“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.
È una delle frasi che hanno reso ancora più celebre il Gattopardo, il libro, il film ed oggi la serie su Netflix. Il confronto con opere letterarie che hanno fatto storia e sono state poi riprese e riproposte in una versione più moderna, non ha mai messo d’accordo tutti. Con l’avvio della serie tv che vede tra i protagonisti, un bravissimo Kim Rossi Stewart, sono scattate subito le riflessioni, polemiche, analisi e critiche su alcuni errori, distrazioni o superficialità. Secondo esperti letterari e cinematografici non si rende il giusto omaggio alla grande opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso dal Regno Borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, seguita alla spedizione dei Mille di Garibaldi.
Le osservazioni lanciate soprattutto sui social sono legittime, ma la serie proposta da Netflix va guardata senza pregiudizi o condizionamenti. A me è piaciuta, mi ha appassionato e mi ha riportato con la mente al grande romanzo e poi al film di successo con Burt Lancaster. E proprio quel film lo sto riguardando, non per fare confronti con la serie ma per riappropriarmi ancora di più di una pagina storica che con il tempo rischiamo di dimenticare.
Ad ogni evoluzione c’è una reazione, ad ogni proposta nuova c’è il pregiudizio e retropensiero. E’ accaduto recentemente con le commedie di Eduardo De Filippo riproposte da Sergio Castellitto, Massimo Ranieri e Massimiliano Gallo, accade al cinema, in teatro e in tv. C’è sempre una forzata e affrettata analisi di ciò che fu e ciò che è, senza apprezzare gli sforzi che si fanno per non far dimenticare testi e opere di rilievo e far conoscere la storia alle nuove generazioni. Ogni ricostruzione che viene fatta anche attraverso le fiction della Rai è uno spunto in più per i giovani moderni, tecnologici e digitalizzati, un invito a voltarsi indietro e comprendere quale solco è stato tracciato dai nostri padri, nonni e bisnonni per raggiungere obiettivi comuni.
Il Gattopardo di Netflix è un viaggio indietro nel tempo, un racconto sui valori antichi della famiglia, del patriarcato che fu, del forte legame alla propria terra di origine, ma anche un mix di sentimenti e tradimenti, amori ed amicizie, fiducia e sospetto, interessi e convenienze che ancora oggi caratterizzano la nostra società. E’ un racconto in cui quel Sud autonomo, ricco e produttivo non è mai scomparso, ,continua ad illuminare le pagine di storia e quella strana voglia di Unità d’Italia resta, in realtà, ancora controversa e piena di interrogativi senza risposta.
E se l’invito è quello di ritornare sulle opere originali nessuno ci vieta di farlo.
Il Gattopardo è uno di quei pochi libri che non solo hanno segnato la letteratura italiana, ma hanno anche avuto un impatto duraturo sulla cultura mondiale. Pubblicato nel 1958, il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha saputo raccontare con una maestria unica la decadenza di un’intera classe sociale, quella dell’aristocrazia siciliana, durante il Risorgimento italiano. La storia, intensa e avvolgente, è stata trasposta con grande successo sul grande schermo nel 1963, diventando uno dei film più iconici della storia del cinema.
Il romanzo è ambientato nel XIX secolo e racconta la storia della nobile famiglia dei Salina, in particolare del Principe Fabrizio Salina, un uomo saggio e disilluso, che si trova a fare i conti con il cambiamento radicale della sua società e del suo status durante il periodo della unità d’Italia. Con uno stile ricco e dettagliato, Lampedusa dipinge il declino di una classe aristocratica ormai incapace di adattarsi ai nuovi tempi, destinata a scomparire con la fine dell’antico ordine feudale.
Il romanzo è considerato un’opera di grande eleganza narrativa, dove la solitudine e la malinconia dei suoi protagonisti sono espressi attraverso una lingua ricercata e profonda. I temi centrali del libro sono decadenza, cambiamento e necessità di adattamento: il Principe Salina cerca di resistere all’imporsi di un nuovo ordine, ma riconosce che nulla può fermare il flusso della storia. Il famoso motto del romanzo, “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, rappresenta perfettamente la condizione di chi cerca di mantenere il potere e la tradizione in un mondo che sta rapidamente cambiando.
Lampedusa traccia il ritratto di una nobiltà che non sa più come rispondere al cambiamento, e dei nuovi ceti sociali che entrano in gioco, come il giovane Tancredi, nipote del principe, che incarna la nuova classe politica che si sta facendo strada.
Nel 1963, a cinque anni dalla morte dell’autore, il regista Luchino Visconti portò Il Gattopardo sul grande schermo, trasformando il romanzo in un film che avrebbe segnato un’epoca. Il film, con Burt Lancaster nei panni del Principe Fabrizio Salina e Alain Delon nel ruolo di Tancredi, è uno dei più celebri adattamenti cinematografici di un’opera letteraria, apprezzato per la sua maestria visiva e narrativa. Il film riuscì a catturare la ricchezza dei dettagli del romanzo e a tradurli in immagini potenti e suggestive, usando la Sicilia come un personaggio in sé. La bellezza delle scene, delle architetture e degli abiti, insieme alla musica di Nino Rota, arricchiscono l’esperienza visiva del film, rendendo ogni fotogramma una pittura di una Sicilia aristocratica che non può più esistere.
La famosa scena del ballo, in particolare, è una delle sequenze più memorabili del cinema. La danzatrice che si muove sul pavimento lucido, mentre i personaggi si incontrano e si separano, simboleggia il passaggio del tempo e il cambiamento inevitabile, che per quanto cerchi di resistere, è destinato ad accadere.
Insomma, una storia che rimane in qualche modo fedele al romanzo, naturalmente le produzioni cinematografiche non possono essere simili, epoche diverse, tecnologie diverse, riprese e montaggi video diverse, ma con lo stesso obiettivo di non far dimenticare la storia.
Proprio come il libro di Tomasi di Lampedusa e il film di Visconti che continuano a esercitare una forte influenza su chiunque voglia comprendere la complessità dell’animo umano, la lotta tra conservazione e innovazione, e il continuo scontro tra passato e futuro.



