Il Mio Riccardo: omaggio a Riccardo Dalisi

Antonella Venezia
Antonella Venezia
Antonella Venezia vive e lavora a Napoli. E’ architetto e designer ed è associata allo studio professionale Veneziatre Architetti Associati che lavora nell’ambito della progettazione architettonica in tutti i campi.
La sua attività come designer comincia con Riccardo Dalisi, con il quale collabora alla Federico II, per poi insegnare Design del gioiello all’Università Luigi Vanvitelli. Attualmente è la Presidente dell’ADI (Associazione Design Industriale) delegazione Campania.

In Riccardo Dalisi si racchiude un mondo complesso, per niente semplice, assolutamente in contrasto con il suo apparire sempre un po’ fuori dagli schemi, sognante, etereo, a volte fanciullesco.

In circa trent’anni di collaborazione, ma ancor di più di amicizia, i momenti e gli spunti di riflessione, sono stati pressoché infiniti.

Entrambi cavalcavamo quella sensazione orribile del sentirsi soli interiormente e questo è stato il filo rosso che ci ha uniti indissolubilmente. Io a raccogliere le sue confessioni, ansie, paure e lui a recepire le mie che, seppur tanto più giovane, si congiungevano alle sue per vari aspetti che, come spesso diceva, sembravano punti di saldatura.

©️ ph Antonella Venezia

Tanto si è scritto e si scrive su di lui, come è giusto che sia, quindi io mi esimo dall’elencare i suoi riconoscimenti più alti, come i due compassi d’oro o la fondazione di percorsi architettonici e sociali che lo hanno reso visibile al mondo; io parlo del Mio Riccardo.

Abitavo di fronte il suo studio storico in Calata San Francesco nel quartiere Vomero, Napoli; di giorno mi chiamava per prendere la cioccolata calda al bar li vicino; si leggeva nei suoi splendidi occhi azzurri che assaporava con estremo piacere quel momento; lo faceva diventare quasi una composizione artistica: il gesto, la ritualità, il godimento, fino alle macchie che inevitabilmente la cioccolata gli provocavano.

©️ ph Antonella Venezia

Riccardo, in un momento alquanto complesso della mia vita, mi volle donare le sue ultime poesie, inedite, mai pubblicate, perché era per lui un gesto per suggellare un’amicizia già consolidata da anni, ma, in quel gesto, c’era la trasmissione di un atto di fiducia come per dire: Io ci sono.

Tante, tantissime le esperienze vissute insieme: allestimenti di mostre, risate, viaggi, incontri con designer come Mendini, Sottsass e tanti altri.

La sua chiave di lettura sul mondo a volte sembrava scorrere su binari paralleli rispetto al pensiero di vita di tutti gli altri ma, per me, il suo binario, anche se di difficile lettura nell’immediato, era sempre quello giusto.

©️ ph Antonella Venezia

Da quando avevo 14 anni, oggi ne ho 57, ho incominciato a leggere i Tarocchi in Croce Celtica e, per anni, Riccardo si faceva leggere da me le carte; non perché interessato alla lettura, ma perché affascinato dal racconto sul simbolismo che queste possiedono. Le varie combinazioni di carte portano ad una interpretazione simbolica diversa, pertanto questa operazione avrebbe potuto per lui essere eterna.

Il Riccardo che ho conosciuto era quello alla ricerca costante di un mondo che purtroppo non esisteva se non nel suo immaginario. Divertente, esuberante, poliedrico, risultava sempre apparentemente distratto, ma la rapidità con la quale coglieva l’attimo, l’intuizione, il segno, era davvero strutturata e concreta.

Con lui non sono stata solo assistente universitaria dal 1994 per 11 anni e assistente al corso di Specializzazione in disegno industriale, ma ho vissuto l’elaborazione dei primi suoi gioielli in arte povera, da lì in poi lui ha sempre riconosciuto in me una persona che aveva colto tutto il suo modo di vedere le cose e di come esprimerle su carta.

A tutti quelli che in tanti anni mi hanno chiesto quale fosse l’insegnamento più importante che ho avuto da Dalisi, rispondo che sono principalmente due: il primo è l’emozione, che è l’ unica costante per far progredire il pensiero, mentre il secondo è quello di non aver paura dell’errore, perché serve come accrescimento personale.

Mi pregio del fatto che mi dette la possibilità in modalità esclusiva, di prendere gli “scarti” delle sue lavorazioni e di trasformarli in gioielli, accompagnati da un suo disegno per i nostri 25 anni di amicizia.

Quelle da me realizzate le definimmo delle “Sculture da passeggio” dove sembrava che una parte del suo soffitto di studio, dal quale pendevano centinaia di oggettini in latta, potesse risiedere al braccio di chi li indossava. Il tintinnio, il colore, l’imperfezione che riporta alla sua teoria dell’Errore, fanno di questi dei punti focali, non solo di bellezza, ma di interpretazione.

Ancora oggi, a distanza di due anni dalla sua scomparsa terrena, mi rivolgo a lui, mi confronto, ci scherzo e mi rassereno, pensando a quegli occhi azzurri e non bevendo più cioccolata calda.

Intervista ad Antonella Venezia
(di Anna Fresa)

A.F. Chi era Riccardo Dalisi?
A.V. Riccardo fondamentalmente era un genio. E’ stato un genio. E non un genio incompreso come spesso ho sentito dire. E’ stato un genio e basta.

A.F. Secondo te ha lasciato un’eredità nel mondo?
A.V. Riccardo ha lasciato un’eredità importante in chi l’ha saputa cogliere. Ci ha dato degli strumenti personali ma innovativi per indagare l’architettura il design e l’arte.

A.F. C’è qualcosa nei suoi progetti che ti ha colpito particolarmente
A.V. Assolutamente si. Innanzi tutto l’errore, perché Riccardo spronava e si spronava e attraverso l’errore trovava il compimento della sua opera.

A.F. Mi dici un ricordo particolare di Riccardo che puoi avere solo tu?
A.V. Un ricordo che posso avere soltanto io è di quando ero incinta e Riccardo mi ha fatto posare ore e ore per ispirarlo nel progetto di una importante collezione che poi vide luce. Quello è un ricordo solo mio perché era il mio addome che conteneva mia figlia.

A.F. Che cos’era l’emozione per Riccardo Dalisi?
A.V. Per lui l’emozione era tutto: il rumore della carta, l’ombra, un raggio di sole, l’incanto di fronte ai bambini che giocavano. Era il motore per progettare qualsiasi cosa. Senza l’emozione non ci sarebbero stati i suoi progetti.

A.F. Che età aveva?
A.V. Riccardo per tanti aspetti, come spesso è stato detto, sembrava un fanciullino, per le sue facce, i suoi movimenti, le sue espressioni. Onestamente penso che Riccardo non avesse età anagrafica, riusciva a comunicare con chiunque sempre in maniera corretta ed equilibrata. No un’età non gliela so attribuire.

A.F. Qual è la magia che c’è nei suoi progetti e nei suoi oggetti?
A.V. Secondo me la magia più grande era che i suoi progetti ed i suoi oggetti rispecchiavano esattamente il suo modo di essere: l’allegria, il bacio mai compiuto, la sonorità, gli oggetti in movimento, la latta. La latta, in particolare, un materiale difficile che amava molto, al quale riusciva ad infondere l’armonia che aveva dentro.

A.F. Qual è la cosa che più ci manca di Riccardo Dalisi oggi?
A.V. Al di là del fatto che sia stato un grande esponente della scuola napoletana di design, Riccardo era un curioso, sperimentava qualsiasi cosa ed è proprio questa sua spinta energetica che oggi manca nel panorama partenopeo, o almeno io non la ritrovo.

Antonella Venezia
Antonella Venezia
Antonella Venezia vive e lavora a Napoli. E’ architetto e designer ed è associata allo studio professionale Veneziatre Architetti Associati che lavora nell’ambito della progettazione architettonica in tutti i campi.
La sua attività come designer comincia con Riccardo Dalisi, con il quale collabora alla Federico II, per poi insegnare Design del gioiello all’Università Luigi Vanvitelli. Attualmente è la Presidente dell’ADI (Associazione Design Industriale) delegazione Campania.
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