San Francesco d’Assisi e l’amore verso le creature

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Nel pieno del tumulto delle coscienze, suscitato dai fermenti religiosi della Provenza e della Lombardia, mentre in Umbria fervevano le congreghe spontanee di cittadini che invocavano un nuovo messaggio d’amore e di fraternità dalla religione cristiana, la figura di Francesco d’Assisi assume il ruolo fondamentale di archimandrita – come volle chiamarlo Dante – cioè di grande Pastore di anime, capace di diffondere un messaggio nuovo, con coerenza assoluta di scelte personali e radicali, in grado di evocare tra le masse l’immagine di un uomo Santo e votato completamente al bene del suo gregge. 

La forza travolgente della personalità di Francesco emerse rapidamente allorché avvertì il bisogno di cambiare completamente la propria esistenza di agiato erede di cospicua fortuna, spogliandosi di ogni bene per farsi vero discepolo del Cristo, rivendicando il supremo dono della povertà che  unisce fra loro gli uomini, nel rispetto assoluto dell’autorità religiosa. Questa chiara sottomissione, sottolineata peraltro dalla richiesta di ottenere dal Papa la conferma della propria missione, spinse la Chiesa di Roma ad approvare rapidamente la nascita dell’Ordine francescano che diventò, così, la vera  diga in grado di arginare ed isolare i movimenti ereticali, eliminando pure qualsiasi velleità alle richieste anticlericali.

Alla base della Regola francescana si pone sicuramente la decisione di Francesco di voler imitare la meta del Cristo, accettando la povertà assoluta. Rovesciando, infatti, la propria condizione di ricco borghese, vivendo da umile, povero e sofferente tra la gente, fece sì che la popolazione comprendesse rapidamente la straordinaria somiglianza con la vita stessa del Cristo, fino al punto da nominarlo Alter Christus. 

Francesco si fece umile fra gli umili e povero fra i poveri, vivendo dei miseri proventi del lavoro manuale e ricorrendo, spesso, all’elemosina. Al tempo stesso, evitava ogni scontro con l’istituzione della Chiesa, accettando completamente l’ortodossia romana ammettendone, a volte, i limiti. 

Della Regola francescana, accanto a questa straordinaria avventura religiosa, Francesco consegnò alla Chiesa un monumento letterario che volle comporre nella lingua del popolo, affermando – attraverso versi semplici, ma di altissima devozione, la propria totale rinuncia, il proprio completo sentimento di umiltà. Per Francesco non conta la Sapienza del mondo, così come non ha senso continuare a ripetere di dover ringraziare il Signore di aver creato l’universo per l’uomo: ciò, infatti, sarebbe in contrasto col suo sentimento. In effetti, Francesco vuol soltanto spiegare che la lode di Dio non può essere espressa con le parole da nessun uomo: essa è, piuttosto, all’interno delle cose stesse. Noi dobbiamo ritrovare nella Creazione, nel sole, come nella morte corporale, la luce di Dio.

Sappiamo, d’altronde, non molto dei suoi discepoli, ma siamo certi  che il Santo non cessava di glorificare e benedire il Signore in ogni momento della sua giornata. Altro  grave errore  sarebbe quello di ritenere che il Santo volesse invitare solo all’ascetismo, all’abbandono delle cose del mondo. San Francesco rinuncia sì, alle cose inutili, ma evita con cura qualsiasi condanna, qualsiasi rimprovero all’uomo; egli vuole piuttosto sentirsi fratello di tutti gli uomini e di tutto il Creato. La lieta accettazione del mondo costituisce, dunque. Il messaggio più lieto e sereno per ognuno degli uomini.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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