Il romanticismo perenne

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Nel giro di pochi anni, dal 1775  al 1810, la cultura europea conobbe una straordinaria metamorfosi e contemporaneamente andò incontro ad un  cambiamento radicale in alcune delle sue principali scelte filosofiche e naturalmente letterarie. Naturalmente non è possibile stabilire in un solo autore i segni di questa nuova grande epopea della storia della cultura, della letteratura, ma anche e soprattutto del pensiero puro. Bisogna invece tener presente che ciascuno dei grandi interpreti della cultura romantica ha offerto in qualche modo novità di aspetti e ha contribuito a costruire Il nuovo mondo culturale non solo dell’Europa. 

La più semplice forma di definizione del romanticismo è quella del ripudio della ragione, ma questo non è sempre vero. Noi diremo piuttosto che i romantici, pur nella diversità delle riflessioni sono tutti concordi nella necessità di mettere da parte la ragione illuministica. L’Illuminismo aveva costruito il mondo secondo la propria lettura, profondamente legata alle scelte già operate nel 700 Il romanticismo praticamente vuole mettere da parte questa assoluta predominanza della ragione e soprattutto vuol fare chiarezza su alcuni spunti negativi dell’Illuminismo stesso. In primo luogo il bagno di sangue della rivoluzione francese e la violenza con la quale il militarismo napoleonico aveva soggiogato l’intera Europa, spinse molti a ritrovare Il senso della propria nazione. Occorre subito comprendere che i filosofi dell’Illuminismo non erano stati capaci di comprendere la realtà profonda dell’uomo.

Quindi, per la prima volta i romantici di fronte alla volontà illuministica  di sbarrare le porte alla metafisica, cercarono altre vie per raggiungere la realtà e il senso dell’infinito. In primo luogo molti artisti vedono nel sentimento l’organo più diretto, capace di far comprendere bene all’individuo la vita dei suoi simili e soprattutto di accogliere il senso stesso dell’universo. Il sentimento, d’altronde, era una categoria spirituale che il mondo illuminista in qualche parte aveva cercato di riconoscere senza troppa enfasi.

Il romanticismo, invece, cominciò a scegliere la strada del sentimento, soprattutto dopo che furono pubblicate le prime opere dello Sturm und drang, la rivista tedesca che per prima denunciò l’incapacità della natura dell’uomo di andare oltre e soprattutto la sua effettiva impotenza di superare i limiti che Kant le aveva imposto. Occorre subito precisare che il sentimento di cui parlano i romantici è qualcosa di molto intellettuale diverso dal sentimento comune . Ben presto esso diventò come una sorta di ebbrezza indefinita, di emozioni in cui la vita si può sviluppare mettendo da parte le strettoie della ragione. 

Novalis uno dei più grandi poeti romantici, dice che il pensiero è soltanto un sogno del sentimento. Così il sentimento diventa la forza che può aprire nuove dimensioni della psiche e può giungere alle sorgenti dell’essere : anzi, è il sentimento dell’ Infinito stesso nella forma dell’indefinito. Wolfgang Goethe ne sente addirittura la forza sublime e dice che il sentimento è tutto. L’altro grande lirico Holderin afferma che l’uomo quando sogna è un Dio, quando pensa è un mendicante.

Il sentimento diventò quindi con il culto dell’arte, la sapienza del mondo, la porta della conoscenza che apre gli spazi infiniti. Esso è ciò che precede, anticipa il discorso logico, e lo completa. L’artista, soprattutto il poeta, diventa dunque un esploratore dell’invisibile, perché i suoi poteri di intuizione sono superiori a quelli degli uomini comuni e vanno oltre la ragione logica. L’arte diventa così intuizione filosofica che può giungere alla profondità originale della vita e quindi può possedere l’infinito. Questa sarà la posizione di Schelling che vedrà nella mente l’organo capace di rivelare all’uomo addirittura l’Assoluto .Ritiene anzi  che  possa spiegare e far comprendere l’Assoluto a tutti. Molti autori, dunque, vedono l’arte come la forma preminente, come il modello estetico che può aprire la strada alla lettura principale della realtà.

Schelling in effetti dice che l’universo è un’immensa Plaga creata  da quel poeta cosmico che è proprio l’Assoluto. Viene così portata alla massima espressione metafisica un pensiero che era già presente fin dalle prime Ricerca nei Proto romantici, i quali credevano che nell’arte fosse possibile rintracciare gli  attributi di Dio, cioè l’infinità della creazione. Nasceva così la nuova estetica. Era messa da parte l’imitazione delle regole classicistiche e che soprattutto si occupava soltanto dell’atto creativo da parte del poeta. L’uomo comune è limitato, mentre il poeta gode di una libertà sconfinata perché l’arte è la sua rivelazione dell’Assoluto Questa lettura dell’arte implica il primato del linguaggio, non solo poetico, ma anche musicale. La musica dunque, diventa una formula magica che dà l’essenza stessa della realtà.

La musica è così la regina delle arti, anzi l’arte romantica per eccellenza, perché essa spinge l’ascoltatore in un flusso indeterminato di emozioni ed immagini, vedendo addirittura l’esperienza dell’infinito. Non dimentichiamo che questa era stata anche la posizione di Platone che aveva posto la musica al vertice delle attività creative dell’uomo. Inoltre La musica è un modo per andare al di là della violenza, del caos, del dolore del mondo C’è un passo molto noto di Wachenroder che afferma che bisogna mettere da parte il caos delle rovine nel quale gettiamo la nostra vita legandoci all’arte che va al di sopra di ogni cosa e può toccare l’eternità

La celebrazione della vita

Accanto all’arte, anzi strettamente intrecciata con essa appare per la prima volta l’esperienza religiosa. Ammettendo  che essa rappresenti una via di accesso privilegiata la si rende una forma di sapere reale che riesce a cogliere il tutto nelle sue parti, dividendo l’assoluto dal relativo e cogliendo l’unità nella molteplicità Siamo dunque ben oltre la ragione degli illuministi e di kant.

Tuttavia, alcuni romantici vanno molto vicino alle religioni positive della tradizione e polemizzano contro le divinità astratte, impersonali, di cui l’Illuminismo si era abbondantemente nutrito. Altro elemento da tener presente è che molti artisti preferiscono aderire al cattolicesimo lasciando da parte  il protestantesimo, perché possiede un bagaglio storico tradizionale superiore e soprattutto riesce ad offrire straordinaria capacità di affascinare le menti attraverso il cerimoniale e la liturgia.

L’affermazione della ragione dialettica

Non tutti però i filosofi ritenevano che al vertice dell’esperienza umana ci fosse l’arte o la fede. Infatti non mancano coloro che, pur condividendo la critica all’intellettualismo illuminista, ritengono che una nuova forma di lettura della ragione possa offrire la possibilità di trovare spiegazioni totali dell’Essere e dell’Assoluto molto al di là dell’estetica e del rapimento mistico della religione.

Questo è naturalmente il caso di Giorgio Guglielmo Federico Hegel che elimina la fede dalla filosofia affermando che solo mediante la logica e  la ragione si  può giungere a un discorso fondato sull’infinito mettendo  così da parte la nebulosa incertezza del pensiero poetico che gli appare fin troppo misticheggiante.

Il senso dell’infinito

Kant aveva costruito una filosofia dell’infinito ma aveva innanzitutto fatto valere il principio del limite.  I romantici, invece, cercano di andare oltre ed esprimono prima ancora di una scelta estetica una tendenza generale dello spirito. Si tratta di un’ ebrezza dell’infinito all’interno dell’esperienza umana. La presenza dell’infinito  diventa così  protagonista principale dell’universo culturale romantico. Un ruolo primario, dunque, è assunto dall’infinito  ma naturalmente notevoli sono le differenze fra i vari autori.

Fondamentale appare Il modello panteistico, cioè il sentimento della immedesimazione del finito nell’infinito per cui i romantici  pensano che l’infinito sia la realizzazione dell’indefinito alla maniera della soluzione panteistico naturalistica che Spinoza aveva offerto ma al tempo stesso neppure troppo lontana  dal paradiso materialistico che identificava l’infinito con lo spirito  rendendo così Il tutto, l’umanità, la natura, un momento della sua continua realizzazione

I segni distintivi  della inquietudine romantica

I filosofi romantici , così come i poeti concepirono la vita come inquietudine, come aspirazione, come sforzo incessante verso qualcosa di meglio . Essi pensavano infatti che l’uomo è preda del demone dell’infinito, che lo spinge a vivere nella irrequietezza, nella passione, perché vorrebbe essere capace di superare gli orizzonti della finitezza. Innanzitutto dobbiamo parlare dello spirito faustiano di Wolfgang Goethe e naturalmente dello Streben cioè il desiderio di andare oltre di cui parla soprattutto il primo filosofo Amedeo Fichte.

La parola che però risuona maggiormente è quella della sehnsucht, cioè l’aspirazione, il desiderio appassionato verso qualcos’altro.  Lo storico  Mittner è sicuramente convinto che l’espressione più completa del romanticismo tedesco sia proprio in questa parola che sintetizza l’uomo come desiderio e senso di mancanza. L’uomo vuole sempre andare oltre. Non dimentichiamo che Sergio Lupi, per esempio afferma che si tratta di un desiderio di conoscere e di vedere l’impossibile, andando oltre il conoscibile. Potremmo definirlo addirittura desiderio del desiderio , un desiderio continuo che trova solo nel piacere del desiderio la propria affermazione. Naturalmente questo desiderio spesso trova un vuoto o un senso di nullità nelle cose umane.

Queste due posizioni, unendosi fra di loro creano due posizioni psichiche ben precise, l’ironia e il titanismo. L’ironia, dunque è coscienza del fatto che ogni realtà finita, per quanto grande nella dimensione umana è sempre nulla di fronte all’infinito. L’ ironia, dunque, è conseguenza diretta del principio romantico che ritiene che  nessuna manifestazione dell’infinito è essenziale. Ironia dunque consiste nel non prendere sul serio le manifestazioni dell’infinito che sono sempre provvisorie Dunque, l’ironia è una specie di senso dell’umorismo filosofico, mentre il titanismo esprime un atteggiamento di sfida di ribellione proprio di chi vuole combattere, pur sapendo che alla fine risulterà sempre sconfitto.

Il Titanismo viene anche chiamato senso di Prometeo, cioè il  dramma del Titano greco che, avendo rubato Il fuoco agli dei, lo dona agli uomini e viene così condannato da Zeus a restare incatenato ad  una roccia, mentre un’Aquila perennemente divora il suo fegato che a quei tempi era ritenuto il centro dell’intelligenza. Prometeo dunque è il simbolo della ribellione come troviamo nella lirica di Goethe e nel dramma di Shelley. Occorrerà comunque ritornare su questi preziosi Indizi della cultura romantica!

Silvio Mastrocola
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Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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