Perché la “transizione ecologica”?

Pasquale Giustiniani
Pasquale Giustiniani
Pasquale Giustiniani è Ordinario emerito di Filosofia teoretica nella sezione san Tommaso d’Aquino della Facoltà di teologia dell’Italia meridionale in Napoli; membro del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB).

Modificata la Costituzione italiana in senso ambientale.

Con 224 voti favorevoli, 23 astenuti e nessun voto contrario, l’Assemblea del Senato approvò, nel 2022, il testo unificato con la modifica dell’art. 9 della Costituzione italiana. In dettaglio, dopo l’esame in sede referente, svolto dalla Commissione Affari costituzionali del Senato nella giornata del 26 ottobre 2021, l’Assemblea del Senato approvò – nella seduta del 3 novembre 2021 – il progetto di legge costituzionale in seconda deliberazione con la maggioranza dei due terzi ex art. 138 Cost: 218 voti favorevoli, 2 astenuti, nessun voto contrario.

La I Commissione della Camera svolse, poi, l’esame in sede referente del progetto di legge C. 3156-B nella seduta del 19 gennaio 2022, deliberando di conferire il mandato alla relatrice a riferire favorevolmente all’Assemblea sul provvedimento. Ecco il testo nel nuovo Articolo 9 della Carta costituzionale: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 3334]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

Siamo di fronte a dei principi fondamentali che enunciano un dovere statale di tutela del paesaggio, dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, degli animali non umani. Ormai l’atteggiamento di tutela della casa comune è entrato in Costituzione. Ci spieghiamo, così, perché, nei comportamenti antropici e nella discussione economica, assumano tanta rilevanza i temi ambientali e, più in generale, la questione del Green Deal.

Verde Europa: quale transizione ecologica?

La Commissione europea ha adottato una serie di proposte per rendere le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e tassazione, idonee a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). Si parla, perciò, anche di Green Deal europeo: un affare che viene presentato anche come la nostra àncora di salvezza per uscire definitivamente dalla pandemia di Covid-19. Nella nostra Europa, un terzo dei 1.800 miliardi di euro di investimenti del piano di ripresa NextGenerationEU e del bilancio settennale dell’UE finanzieranno, appunto, il Green Deal.

La scommessa è quella di gestire correttamente i rischi climatici in Europa, attuando politiche che salvino vite umane, riducano i costi e proteggano la prosperità del biosistema. Frattanto crescono le preoccupazioni di molti in seguito alle temperature record e agli eventi meteorologici estremi registrati. Sarà davvero possibile trasformare le sfide climatiche e ambientali in opportunità che renderanno la transizione verde giusta e inclusiva per tutti? Come tutelare le regioni ancora dipendenti dai combustibili fossili e dalle industrie ad alta intensità di CO2, che saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale?

Perché un Ministero verde in Italia?

Il 26 febbraio 2021 – Il nostro Consiglio dei ministri approvò il decreto legge “Ministeri”, che riorganizzava competenze e strutture di alcuni dicasteri. Nasceva ufficialmente il Ministero della Transizione ecologica (Mite), che sostituiva il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Il decreto approvato istituiva, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE), con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione dei fattori ecologici più rilevanti, tra i quali sono esplicitamente inventariati: acqua, amministrazione ambientale marittima, aree naturali protette, aria, biodiversità, clima, educazione Ambientale, energia, formazione universitaria, Green Economy, inquinamento acustico ed elettromagnetico, transizione ecologica, suolo e territorio, tutela del mare e delle coste.

Una grande discussione in vista delle elezioni europee.

Non soltanto i Verdi europei, ma tutte le formazioni elettorali stanno perciò spingendo per investimenti “massicci”, allo scopo di stimolare contemporaneamente la transizione verde e proteggere le condizioni di vita nell’ambito di quello che viene chiamato, qui da noi, Green Social Deal. Tra gli scogli socio-culturali, su cui occorrerà verificare i candidati alla “prova dei fatti”, emergono quelli delle scadenze per l’eliminazione dei combustibili fossili, della trasformazione del sistema energetico dell’UE nella direzione delle energie rinnovabili, della sorte dei biocarburanti. Frattanto dal Vaticano, il 4 ottobre 2023, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, patrono dell’ecologia, Papa Francesco ha pubblicato la Laudate Deum: un’esortazione apostolica che fa seguito alla storica lettera enciclica Laudato si’ del 2015.

Francesco ricorda che «non ci viene chiesto nulla di più che una certa responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo» (LD, 18). Contestualmente, nel saggio The Case for the Green New Deal (London 2019), l’economista britannica Ann Pettifor sosteneva che il deal europeo sia poco ambizioso e dotato di scarse risorse rispetto alla produzione economica del vecchio continente. Se davvero la chiave di volta della transizione verde fosse il capitalismo (e relativa gestione dei fondi e finanziamenti), saremo davvero capaci di cambiare le nostre abitudini e il sistema economico e sociale per il bene “superiore” del pianeta, dei suoi animali?

Pasquale Giustiniani
Pasquale Giustiniani
Pasquale Giustiniani è Ordinario emerito di Filosofia teoretica nella sezione san Tommaso d’Aquino della Facoltà di teologia dell’Italia meridionale in Napoli; membro del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB).
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