Il fenomeno mobbing

Donatella Audia
Donatella Audia
Donatella Audia, si occupa di consulenza in contesti formativi presso i quali dal 2006 svolge attività di progettazione, docenze ed orientamento.

Il Mobbing è una forma di terrore psicologico che viene prevalentemente esercitata negli ambiti lavorativi e consta di ripetuti attacchi da parte dei colleghi o dei datori di lavoro (bossing). Le forme che esso può assumere sono molteplici: dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze, dalle continue critiche alla sistematica persecuzione, dall’assegnazione di compiti dequalificanti alla compromissione dell’immagine sociale nei confronti di clienti e superiori.

Il fine del mobbing è quello di eliminare una persona che è divenuta in qualche modo “scomoda”, distruggendola psicologicamente e socialmente, in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni; a tal scopo vengono elaborate vere e proprie strategie. Il Mobbing ha conseguenze di portata enorme, non solo sulle vittime ma anche sull’azienda stessa che può presentare un calo significativo della produttività, nei reparti in cui qualcuno è mobbizzato dai colleghi.

Tale stress psicosociale definito mobbing, è un termine inglese che, nella traduzione letterale significa assalire, accerchiare, avvilire,etc… I biologi del settecento se ne servivano per descrivere il comportamento degli uccelli che per difendere il nido volano attorno all’aggressore. Negli anni ottanta questo termine è stato ripreso per indicare quelle situazioni aziendali caratterizzate dall’esistenza di un mobber (capo aggressore), che svolge sistematicamente un’azione vessatoria su un proprio subordinato visto come concorrenziale nel percorso carrieristico.

Tra le possibili cause rilevate, riscontriamo: le carenze del sistema informativo interno, una gestione inadeguata del modo di lavorare, un carico di lavoro eccessivo o al contrario insufficiente, gli atteggiamenti del datore di lavoro verso i subordinati, la mancanza di un sistema efficiente di comunicazione interna , ma soprattutto l’assenza di una vera preparazione manageriale fornita di un adeguato” bagaglio” culturale.

Tra le forme più ricorrenti di persecuzione invece possiamo annoverare: il calunniare o diffamare un lavoratore, negare deliberatamente informazioni relative al lavoro oppure fornire informazioni non corrette a riguardo; escludere in modo offensivo il lavoratore da progetti significativi, fare critiche esagerate con l’intento di danneggiarlo, controllare il suo operato senza che egli lo sappia,ecc…

Non dimentichiamo che il costo del mobbing è molto elevato; nel gruppo Volkswaghen ad esempio, il danno prodotto nel 1995 è stato stimato attorno ai 100 milioni di euro, per cui successivamente la direzione aziendale ha preteso la stipulazione di un contratto collettivo anti Mobbing.

Nei momenti di deficit produttivo la strategia a “difesa del fattore umano” (alternativa al licenziamento) dovrebbe essere quella di fare ricorso agli ammortizzatori sociali nonché applicare la flessibilità lavorativa instaurando un clima di collaborazione anche con le parti sociali. Ma cosa significa esattamente Mobbing? Mobbing in inglese significa precisamente, l’assalto di un gruppo ad un individuo, con la conseguente esclusione di quest’ultimo dal suo branco. Si comincia per esempio, con un saluto negato, battute che suonano come insulti, scherzi pesanti; i colleghi si coalizzano emarginando il soggetto mobbizzato che, di fronte all’insoddisfazione manifestata dai capi nei confronti del suo operato, si avvilisce a tal punto da sviluppare perfino malattie psicosomatiche.

Il mobbing comporta il disconoscimento delle capacità e del valore dell’altro; si approfitta delle novità normative e metodologiche per metterlo in difficoltà, ignorandone i bisogni elementari e logistici, è un po’ come “togliere posti a tavola”, “rottamare” il genere umano.

Come tutte le altre novità, anche il Mobbing è stato importato dagli Stati Uniti, diventando subito moda, tanto che, la Uil ha aperto uno sportello Mobbing, i medici del lavoro rilasciano certificati diagnostici e prescrivono cure. Gli esperti di diritto comparato affermano che in Germania chi è vittima del Mobbing può chiedere il pre-pensionamento e che, in Scandinavia il Mobbing è considerato addirittura un reato. Molto meno sensibili a tale proposito si sono dimostrate alcune nazioni europee tra le quali la Francia, l’Olanda, la Svizzera e, l’Italia stessa poiché nel nostro Paese vige una regolamentazione dei rapporti di lavoro, molto rigida, che si traduce in una serie di protezioni e tutele del lavoratore, così da limitare i licenziamenti alle sole problematiche inerenti la giusta causa.

E’ anche vero che la nostra Nazione è portata a considerare il mobbing, una normalità, i conflitti una regola, i problemi una routine: stiamo divenendo assuefatti ai comportamenti devianti e patologici. La carenza formativa che spesso contraddistingue molti capi, soprattutto in ambito risorse umane, ne alimenta quella presunta autorità e saccenza derivante dalla posizione gerarchica, ben lontana dall’essere autorevolezza!. In Italia comunque non si sta poi così male rispetto al resto d’Europa; infatti, recenti statistiche incentrate sul fenomeno in questione, pubblicate da alcune riviste europee, hanno evidenziato percentuali del tipo: Inghilterra 16,8%, Germania7,2%, ed Italia 4,6%. Io sono poco propensa verso le statistiche, perché mi suonano come generalizzazioni affrettate che non tengono conto di preziose eccezioni. Oltretutto riguardo il mobbing, qualsiasi dato scientifico può considerarsi poco rilevante, visto che l’attendibilità poggia sul differente approccio culturale di ogni paese.

In Inghilterra ad esempio le statistiche vengono elaborate dalla Business School di impostazione tradizionale, che, associa il mobbing al difettoso stile di leadership rappresentato da capi aggressivi ed egocentrici.Per la Germania al contrario, il Mobbing viene messo in atto principalmente dai colleghi. Dunque, se non si ha la stessa rappresentazione mentale del mobbing, e se le definizioni che ne scaturiscono, variano da luogo a luogo, è preferibile trascurare le cosiddette statistiche europee così da non mischiare “pere”e “mele”. Ritornando all’etimologia del termine Mobbing, esso deriva prima di tutto dal latino” mobile-vulgus” ossia “movimento della gentaglia” e, il Mob parola inglese molto usata dagli storici, è un conflitto sociale senza capi.Una tipica forma fu ad esempio la cosiddetta rivolta di Reggio Calabria del 1970 dei “boia chi molla”; da Mob si passa poi a Mobbing, all’assalto cioè della gentaglia d’ufficio contro il novellino, più ambizioso.

La vittima predesignata non è, come si potrebbe erroneamente pensare, il “Fantozzi di turno” bensì il più bravo, il più creativo, soprattutto il più propositivo, ossia colui che non si accontenta di recepire ed applicare regole senza senso critico, senza apportare innovazioni ed un’impronta di sè.

Questo modo di essere originali, ossia fuori dagli schemi della rigidità ed ottusità burocratica, può risultare scomodo alla maggior parte di coloro che, al contrario, istituzionalizzati nel sistema organizzativo, non intendono svecchiare la propria mentalità ed il proprio modus operandi. I capi stessi, badiamo bene, se non supportati da solide competenze professionali, arrivano a “temere” il dipendente talentuoso anziché apprezzarne le qualità per far progredire l’azienda.

Inoltre, colleghi frustrati e inaciditi dall’insuccesso per lo svolgimento di attività meccaniche e ripetitive, trovano finalmente la loro rivalsa, assalendo, con tutta la mediocrità e l’arroganza propria di chi ha il “vuoto” in testa, il più meritevole. Non esiste tuttavia persona di successo che non abbia incontrato e superato il mobbing e che non si sia con esso forgiato. A mio giudizio, passare attraverso questa sorta di ostacolo, aiuta senza dubbio i più giovani a rafforzare il proprio carattere e consolidare la propria personalità. Infatti, per superare calunnie e maldicenze, l’arma migliore è spostare i propri limiti, dimostrare la propria professionalità senza scendere a compromessi, ma con assoluta superiorità ed autoironia verso le innumerevoli meschinità:” non ti curar di loro ma guarda e passa”.

E’ necessario comunque, adottare misure per impedire la manifestazione di reazioni negative sul lavoro, occorrono regole per favorire un clima sereno che dia luogo a comportamenti incentrati sulla collaborazione nell’interesse di tutta l’organizzazione in cui si presta servizio. Facciamo partire il buon esempio dai livelli dirigenziali la cui formazione professionale deve essere supportata da solide conoscenze in materie di lavoro, politiche organizzative, psicologia, tecniche di comunicazione,ecc..per poter dirimere le forme di conflittualità interna ed impostare una gestione efficace.

Non dimentichiamo, però, che la dialettica dell’ufficio non è fatta poi solo di mobbing ma di tante gratificazioni non solo economiche ma anche umane ed affettive. Pensiamo alle amicizie che possono instaurarsi nei luoghi di lavoro per non parlare degli amori! Cordialità, rispetto, collaborazione, sono gli ingredienti delle aziende sane che poggiano sulla costruzione di un clima di lavoro sereno.

Il mobbing comunque resta una realtà presente negli ambienti di lavoro e non solo, prezioso stimolo per la produzione letteraria, si pensi ai capolavori di Kafka e Svevo e di Dino Buzzati con il “Deserto dei Tartari”, attuale “cavallo di battaglia” per giudici ed avvocati pronti ad intentare cause di

risarcimento danno esistenziale. Il mobbing infatti ha fatto il suo ingresso (a volte trionfante) nelle aule dei Tribunali!.

La prima sentenza fu emessa dal Tribunale di Torino, nel 1999,e riveste particolare importanza poiché da essa molti studiosi hanno potuto desumere alcune peculiarità di questo problema. Nel caso specifico oggetto della pronuncia, è stato accertato che la lavoratrice ricorrente ha subito maltrattamenti durante lo svolgimento della prestazione lavorativa, a cura di un suo diretto superiore.Il giudice, dopo aver esaminato accuratamente il caso, ha dichiarato che la lavoratrice, mai affetta da stati depressivi, era stata investita da una “autentica catastrofe emotiva” che l’ha spinta in seguito a rassegnare le dimissioni.

E’ bene precisare che il giudice prima di entrare nel merito, ha dedicato un apposito paragrafo al Mobbing, in quanto, doverosa premessa per poter inquadrare le possibili cause nel contesto lavorativo. Dall’analisi è emerso che il mobbing costituisce una distorsione dell’ambiente di lavoro che incide pesantemente sulla salute individuale. Pertanto in riferimento agli articoli 2087 c.c. e 32 della Costituzione ( che, come sappiamo, tutelano indistintamente tutti i cittadini, sia quelli forti,capaci di resistere alle prevaricazioni, sia quelli deboli destinati a “soccombere”), il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire l’integrità psico-fisica dei propri dipendenti scoraggiando contegni aggressivi.

Dunque, a seguito di queste considerazioni, il giudice ha accolto la domanda della lavoratrice e per effetto, ha condannato il datore di lavoro ad un risarcimento proporzionato al danno biologico subito dalla lavoratrice.

Certamente sentenze così a lieto fine predispongono all’ottimismo, ma non sempre i casi di Mobbing risultano così agevoli, anche perchè l’onere della prova è a carico del lavoratore. Precisiamo a tale proposito che, le ferite dell’animo a differenza di quelle corporee, sono invisibili quindi più difficili da dimostrare. E’ il caso per esempio di un’altra storia che vede protagonisti il solito datore di lavoro ed il suo dipendente alle prese con una situazione conflittuale.

La vittima in questione era impegnata in attività sindacali, e ciò ha probabilmente suscitato una reazione smodata nel capo che pertanto ha messo in atto ritorsioni di vario genere.Questo stato di cose ha determinato nel lavoratore disturbi nervosi con conseguenze psicosomatiche. Rivoltosi al pretore, il dipendente ha preteso, come da prassi, un risarcimento.

Il caso è passato poi in Cassazione dove la Suprema Corte ha rigettato la domanda, ritenendo che non vi fosse alcun nesso di causalità tra la condotta del datore ed il pregiudizio alla salute. In effetti le attività di mobbing composte di piccoli dispetti quotidiani che però a lungo andare si fanno sentire nella vittima, come già precisato, sono complesse da rilevare e ricondurre ad una condizione di vero e proprio mobbing.

Per me il Mobbing è una realtà da sempre presente, non solo nel mondo del lavoro, ma ovunque l’invidia, la calunnia, la maldicenza, predominano sui buoni sentimenti.Non dimentichiamo che la vita è sempre stata una lotta per la sopravvivenza, (e ciò si evidenza fin dal concepimento), per questo nel mondo del lavoro il “mors tua vita mea” si fa sentire con la complicità dello stesso mobbing.

Con nomi diversi comunque, le persecuzioni psicologiche e le vessazioni di ogni genere, si propongono spesso anche in altri ambiti come le scuole, in cui si assiste al triste fenomeno del bullismo, negli ambienti militari dove predomina il nonnismo nei confronti delle nuove reclute, nel mondo virtuale di internet in cui regna il cyberbullismo e, più stranamente in quello che dovrebbe rappresentare il fulcro protettivo dell’individuo ossia la famiglia, recente scenario di mobbing domestico, anticamera di funesti epiloghi.

Bibliografia

I processi psichici del mobbing: Bologna 2000 Carrettin.
Terrorismo psicologico nei rapporti di lavoro: Dedalo, Bari, 2002.
Mobbing: un male oscuro: Cocco G, Angelone C.
Il mobbing. Aspetti psicosociologici e giuridici: Pierfelice V.
Mobbing: quando la prevenzione è intervento, FrancoAngeli, Milano
Aspetti giuridici e psicosociali del fenomeno, FrancoAngeli, Milano 2003
Sarchielli G, Psicologia dell’organizzazione, Spaltro,De Vito P, Il Mulino, Bologna, 1991.
Costituzione Italiana.
Sentenze di Cassazione.

Donatella Audia
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Donatella Audia, si occupa di consulenza in contesti formativi presso i quali dal 2006 svolge attività di progettazione, docenze ed orientamento.
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