Le costanti di un pensiero in divenire

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Per decenni nelle scuole italiane si è letta l’opera di Manzoni come quella di un moralista senza turbamenti un convinto cantore della Provvidenza senza tener conto invece che la sua opera è varia sperimentale e in continua evoluzione frutto di una straordinaria volontà di trovare soluzioni finalmente moderne.

Egli ha saputo sfidare la questione della lingua provando anche diffidenza verso la parola solamente letteraria. Nessuno come lui aveva saputo scegliere fra una letteratura per così dire bella e piacevole solo agli uomini di cultura e una letteratura autentica che raccontasse direttamente la realtà.

Manzoni dunque è un uomo che ha davanti a sé un compito infinito che riesce a risolvere eliminando o meglio affrontando questi problemi.

La letteratura deve produrre conoscenze non svago o evasione quindi deve servire per la evoluzione degli animi umani

La conoscenza che la letteratura può produrre deve avere innanzitutto un risvolto morale deve cioè affrontare direttamente il problema del bene del male la presenza di una coscienza individuale e soprattutto la consapevolezza che il male spesso vince proprio perché è assai poco riconosciuto.

Bisogna quindi approfondire la ricerca all’interno dell’animo dell’uomo e far luce sui movimenti segreti della azione umana. Occorre che Il vero prevalga  sul bello quindi la letteratura deve soltanto inseguire la verità mettendo da parte l’estetica inutile. In tal modo si ottiene la riflessione sentita cioè il lettore viene  trascinato nella lettura. Catturando il suo interesse si crea una empatia che stimola una riflessione sentita così come egli dice nella  scrittura  dal titolo Della moralità delle opere tragiche.

Questo breve  spazio critico evidenzia la originalità della posizione di Manzoni che naturalmente riesce a trovare una propria strada pur essendo circondato da potenze culturali come l’illuminismo e il romanticismo e il cattolicesimo.

Costruendo una sintesi del tutto originale Manzoni accetta i valori del mondo illuministico si avvicina al movimento romantico rifiuta la mitologia ma sceglie fondamentalmente una cultura veramente popolare e nazionale.

D’altro canto egli non crede alla forte pressione operata soprattutto dai letterati del Nord Europa verso gli aspetti della irrazionalità della follia del sogno e del sogno gotico. La letteratura deve avere l’utile per scopo , il vero per soggetto e l’interessante come mezzo.

Rifiutando il razionalismo Manzoni vuole riscoprire l’importanza della fede che per lui non è un approdo scontato ma in effetti è una scelta razionale, senza nessuna pressione per così dire del cuore  quasi a risarcimento di un trauma affettivo.

L’essere cattolico per lui significa soprattutto combattere contro l’oscurantismo il dogmatismo il perbenismo tipico del mondo borghese del suo tempo . Il suo scopo  è di non  rinunciare alla propria  autonomia intellettuale perché ritiene che il credente non debba mai mettere da parte la ragione ma deve spiegare l’intima ragionevolezza della fede .

Nel complesso Manzoni elabora un pensiero nel quale fede ragione politica sono strettamente fra di loro coniugate in una visione concreta che diventa un modello di lettura per tutta la umanità. una posizione che egli definisce  compiutamente nelle Osservazioni sulla morale cattolica.

Il trattato scritto contestando le tesi anti cattoliche di Sismondo de’ Sismondi dimostra che la Chiesa non è responsabile dell’arretratezza italiana ma che  piuttosto ha promosso la nascita di una coscienza nazionale e ha cercato di evangelizzare il più possibile la vita degli uomini

La fede per Manzoni  è una certezza acquisita né si esaurisce una volta per sempre. E’ una sfida continua . D’altronde la presenza del male nel mondo nella storia è testimoniata dalla costante  immutabile del  male dell’ ingiustizia dei soprusi.

Basta leggere alcune conclusioni de I promessi sposi per capire che la più grande innocenza e la più grande cautela non bastano mai a evitare i guai maggiori che ci sorprendono all’improvviso. Fu lungo e severo il percorso  che lo condusse fuori dalla logica piuttosto semplicistica dell’Illuminismo, che lo allontanò dai fervore della lotta politica e lo spinse a cercare una strada nuova che finalmente facesse anche dell’Italia una nazione moderna e culturalmente Ben attrezzata. Osservando infatti le sue prime opere comprendiamo come il Manzoni si ispira ai contenuti e ai principi democratici libertari. Pensiamo infatti al poemetto Il trionfo della libertà.  La libertà diventa  una dea di un olimpo laico molto vicino al mondo di Robespierre. nel quale si trovano la pace la guerra l’uguaglianza l’amor patrio, seguendo un itinerario giacobino.

Anche il poemetto Urania sulla virtù e sulle Muse legato a Monti esprime una visione ancora antiquata della poesia così come la poesia satirica dei Quattro sermoni che sembra anticipare i temi della maturità risente in più di un  accenno Di forte dipendenza dal Parini.

Del resto, in questa fase iniziale Manzoni cercava definire un modello di letteratura  capace di agire sulla società ed in questa direzione si muove anche il carme In morte di Carlo Imbonati scritto pochi giorni dopo la scomparsa del compagno della madre.  È una sorta di testamento spirituale che il giovane Manzoni pensa gli sia.stato dato dal compagno della madre. La poesia scritta in un empito di forte passione, che suscitò peraltro molta ironia nella borghesia dotta milanese, esprime un’ingenua volontà di  eliminare la distanza fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, tra ideale e reale sperando nella meditazione e nella ricerca del bene . Fu allora che per la prima volta il giovane poeta comprese la presenza  un ostacolo oggettivo per la realizzazione di questo grande ideale. Capì infatti l’assoluta povertà della lingua letteraria italiana Del tutto incapace di liberarsi degli schemi propri del passato, come del  resto ben aveva compreso Giacomo Leopardi.

Infatti l’Italia esprimeva in ogni forma letteraria la distanza fra lingua parlata e lingua scritta tanto è vero che quest’ultima ormai era una lingua morta. Pertanto  appariva evidente che gli scrittori non riuscivano quindi a farsi intendere dai lettori anzi spesso  li allontanavano dalla vera concezione della vita morale  . Manzoni dunque comprende che bisogna definire con maggiore precisione i contenuti della letteratura ma anche le forme in cui occorre esprimerla.

Bisogna  perciò essere fedeli al vero, bisogna capire cos’è il vero . La giustizia deve  essere conciliata col mondo e con l’esperienza degli uomini ed  occorre trovare il genere letterario che può dare maggiore speranza di risolvere il problema.

Manzoni pensa dapprima alla lirica con gli Inni sacri poi passa al teatro con le tragedie infine giunge al romanzo attraverso un percorso travagliato che però finirà per raggiungere una soluzione assolutamente nuova e moderna. Furono anni di intensa ricerca e di continua sperimentazione. Si trattò di una vera e propria lenta maturazione di idee, ma soprattutto di strumenti di comunicazione.

In un  quindicennio Manzoni attraversa una fase straordinariamente intensa e produttiva affrontando i principali generi letterati rinnovando quelli tradizionali avviando nuovi progetti.

Abbiamo di fronte opere iniziate e poi interrotte e soprattutto avvertiamo la capacità del poeta di cogliere ogni volta i limiti del proprio assunto narrativo per trovare nuove forme più rapide e incisive . Tralasciando almeno in questa fase la interessante evoluzione della sua conversione al cattolicesimo sulla quale naturalmente sarà opportuno ritornare appena possibile, partiamo da un tempo preciso, gli anni dal 1810 al 1812 quando raggiunta la conversione  pensò di  poter dare vita alla storia della salvezza dell’uomo attraverso la presenza di Dio nella storia partendo dalla incarnazione di Cristo all’annunciazione fino alla passione alla resurrezione . E’ una svolta radicale che vuole riprendere e riscrivere tutta la storia letteraria italiana e soprattutto dare voce a tutto il popolo dei fedeli.

E’ una poesia popolare dai contenuti legati alla principale liturgia della Chiesa e soprattutto con un linguaggio e una metrica piuttosto orecchiabile. Purtroppo però Manzoni non riesce ad allontanarsi dal discorso biblico con sufficiente slancio poetico

Dopo la poesia sacra Manzoni si avvicina alla poesia civile allorché si riaccendono le speranze di una liberazione nazionale era il 1814 quando il re Gioacchino Murat  aveva proposto a tutti gli Stati italiani una federazione nazionale di cui il Pontefice fosse alla guida.

In questa occasione egli scrive due canzoni Aprite 1814 per la morte violenta del ministro Prina trucidato dalla folla a Milano e Il proclama di Rimini città dove Murat aveva convocato con scarso successo tutti i sovrani italiani.

Ben presto Manzoni comprese che i tempi non erano ancora maturi e bisognava dunque trovare nuove strade e scelse seguendo l’esempio dell’Europa la drammaturgia. Prima di dedicarsi alla stesura delletragedie Manzoni lesse avidamente gli scritti dei romantici soprattutto  Il corso di letteratura drammatica di Schlegel comprendendo la necessità di un teatro che fosse in linea con le esigenze e la cultura del tempo .

Pensò allora di rifondare completamente lo spirito della tragedia avvicinandosi a Shakespeare e soprattutto ai grandi tragedi spagnoli come Lope di Vega Tirso de Molina e Calderon de la barca. Egli comprendeva scrivendo  all’amico Chauvet  che bisognava  mettere da parte le regole fissate dal classicismo, eliminare le tre unità aristoteliche e invece restare  fedeli all’ambientazione storica e non creare nessuna distorsione fantastica .

In questa direzione egli scrive le due tragedie  in uno sviluppo coerente del pensiero e della  poetica rovesciando quindi la poetica degli Inni sacri. Seppe così Rappresentare u mondo in cui i valori cristiani non sanno  trionfare perché  prevale sempre l ’ingiustizia e il male.

La sua analisi storica comporta sempre lo stesso risultato da una parte c’ è la verità religiosa dall’altra invece la presenza trionfante del male nel mondo. Non c’è alcuna possibilità di salvezza bisogna soltanto cambiare l’indirizzo morale degli uomini attraverso una azione morale profonda. La consapevolezza del mancato successo e soprattutto della scarsa capacità di Intervenire sulla coscienza morale del suo tempo lo riportò, per così dire, indietro nel tempo. Scrisse allora la Pentecoste e successivamente il 5 maggio. Nella prima per la prima volta abbandonò il linguaggio piuttosto legnoso e troppo aderente al testo biblico che aveva caratterizzato la sua poesia religiosa dei primi tempi e dalla quale poi si era staccato, precipitosamente nella consapevolezza di non aver raggiunto un alto risultato. Il 5 maggio, invece fu scritto in pochi giorni in preda a una profonda esaltazione e anche ad una profonda reverenza di fronte alla notizia della morte di Napoleone. Ancora una volta con straordinaria intelligenza, Manzoni affronta il tema fondamentale della presenza di Dio nel mondo raggiungendo finalmente risultati davvero eccellenti.  Il poeta  è però ancora insoddisfatto pensa che il suo lavoro è troppo sbilanciato ai danni del vero storico a favore dell’invenzione occorre dunque arrivare a un nuovo progetto quello che porta direttamente alla conquista del romanzo. Bisogna dunque costruire un romanzo anti – romanzesco.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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