E se oggi vivessimo tutti come lui, scalzi, poveri, senza casa, osservando il digiuno ed offrendo tutto il nostro aiuto agli ultimi e ai malati? Quale sarebbe la nostra reazione?
Sicuramente non ci sarebbe un consenso unanime, siamo ben lontani dal Medioevo, viviamo alla prese con ritmi frenetici, competizione e successo a tutti i costi, ma nello stesso tempo sappiamo che il vero cristiano è questo. Il vero cristiano era Francesco, il poverello di Assisi, e quando si parla di lui siamo tutti d’accordo con il suo modo di vivere e pensare, rispettiamo la sua scelta di essere povero, ultimo e cristiano coerente perché nonostante tutto, il suo pensiero è stato una vera e propria rivoluzione.
E questa rivoluzione è ancora attuale, ad 800 anni dalla sua morte avvenuta nel 1226, in una celletta fatta di stuoie a San Damiano dove visse gli ultimi anni gravemente infermo e sofferente agli occhi. Prima di morire, San Francesco d’Assisi pronunciò parole di pace e lode al Signore, invocando la sua presenza per essere strumento del Suo volere. Compose anche il suo famoso Cantico delle Creature due anni prima di morire, in cui celebrava la morte come parte della creazione divina, chiamandola “sora nostra Morte corporale”
In occasione di questo anniversario le iniziative religiose, culturali ed istituzionali sono davvero tante in Italia. L’evento principale è l’esposizione pubblica del corpo di San Francesco sotto l’altare papale nella Basilica Inferiore di Assisi, che avverrà dal 22 febbraio al 22 marzo 2026.
Nel calendario è stata introdotta anche la festa nazionale a partire dal 4 ottobre 2026 con la chiusura di scuole e uffici.
Ma per approfondire la figura di San Francesco è interessante anche la ricerca di due autori italiani di spicco, il giornalista Aldo Cazzullo e lo storico Alessandro Barbero, che hanno pubblicato due opere che offrono prospettive diverse sulla figura del Santo.
Nel suo libro, “Francesco. Il primo italiano” Cazzullo presenta il santo di Assisi come la figura fondativa dell’identità italiana. Lo descrive come un precursore dell’umanesimo, capace di ispirare grandi italiani come Dante, Petrarca e Giotto. Cazzullo sottolinea l’importanza del “Cantico delle Creature” come prima poesia in italiano e l’invenzione del presepe come simbolo di una nuova visione del mondo. Francesco è fondatore dell’Umanesimo perché l’uomo è al centro del mondo ed ha un rapporto diretto con Dio e davanti a Dio tutti siamo uguali. In una società gerarchica come quella del Medioevo con Papi, Re, Imperatori, vassalli, valvassori, borghesi, poveri e lebbrosi, per lui tutti erano uguali senza alcuna distinzione
Nel suo “San Francesco” Alessandro Barbero, invece, offre un ritratto più complesso e stratificato del Santo. Analizzando sette diverse biografie, evidenzia le molteplici interpretazioni della vita di Francesco, da quelle scritte dai frati che lo conobbero a quella di Bonaventura da Bagnoregio.
Barbero restituisce l’immagine di un uomo concreto e contraddittorio, capace di parlare al suo tempo e al nostro. Ma nello stesso tempo restituisce ai giorni nostri un vero e proprio rivoluzionario, un uomo coerente con la sua fede e il suo pensiero, vicino agli ultimi, ai poveri, ai lebbrosi ed anche se consapevole delle contraddizioni della Chiesa diceva sempre ai suoi seguaci di essere rispettosi delle leggi e decisioni ecclesiastiche e dei preti. La sua è stata una rivoluzione perché senza saperlo si è trovato alla guida di una “multinazionale” come la definisce Barbero, ossia il fenomeno francescano che cominciò a diffondersi ovunque non solo in Italia, ma anche all’estero
Entrambi gli autori concordano sull’attualità del messaggio di San Francesco. La sua scelta di povertà, l’amore per la natura e l’attenzione agli ultimi sono valori che risuonano ancora oggi. In un’epoca segnata da crisi ambientali e sociali, il richiamo francescano alla semplicità e alla fraternità universale appare più che mai urgente.
Una testimonianza arriva dal Cantico delle Creature conosciuto anche come Laudato si’ e scritta da San Francesco nel 1224, in un momento di grave sofferenza fisica e spirituale. Composto in volgare umbro, è un inno alla creazione, una lode a Dio attraverso gli elementi del mondo naturale.
Francesco chiama “fratelli” e “sorelle” gli elementi naturali come il Sole, la Luna, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra, e persino la morte. È una visione cosmica in cui ogni creatura è parte del disegno divino e merita rispetto. È il primo testo poetico non scritto in latino ecclesiastico, ma nella lingua del popolo, comprensibile a tutti. Un atto rivoluzionario di inclusione, spirituale e culturale.
In un tempo in cui si invoca sostenibilità ambientale, sobrietà e cura del prossimo, il messaggio di Francesco risulta quanto mai attuale. La sua povertà non era miseria, ma scelta consapevole per rifiutare l’accumulo e abbracciare l’essenziale. Il suo amore per la natura è oggi esempio di ecologia integrale.
Francesco, il “poverello” di Assisi, parla ancora oggi con forza e tenerezza. È simbolo di pace, fratellanza, umiltà. E oggi, grazie anche agli sguardi di autori come Cazzullo e Barbero, torna a interrogarci su cosa significhi vivere in armonia con gli altri, con la natura e con sé stessi.



