“Il dialogo e il disarmo del cuore”: nelle parole di Papa Francesco il miracolo della pace possibile

Lo aveva scritto nel messaggio di avvio dell’anno giubilare e lo aveva ribadito più volte nelle sue missioni internazionali. Approfondire quei concetti può aiutare tutti ad essere eredi e artefici di un autentico miracolo mondiale

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo.

Oggi più che mai. La pace non può essere solo speranza, ma obiettivo concreto di fede e di volontà, da parte di tutti. Se analizziamo, nel profondo, i messaggi di Papa Francesco durante il suo Pontificato e soprattutto quello all’inizio dell’anno giubilare, potremmo non sorprenderci più, neanche davanti all’immagine virale di Trump e Zelensky, seduti a parlare in Vaticano poco prima della cerimonia funebre. Sono umani anche loro, possono parlarsi, comprendersi, trovare soluzioni. La pace è possibile, basta un gesto e un’azione molto più semplice di quanto si immagini, per riportare serenità e giustizia sociale nel mondo intero.
Le guerre sono una sconfitta, ha sempre ripetuto Bergoglio e in un’epoca segnata da conflitti persistenti e tensioni globali, la ricerca della pace rimane una delle sfide più urgenti e complesse dell’umanità, ma possibile. L’instancabile impegno di “Franciscus” offre spunti di riflessione su come costruire un mondo più armonioso.
Ha costantemente denunciato le ingiustizie e le disuguaglianze che alimentano le guerre ed è emblematico il suo messaggio per la 58esima Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2025 con diversi passaggi significativi: “La vera pace potrà nascere solo da un cuore disarmato dall’ansia e dalla paura della guerra”

Se guardiamo ai nostri antenati e sfogliamo le pagine di storia, le civiltà antiche utilizzavano la diplomazia per negoziare tregue e pace, attraverso trattati che stabilivano i confini, i diritti commerciali e le alleanze militari, oppure con matrimoni strategici tra le famiglie reali ed anche con la conquista di una regione o di uno stato che portava a un periodo solo temporaneo di dominio e di pace.

Compromessi e forzature che non possono più trovare collocazione in una società moderna che si evolve continuamente, che guarda al progresso per costruire il futuro. Bergoglio ha sottolineato la necessità di affrontare “quelle che S. Giovanni Paolo II definì «strutture di peccato»  che perpetuano la violenza, come le disparità economiche, il degrado ambientale e la disinformazione. Ha inoltre proposto azioni concrete, tra cui il condono del debito estero dei Paesi poveri e la creazione di un Fondo mondiale per eliminare la fame”.
Papa Francesco ha approfondito il tema delle diseguaglianze riportando alla memoria anche la storia del Giubileo che “ risale a un’antica tradizione giudaica, quando il suono di un corno di ariete (in ebraico yobel) ogni quarantanove anni ne annunciava uno di clemenza e liberazione e ricordava a tutto il popolo, a chi era ricco e a chi si era impoverito, che nessuna persona viene al mondo per essere oppressa”

Si è vero, nessuno è nato per soffrire, ma per vivere libero e con gli stessi diritti di tutti, ma purtroppo siamo davanti ad una mappa della sofferenza. Il mondo è attualmente teatro di numerosi conflitti armati, circa 56 che coinvolgono 92 paesi , tra cui quelli in Ucraina, Medio Oriente, in Asia e in diverse regioni africane, guerre che causano immense sofferenze umane e destabilizzano intere aree geografiche. E’ necessario quindi un approccio multidimensionale che includa “Dialogo e Diplomazia” tra le parti in conflitto e sostenere processi diplomatici inclusivi, ma anche una “Giustizia Sociale” per affrontare le disuguaglianze che alimentano il risentimento e la violenza.
“I beni della terra– si legge ancora nel messaggio di inizio anno- sono destinati non solo ad alcuni privilegiati, ma a tutti. Può essere utile ricordare quanto scriveva S. Basilio di Cesarea: «Ma quali cose, dimmi, sono tue? Da dove le hai prese per inserirle nella tua vita? […] Non sei uscito totalmente nudo dal ventre di tua madre? Non ritornerai, di nuovo, nudo nella terra?”

Serve “Educazione alla Pace” per insegnare i valori della non violenza, della tolleranza e della solidarietà fin dalla giovane età. Molto spesso Papa Francesco ha chiamato in causa proprio i giovani e bambini, non solo lanciando appelli di aiuto contro i terribili massacri, ma anche per renderli protagonisti di questo percorso educativo alla pace.

Ma uno degli obiettivi prioritari resta il “Disarmo e il Controllo degli Armamenti”: basta ridurre la proliferazione di armi e destinare le risorse alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile.

Infine è necessario incoraggiare la partecipazione attiva delle comunità locali, delle organizzazioni non governative e dei movimenti per la pace. Come ha ricordato Papa Francesco, “la pace non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato

In questo spirito, è fondamentale coltivare una cultura della pace che valorizzi la dignità umana, promuova la giustizia e favorisca la riconciliazione per una duratura convivenza pacifica. E qui entra in gioco il cosiddetto “disarmo del cuore, un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri. A volte, basta qualcosa di semplice come un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito per avvicinarsi alla meta della pace”. Proprio come quella semplice e utile chiacchierata tra Trump e Zelensky, tra due persone normali e umane, senza titoli, incarichi o sovrastrutture. Un momento storico che non deve rimanere atto formale, ma avere un seguito produttivo e costruttivo.

Non va dimenticato che in questo percorso da proseguire c’è anche il difficile e sfidante compito della Chiesa, una pesante eredità per il Pontefice che sarà eletto, ma anche la garanzia di una continuità nel ripercorrere quel messaggio di “Pace Possibile”, quell’invito rivolto ai potenti della terra, quella mano tesa agli ultimi, ai poveri, ai popoli più sfortunati.

Il cardinale Pietro Parolin, già segretario di Stato, nella seconda messa in
suffragio del Pontefice e celebrata in occasione del Giubileo degli Adolescenti, ha fotografato lo stato d’animo della Chiesa e del mondo in questo momento:
“Stiamo vivendo Il dolore per la dipartita di Papa Francesco, il senso di tristezza, il turbamento nel cuore e la sensazione di smarrimento, proprio come gli apostoli addolorati per la morte del Signore, ma dobbiamo essere fiduciosi nella gioia e nella luce del Vangelo”

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo.
spot_img
spot_img

Ultimi articoli