Una sincera analisi psicologica: la lettera al fratello Gherardo ed il Secretum

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Nel 1336 Il poeta, insieme ad alcuni amici ed al fratello Gherardo, compì una lunga escursione che lo condusse sulla cima del Monte Ventoso, proprio al centro della Francia. Di questa ascensione, qualche anno dopo, volle descrivere i particolari attraverso una lettera che è un vero e proprio esame di coscienza psicologico, del tutto lontano dal racconto di una gita in montagna. In effetti, la salita del monte costituì per lui una specie di rivelazione definitiva del percorso della propria esistenza, come rivelò in una confessione, finalmente libera, a Dionigi di Borgo Sansepolcro, il suo assistente spirituale.

Nel raccontarci la salita il poeta ricorda che il fratello ed il resto della comitiva scelsero con decisione di percorrere la via più ripida, ma anche più rapida, verso la vetta. Egli, invece, nel tentativo di evitare passaggi difficili o sentieri piuttosto impervi, più di una volta si era smarrito e aveva anche pensato di abbandonare la salita.

Si era fermato, aveva cercato percorsi meno ripidi, ma era rimasto sempre lontano dalla cima del monte. Fermatosi in una radura, si era reso conto che quella ascesa, così lunga e disarticolata era la vera immagine della sua esistenza. Il poeta, infatti, comprende di non aver saputo trovare la via maestra della virtù e di essersi ridotto a godere di beni materiali privi di ogni consistenza morale. Raggiunta la vetta, poi, quando apre il libro di Sant’Aurelio Agostino, legge il brano nel quale il grande Santo rivela agli uomini che spesso nella loro vita inseguono alte montagne, affrontano pericolosi mari, sfidano l’oceano, ma ignorano completamente il senso della loro esistenza.

 Si comprende chiaramente che il poeta narra un’epopea della propria anima attraverso le scelte culturali, la grande passione per la latinità e, naturalmente, l’amore ancora fervido e dirompente per Laura. Siamo di fronte a un vero e proprio esempio di alta letteratura, come del resto si presentano anche tutte le altre Lettere del Petrarca, che sono veri e propri modelli letterari destinati alla posterità, in maniera piuttosto diversa dagli epistolari latini più comuni. La scrittura è  vivace e sincera tale da   essere sicuramente avvicinata allo stile rapido, accattivante di Plinio il giovane. 

Il Secretum: un esame di coscienza “rigoroso”

Immaginando un dialogo fra Sant’Agostino e  la sua anima  alla presenza della Verità, che resta sempre in silenzio, il poeta volle analizzare con puntigliosa precisione le personali scelte culturali e morali nel corso della propria esistenza. Va subito chiarito che Petrarca non volle mai pubblicare l’opera pensando che si trattasse di una confessione privata. Una rilettura accurata dimostra, invece, che lo stile finalmente conquistato, divenuto tratto distintivo della sua personalità culturale, rende quest’opera memorabile in tutta la storia della letteratura italiana. 

Il personaggio principale, Sant’Agostino, rappresenta un giudice benevolo, ma severo, che intende ottenere la massima sincerità dalla confessione di Francesco. Appare chiaro che il peccato più grave è sicuramente l’accidia, cioè la consapevolezza di conoscere le cose migliori, ma di evitare di compierle per una sorta di scarsa fiducia nell’aiuto soprannaturale. Sant’Agostino sfodera una straordinaria conoscenza dei tratti memorabili dell’antica cultura filosofica romana, da Seneca a Cicerone, da Virgilio a Terenzio, fino a Stazio. In effetti, si tratta di una scelta precisa di Petrarca che crede che solo un umanesimo, cioè un cristianesimo in grado di mettere a frutto le grandi indicazioni offerte dalla Sapienza degli antichi, può condurre alla salvezza dell’anima. Dopo una lunga discussione, nella terza giornata del dialogo, il poeta confessa di essere legato alle effimere gioie del mondo da due catene d’oro: il vincolo d’amore e il desiderio della  gloria. Sant’Agostino, allora, lo invita ad abbandonare tali progetti, decidendo così di percorrere la strada della salvezza. Francesco, dal canto suo, rivela che il suo è un amore puro, che fa a meno della sensualità, adducendo   le ben note ragioni espresse dalla tradizione provenzale e dal mondo siciliano, fino ai primi stilnovisti.

Il Santo, allora, con grande capacità logica, gli spiega la falsità assoluta di qualsiasi idea di amore puramente spirituale, così come assai pericolosa è la fiducia di quei poeti che hanno fatto di amore la strada maestra per raggiungere la perfezione. Il vero amore consiste nell’amare tutte le creature in quanto opera di Dio. E’ un grave peccato, invece, amare Dio perché ha creato la donna amata. Con la singolare chiarezza dei grandi filosofi cristiani, vengono rigettate tutte le deboli concezioni dell’amore cortese, del neoplatonismo e, conseguentemente, anche dello stilnovo. Di fronte a tanta, definitiva dimostrazione, il poeta si arrende. Afferma di voler seguire Il dettato del Santo, anche se conferma di essere completamente ancora soggiogato dalla volontà di scrivere i versi e conoscere l’amore. Egli spera così di ottenere l’aiuto di Dio, pur restando in qualche modo legato alle promesse del mondo.

Il Santo, allora, gli augura che tutto vada secondo le sue richieste. Si giunge così alla conclusione del dialogo ed il poeta coltiva la speranza di potersi salvare con l’aiuto di Dio, pur vivendo nel mondo, affrontando così ogni pericolo. Dopo il despectus mundi, che aveva mortificato per secoli il mondo antico, si giunge così ad una nuova coscienza cristiana, capace di riconoscere il valore del pentimento e della sincera contrizione. 

Questa è la strada nuova del Cristianesimo umanistico.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
Articolo precedente
Articolo successivo
spot_img
spot_img

Ultimi articoli

Cieli

Le promesse

Vacanze

Zio Vania

Umori

Le opere fiorentine

Selezione

Il poema “sacro”