La Collezione Farnesina al Palazzo dell’ONU di New York

Anna Fresa
Anna Fresa
Anna Fresa vive e lavora a Napoli dove è nata e si è laureata in Architettura all’Università Federico II. Attualmente lavora nella sua città natale come libera professionista, dopo alcune importanti esperienze prima a Barcellona e poi a Parigi. I suoi interessi spaziano dall’architettura al design fino all’arte contemporanea di cui si occupa attivamente collaborando con importanti istituzioni. E’ la Vicepresidente dell’ADI Delegazione Campania (Associazione per il Disegno Industriale).

La Collezione Farnesina nasce nel 1999 da un’idea dell’Ambasciatore Umberto Vattani durante il suo mandato di Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri. La sua intuizione è quella di riempire gli spazi monumentali del palazzo ministeriale, progettato e costruito tra il 1937 e il 1959 dagli architetti Del Debbio, Foschini e Morpurgo, con le opere di artisti contemporanei, acquisite con la formula del comodato d’uso. Attualmente, grazie all’operato di un comitato scientifico, la Collezione è formata da circa 700 lavori, tra pittura, scultura, fotografia, multimediale e installazioni.

Alla fine del 2022, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale affida ad Achille Bonito Oliva, critico d’arte italiano di fama internazionale, l’incarico di curare una mostra della Collezione da far girare all’estero, nell’ambito delle attività diplomatiche legate alla cultura.

La mostra diventa ‘La Grande Visione Italiana. Collezione Farnesina’, un’esposizione di 71 opere paradigmatiche, scelte dal curatore, di artisti che vanno da Boccioni e Depero fino a Beecroft, passando per De Dominicis, Accardi, Jodice, Paladino, Clemente, Pistoletto e tanti altri non meno importanti. Una sorta di ‘Grand Tour nella vitale creatività del nostro paese, un percorso fluido in cui si condensano le affinità e le differenze linguistiche tra i vari artisti.’, così come definito dal curatore nel testo in catalogo.

Quando Achille Bonito Oliva mi ha chiamato per occuparmi dell’allestimento della mostra, insieme a Paola Marino, responsabile dello sviluppo curatoriale e Simona Rossi per il Coordinamento organizzativo, mi è tornata in mente una sua nota affermazione: ‘il critico non scrive solo con le parole, esiste una scrittura espositiva dove le opere sostituiscono le parole lungo un percorso di cui il fruitore è il pubblico, un pubblico che in una società di massa vive attraverso la mostra il rapporto con la storia dell’arte.’ L’impegno richiesto si prospettava perciò stimolante ma sicuramente complesso.

Dopo diversi mesi di lavoro progettuale e organizzativo, siamo partiti per il sud-est asiatico, facendo tappa a Singapore, Tokyo, Nuova Delhi e Seul, dove la mostra ha suscitato un grande interesse e dove ogni volta l’allestimento ci riservava delle sorprese. La mostra infatti non era mai veramente la stessa, la ‘scrittura espositiva’ tiene conto del luogo e, pertanto, le sue trame si disponevano secondo narrazioni sempre inedite, ma pur sempre coerenti con la linea del curatore.

La Collezione Farnesina al Palazzo dell’ONU di New York
La Collezione Farnesina al Palazzo dell’ONU di New York

Dopo il lungo giro in Oriente, nel settembre 2023 la mostra approdava a New York nella sede dell’ONU, in occasione della “Settimana di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”; un importantissimo evento internazionale a livello diplomatico, presieduto dall’Italia. L’esposizione era inserita nelle attività di promozione del nostro Paese ed era un tributo offerto dalla presidenza italiana a capi di stato, ministri e ambasciatori stranieri.

Sebbene nelle precedenti tappe avessimo stabilito una certa familiarità con le opere e una certa disinvoltura nel collocarle nello spazio, allestire una mostra nelle ‘Delegate Entrance’ del Palazzo delle Nazioni Unite significava ingaggiare un vero corpo a corpo con l’architettura di due giganti come Le Corbusier e Oscar Niemeyer, nonché con i due enormi murales “War and Peace” dell’artista brasiliano Candido Portinari.

L’idea del curatore era quella di ‘creare un cortocircuito tra le varie opere, a prescindere dalla sequenza puramente cronologica, per cui le opere sono in dialogo più per contrasto che per affinità.’ Nelle precedenti sedi questa volontà era stata facilmente rispettata, per una certa neutralità degli spazi espositivi, ma qui si trattava di non lasciarsi sopraffare dal contesto per consentire il ‘cortocircuito’ richiesto.

L’intuizione alla base del progetto è stata quindi quella di far emancipare lo spazio dalla sua monumentalità, disegnando dei monoliti dalle geometrie armoniche ma irregolari, che, attraverso una discontinuità prospettica, attivassero una partitura sincopata tra le opere esposte. Potevamo così accostare lavori dai linguaggi diversi, interrompendo la continuità spaziale e dando allo spettatore le redini del tempo, poiché libero di muoversi tra le opere senza un percorso predefinito.

Affrancandosi dallo spazio e dal tempo lineare, il pubblico è stato così sollecitato ad entrare in contatto diretto con le opere, senza mediazioni e senza confini, in una relazione soggettiva, rispondendo alla funzione stessa dell’arte che, per Achille Bonito Oliva, ‘è un massaggio al muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva, una scossa vitale, indispensabile.’

Anna Fresa
Anna Fresa
Anna Fresa vive e lavora a Napoli dove è nata e si è laureata in Architettura all’Università Federico II. Attualmente lavora nella sua città natale come libera professionista, dopo alcune importanti esperienze prima a Barcellona e poi a Parigi. I suoi interessi spaziano dall’architettura al design fino all’arte contemporanea di cui si occupa attivamente collaborando con importanti istituzioni. E’ la Vicepresidente dell’ADI Delegazione Campania (Associazione per il Disegno Industriale).
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