Le prime opere in volgare in Europa

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

La letteratura volgare, nelle più importanti nazioni europee, tranne l’Italia, raggiunse già nei secoli XI e XII un elevato livello di creazione artistica, attraverso anche una scelta linguistica, ormai sicura. Il ritardo nella letteratura italiana, rispetto alle altre letterature europee romanze può essere spiegato in vari modi ma, probabilmente, il vero motivo fu la presenza nella penisola italiana di istituzioni politiche assai salde che, naturalmente, conservavano gran parte dei contenuti propri dell’Età Imperiale rallentando la naturale evoluzione del linguaggio volgare.

Tale situazione investiva, a mano a mano che ci si allontanava dalla penisola italiana, in particolare le regioni dell’Impero più lontane, che si staccarono per prime dalla consuetudine linguistica e culturale del latino. Lo stesso accadde in Francia, dove la presenza di popoli diversi, quali i Franchi e i Visigoti, impose ben presto l’acquisizione di un nuovo linguaggio. L’Inghilterra subì rapidamente l’influenza delle popolazioni sassoni e germaniche; al contrario, l’Irlanda restò quasi del tutto legata al mondo romano, anche per motivi puramente religiosi.

Sicuramente, la regione dove più rapidamente la lingua volgare autoctona riuscì ad esprimere la propria influenza fu quella germanica, dove già nell’ 820 Il carme di Hildebrand, leggenda epica dei tempi di Teodorico, veniva tradotto e trascritto in Germanico antico. Non va trascurato l’elemento, per così dire, tipico della nazione germanica, incentrata, quest’ultima, quasi completamente sul senso dell’onore, dell’eroismo in guerra e, naturalmente, della sfida mortale che essa comporta. Erano sentimenti molto lontani dal Cristianesimo, così come si era sviluppato nelle aree dominate dalla cultura romana. 

Diverso, invece, fu il percorso della letteratura in Inghilterra. Già alla fine dell’ VIII secolo fu composto il Beowulf, che possiede un forte telaio epico-narrativo e non disdegna una certa finezza espressiva e retorica. A differenza del mondo greco, prevale l’elemento fantastico e straordinario, per cui il protagonista lotta contro mostri, deve difendersi da eventi misteriosi è, in qualche modo, all’interno di un mondo fatto di misteri, di fatti miracolosi, di terrori incredibili. 

Del tutto differente fu – in tale contesto – il cammino della letteratura popolare nella grande area linguistica della Francia. Solo alla fine del secolo XI incontriamo la prima trascrizione della Chanson de Roland, che è di certo l’opera epica più rilevante di tutta la letteratura delle origini in Francia, ma anche ai massimi livelli dell’intero continente europeo. Siamo di fronte ad un testo che compendia al suo interno una lunga sequenza di chansons des gestes, canti epico-lirici che esaltano le imprese di Carlo Magno e dei suoi magnifici paladini. La differenza con tutta la poesia epica, sassone ed inglese, consiste nel fatto che per la prima volta viene messo da parte l’elemento leggendario, la favola bella, la leggenda pura. Infatti, Orlando ha dentro di sé il senso di una missione superiore che va al di là della fedeltà verso Il suo Re e travalica anche l’amore per la patria, la dolce Francia.

Orlando è diverso anche dagli eroi omerici, tutti chiusi nell’inseguire la propria straordinaria impresa, senza alcun fine spirituale. Orlando, invece, sa che il suo destino si collega direttamente alla volontà di Dio: non è un caso che l’arcangelo Michele partecipi da vicino agli ultimi momenti della sua vita e, d’altronde, Orlando muore alla maniera dei martiri della fede. E’ per questo che Dante lo ha posto nel suo Paradiso. 

La medesima sensibilità di eroe-martire è presente anche nel poema spagnolo del Dodicesimo secolo, intitolato Il romanzo del mio Cid. È la storia di Rodrigo Diaz, che conduce una leggendaria guerra contro i Mori, liberando la Spagna quasi interamente  dalla tirannide degli Arabi. Tranne questo poema, naturalmente ambientato in Spagna, a tutti i canti epici europei qui dovremmo aggiungere anche quelli della tradizione scandinava, norvegese o svedese o danese, che sono molto lontani dal gusto e dalla tradizione latina. In questi ultimi, infatti, avvertiamo il mondo di guerrieri completamente diversi dal modello tipico presente nel sud dell’Europa. La loro lingua è il volgare germanico, che la nobiltà feudale tedesca, grazie alla propria potenza militare, impose ai poeti come segno di un avvenuto distacco dal mondo romano.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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