Napoli, boom del turismo o rivoluzione turistica?

Tra opportunità, alberghi e B&B sovraffollati e nuove sfide economiche il capoluogo partenopeo si mostra al mondo con una nuova veste e delinea il suo futuro

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo.

E’ un’onda anomala, ma positiva, una bellezza storica mostrata al mondo che trova risposta concreta. Parliamo della crescente “invasione turistica” a Napoli che negli ultimi anni ha vissuto una vero e proprio boom. Da città spesso associata a stereotipi negativi, si è trasformata in una delle mete più ambite d’Italia e d’Europa, e come nelle migliori tradizioni e nelle pagine di storia che raccontano l’epoca florida del Regno delle due Sicilie, si potrebbe parlare anche di una vera “rivoluzione turistica”.  Milioni di visitatori, italiani e stranieri, affollano ogni anno la città, attratti da un mix esplosivo di bellezza, autenticità, cultura, gastronomia e folklore.

Secondo gli ultimi dati di Istat e “Dmo Napoli” (Destination Management Organization), il turismo all’ombra del Vesuvio è cresciuto del 45% nell’ultimo triennio, superando città come Roma, Milano, Firenze e Venezia. Una crescita senza paragoni, trainata da un mix di cultura, cibo, mare, calcio ed eventi internazionali. Nel 2024, Napoli si è posizionata quarta in Italia per numero complessivo di arrivi, subito dopo Roma, Milano e Venezia, ma con 6 milioni di nuovi arrivi in un solo anno, il trend è destinato a consolidarsi.

Dai Quartieri Spagnoli a San Gregorio Armeno, dal lungomare di Mergellina a via dei Tribunali, dai musei alle pizzerie: Napoli è diventata un’esperienza totale, emozionale e coinvolgente. I percorsi enogastronomici, in particolare, rappresentano un traino fortissimo. Si mangia bene e si spende poco o giusto. 

Ma anche il calcio ha fatto la sua parte: gli ultimi due scudetti conquistati dalla squadra azzurra hanno acceso i riflettori sulla città attirando non solo curiosi, ma anche tifosi di altre squadre con la voglia di immergersi in una passione unica e viscerale.

Lo sport diventa attrazione anche nel Golfo. Infatti, con l’America’s Cup Napoli si prepara a scalare un gradino in più nella classifica delle metropoli italiane. Una prima svolta sì è verificata già nel 2012 e nel 2013 con due tappe dell’America’s Cup World Series ed ora la città ospiterà anche la 38ª edizione nel 2027. 

Ma ancora prima, con il lungomare “liberato” dalle auto e reso pedonale dal sindaco Luigi De Magistris nel 2011, i turisti hanno cominciato a fermarsi in città per vivere il mare più da vicino. Prima non era così. Napoli era solo una tappa di passaggio per recarsi a Pompei, in costiera e sulle isole.

Napoli domina da tempo anche sui social ed è la città più cercata su TikTok con 4,9 milioni di interazioni nell’ultimo anno. Un risultato che racconta di un pubblico giovane, dinamico, under 30, affascinato dall’energia della città.

Di fronte a questa epoca favorevole non bisogna trascurare che il capoluogo partenopeo è una città d’arte, con un patrimonio storico, architettonico e culturale di valore mondiale e molto spesso passa in secondo piano rispetto ad un turismo attratto da cibo e folklore. Serve una programmazione che coniughi sostenibilità e valorizzazione dell’identità profonda della città.

In questo anomalo tsunami turistico, una domanda sorge spontanea: quanto lavoro sta producendo davvero il turismo a Napoli?  È una crescita che sta generando occupazione stabile o solo impieghi precari e mal pagati? Le istituzioni locali e le imprese del settore sono chiamate oggi a una sfida importante, trasformare l’attuale boom in un’occasione di sviluppo strutturale, inclusivo e duraturo.

L’economia del turismo favorisce anche i piccoli commercianti e non solo i ristoratori. Ma la chiusura di molti negozi e l’aumento di centri commerciali e venditori abusivi non favorisce tutto questo. Senza negozi le città perdono vita, e anche valore. Il campanello d’allarme arriva dalla Confcommercio che lancia un dato allarmante: negli ultimi 12 anni in Italia si sono abbassate definitivamente le saracinesche di 140mila esercizi commerciali e questo non favorisce la crescita occupazionale anche nelle città invase dai turisti.

Il paradosso è che nonostante tutto l’over turismo può rappresentare molto spesso un problema. La proliferazione incontrollata di B&B, molti dei quali non regolari, rischia di compromettere il tessuto urbano e la qualità della vita dei residenti. L’accoglienza turistica, seppur migliorata, ha ancora ampi margini di crescita.  

Dalla scorsa estate molte proteste soprattutto in Spagna (Barcellona, Palma de Mallorca, Granada e Lisbona) hanno evidenziato un fenomeno non trascurabile. In particolare nella capitale della Catalogna, senza dubbio una delle città più colpite dal turismo di massa, migliaia di manifestanti armati di fumogeni colorati e pistole ad acqua chiedono da tempo provvedimenti affinché i residenti possano trovare case a prezzi accessibili e vengano forniti sussidi a chi lavora nel settore del turismo.

In Italia a far suonare il campanello d’allarme è stato, lo scorso luglio, l’istituto di ricerca Demoskopica con la mappa dell’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST) che considera densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica, utilizzazione lorda dei posti letto disponibili e quota di rifiuti urbani attribuibili al settore turistico. 

In base ai dati elaborati su base Istat e Ispra, Rimini, Venezia e Bolzano si confermano, per il secondo anno consecutivo, sul podio delle destinazioni più esposte all’overtourism. Ai sette sistemi turistici provinciali già in vetta nel 2024, Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Trento e Verona, si affiancano quest’anno anche Milano, Roma e Trieste. Sale così a dieci il numero delle realtà con un livello di sovraffollamento turistico classificato come “Molto Alto”, con effetti crescenti sulla vivibilità dei territori, sulla resilienza dei sistemi locali e sulla sostenibilità complessiva delle destinazioni coinvolte.

A Napoli è tutto molto bello e surreale, i turisti colorano la città ogni giorno, è piacevole trascorrere diverse ore della giornata nelle strade del centro e tra i vicoli dei quartieri, ma non bisogna perdere l’occasione di trasformare tutto questo in un brand che duri nel tempo per garantire sviluppo urbanistico, servizi efficienti e crescita occupazionale per i giovani napoletani

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo.
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