu che molti uomini sciogliesti dal dolore >>

<< levatrice e medico Fanostrate , giace qui amata da tutti anche da morta>> ancora

<< io ho raggiunto il comune riconoscimento della fama tra i fanciulli , godendo delle sacre pagine delle muse. Onorando il figlio di Febo , che tiene lontano le infermità dai mortali io ho sopportato la venerabile arte , Ma Ade sterminatore ha mandato me , che ho salvato molta gente, rapito verso la terra dei venerabili >>

<<Montano medico ed agricoltore ventottenne giacque giovane , la legittima sposa lasciando e piccoli figli e genitori in lamento…… di lui spirava l’anima , tagliarono le lacrime. Montano il padre per pietà ha fatto >>

Tra i medici del tempo una menzione merita Esculapio egli è considerato il dio della medicina egli era venerato negli Asklepieia che rappresentano il modello più antico di centro di cura e ospedale ed erano contemporaneamente dei santuari (noto Epidauro). In questi templi c’erano dei preti medici e medici indovini che si dicevano discendenti di Asklepio . Poco si sa sulla prassi medica eseguita in questi luoghi . Un iniziale passo avanti verso una medicina scientifica si ha con lo sviluppo della filosofia e la nascita di scuole mediche di cui le più importanti sorsero nella magna grecia. La scuola più antica fu quella di Mileto. Talete ritenne l’acqua la sostanza prima e fondamentale di ogni cosa Anassagora fu il primo ad affermare che per la nascita di una nuova vita era necessari il contributo di entrambi i genitori (i semi).

Anassimandro notò che l’embrione umano nelle prime fasi e simile a quello dei pesci concetto che è alla base delle teorie evoluzionistiche . Si capì che il cervello è il centro di controllo delle funzioni psichiche e somatiche. Vi poi la scuola di Pitagora per cui le malattie derivano dagli eccessi e possono essere evitate rispettando regole di vita , igiene ed alimentari. Ma è con Alcmeone di Crotone che ha inizio la medicina scientifica ,egli fu il primo a comprendere che il cervello era la sede fisiologica dei sensi. Sino ad allora si era data poco importanza al cervello che veniva poco studiato giacchè in quell’epoca il corpo era sacro e quindi non si praticavano dissezioni. Egli stabilì che il cervello era l’organo che comandava l’organismo.

La medicina Ippocratica

Ippocrate è considerato il padre della medicina .A lui sono attribuite circa 60 opere che costituiscono il Corpus Hippocraticum , esse sono le prime opere mediche in assoluto che ci siano pervenute e che hanno avuto molta influenza nella cultura medica dei secoli successivi In questo periodo la malattia non è più vista come una sequenza di situazioni morbose ma è vista come un dato complesso che pur presentando manifestazioni varie a seconda dei diversi soggetti conserva tuttavia un carattere unitario.

Differenziandosi nella sostanza rispetto ai testi egiziani ed assiri si affermò il concetto di sviluppo della malattia con il suo decorso articolato in varie fasi e si individuano nozioni come maturazione parossismo e crisi. Inoltre la possibilità di risoluzione della malattia viene legata al concetto di <<apostasi>> nel senso che un fenomeno secondario viene visto come il mezzo attraverso il quale la malattia i trova uno sbocco (ES LA RINORREA)Si presuppone che la malattia sia qualcosa di estraneo che si impianta nell’organismo di cui esso si libera al termine di un processo.

Ippocrate comprese che le malattie e la salute di una persona non dipendevano dal volere divino . Considerò la persona come un corpo non disgiunto dall’anima per cui valutava lo stile di vita e lo stato d’animo del paziente. Egli introdusse per la prima volta la diagnosi e prognosi attraverso l’osservazione dei sintomi creando così la cartella clinica. Comprese l’importanza della dieta ed il collegamento tra medicina e chirurgia. Secondo lui la visita medica doveva contemplare la palpazione dell’addome , la visita della gola, l’auscultazione del torace riconoscendo i suoni anormali. In tutta la sua opera si deve rilevare la concezione etica della figura del medico e del suo esercizio professionale con elencazione di quelli che devono sempre essere i suoi doveri ed i suoi compiti ( giuramento di Ippocrate): << scopo principale dell’arte medica e quello di essere consacrata e rivolta alla guarigione del malato col metodo migliore.>>.

Il fine della medicina si realizzava nella espressione Ippocratica << nelle malattie avere due cose in vista : << essere utile o almeno non nuocere>>. Questa è la ragione che tante volte spingeva il medico umile e cosciente dei propri limiti a rifiutare taluni pazienti. Gli scritti Ippocratici non individuano quale fosse l’importo o la natura delle tariffe delle relative prestazioni ma raccomandono di non essere avidi. Esisteva un medico pubblico ( iatroos demostos ) poteva ricevere denaro o particolari benefici dalla cittadinanza e veniva aiutato da un assistente detto uperetes . In cambio egli aveva piena responsabilità del paziente a cui non doveva nuocere.

Il medico che godeva di stima si faceva corrispondere il mistos (la parcella) la medicina infatti non faceva parte delle artes liberales scevre da fini di lucro Secondo l’etica ippocratica il medico aveva di fronte a sé un essere umano, il generico vocabolo antropoo ne definisce esattamente la valenza. In questo periodo fu infranto un secolare tabù cioè la dissezione anatomica del cadavere a fini autoptici. Prima di allora impensabile.

In alcuni casi il medico decideva di avere una fissa dimora ove impiantava il suo ambulatorio il iatreion e nel corpus Hippocraticum si trovano indicazione sul tipo di locale e sul tipo di allestimento. Verso la fine del III secolo compare la figura dell’archiatros un medico al seguito del sovrano.

La Medicina Romana

Custodet Vitam qui custodet Sanitatem

Si tibi deficiant medici, medici tibi fiant haec tria: mens leta requies moderata dieta.

Rationalem punto medicinam esse debere (Celso) Con questa frase cessa il concetto di medicina derivante dalla collera divina .Tuttavia a distanza di 100 anni dalla morte di Celso i romani credevano ancora che le malattie fossero una punizione degli dei (Giovanale). Nei primordi a Roma la medicina era esercitata dal pater familias e la comparsa dei primi medici greci sconvolse questa tradizione. Si può affermare che La medicina romana derivi direttamente da quella greca infatti furono molti i medici greci che si stabilirono a Roma. Famosi medici greci stabilitosi a Roma furono Archagato, Asclepiade, Dioscoride ( che scrisse un libro dal titolo Materia medica che viene considerato il precursore della farmacopea ), Soranos il cui trattato di ginecologia fu pubblicato nel 1838 e Galeno le cui teorie hanno influenzato la medicina occidentale per oltre un millenio.

In genere erano gli schiavi ad esercitare la professione poiché per i Romani la medicina era un’arte meccanica che si collocava agl ultimi gradini della scala sociale. Spesso i medici erano autodidatti ed esercitarono la professione per lo più come privati. Accanto da una medicina privata esisteva una medicina pubblica. Ciascun cittadino era libero di scegliere il proprio medico in base alla proprie capacità economiche . Si hanno notizie anche di donne medico dedicate alle ginecologia soprattutto ed alla sterilità. Pian piano iniziarono a svilupparsi le specializzazioni . Poi c’erano i medici ambulanti detti circulares. Col passar del tempo l’importanza sociale del medico aumentò e fu Cesare che cercò di regolamentarla e per questo concesse la cittadinanza romana a tutti i medici . Tuttavia molti diffidavano dei medici greci i quali secondo Catone avevano ordito una congiura per uccidere tutti i romani (es Catone). Catone era per la medicina tradizionale e proponeva rimedi legati alla magia << in caso di frattura del femore si può guarire con questo incantesimo: moetas , uaeta dardares astataries dissunapiter … quindi quando la frattura sarà saldata recitare : huat hauat huat ista pista sista dannabo dannaustra ed luxato .>> Nel de Rustica Varrone per guarire dalla gotta suggerisce di recitare a digiuno per 27 volte una poesia sputando per terra . Vi poi erano i numi preposti alla varie malattie.

Preposto alla guarigione della malaria era il dio etrisco Febris da cui deriva febbraio ed il nome febbre da februare cioè purificare. A Roma non esistevano ospedali ma botteghe ambulatorio e vi erano tenute agricole che servivano per curare gli schiavi. Nel 239 fu costruito il primo Aesculapium nell’isola Tiberina ( oggi vi è il Fatebenefratelli ). Nel tempo per garantire la salute pubblica si iniziò ad arruolare personale medico che fu inserito nei quadri statali : erano nate le squadre mediche preposte alla salute pubblica . A Marsiglia i medici erano pagati dalla municipalità . I romani riconobbero la utilità dei medici e concessero loro delle immunità.

Essendo medici municipali avevano l’obbligo di curare chiunque . Inoltre vi erano i Valetudinarium una istituzione ospedaliera. Vi erano anche i medici militari . Le tariffe dovute erano variabili a seconda del medico e del cliente per cui i medici per i poveri erano poveri e quelli per i ricchi erano ricchi. Plauto disapprovava la contrattazione tariffaria e nel 368 fu emanato un editto che vietava di accettare compensi da un moribondo. I medici non erano esenti da azioni legali per i loro errori ai sensi delle legge Cornelia e gli avvocati usavano la lex Aquilia per perseguirli. Sotto Augusto fu aperta la prima scuola medica.

I medicinali provenivano dalle erbe (farmacopea Herbis, non verbis fiant medica mina vitae). In genere erano le donne addette alla ricerca delle piante. Ecco alcuni rimedi:

  • Il finocchio con capacità calmanti
  • L’aglio utile al cuore
  • Fieno greco per la polmonite
  • Senape per i morsi di serpente
  • Fichi secchi per le tonsilliti
  • cenere di sterco di pecora unita al miele per l’alopecia
  • il cavolo era il rimedio sovrano
  • la chiocciola risveglia il desiderio sessuale, si mescola il succo della vite alla bava e si sorseggia. Per la gastrite si metteva la lumaca tra due ostie e bisognava deglutirla senza masticare.

Fino ad oggi la medicina ha fatto passi da gigante curando molte malattie ma un solo malanno non verrà mai vinto e perciò concludo citando Sofocle: “molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo. Egli attraversa il canuto mare , per il tempestoso.

Noto avanza fra le onde che ingolfano intorno, ed eccelsa tra gli dei la terra eterna infaticabile travaglia volgendo gli aratri di anno in anno rivoltandola con la prone equina e domina con i suoi ritrovati l’agreste animale vagante tra i monti e il cavallo dalla folta cervice sottoporrà al giogo ricurvo, e il montano instancabile toro e parola e pensiero celere come il vento e impulsi a civili ordinamenti da solo apprese e a fuggir gli inospitali apprese e mai privo di risorse qualunque cosa accada: Da Ade soltanto non troverà scampo. Come si dice per la morte non c’è riparo.

Vincenzo Mollica
Vincenzo Mollica
Specialista in radiodiagnostica, collaboratore con l'Università di Napoli, Responsabile U.O.S H di Siderno.
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