Padova restò per molti anni il centro più importante della cultura scientifica che combatteva alacremente contro le scelte degli umanisti. Proprio a Padova, infatti, il pensiero laico naturalistico trovò le sue conclusioni più importanti. La dottrina aristotelica fu interpretata secondo due linee di sviluppo. La prima, legata alla personalità di Agostino Nifo, intendeva recuperare il commento di Averroè; la seconda, molto più severa nella scelta naturalistica, ebbe in Pietro Pomponazzi il suo esponente di maggiore rilievo.
Questo secondo indirizzo filosofico fu detto anche alessandrinismo, da Alessandro di Afrodisia, notevole studioso di Aristotele nel II secolo d.c. Alessandro affermava che l’intelletto, tanto quello agente che quello possibile, è parte integrante del corpo umano e può raggiungere la perfezione, cioè un’immortalità non individuale. In effetti rapidamente Pomponazzi divenne il filosofo più seguito del suo tempo.
La Repubblica di Venezia, in aperta polemica con lo Stato pontificio, assicurava ampia libertà allo Studio patavino, diretto erede e continuatore della tradizione, della Sorbona e delle altre grandi Università francesi. Occorre rilevare, infine, che l’aristotelismo padovano non produsse – in particolare sul piano della ricerca scientifica – nessun risultato di particolare rilievo.
Leonardo: il naturalismo che nasce dall’esperienza
Leonardo da Vinci più volte afferma di essere un uomo privo di lettere e di imparare soltanto dal libro della natura perché, come in più casi , è l’esperienza la sua vera maestra. Tutta la sua attività, tutte le sue ricerche sono rivolte verso risultati all’opposto di quelli rivendicati dagli umanisti. Egli studia il moto; si occupa dei fenomeni fisici; offre singolari soluzioni ai problemi dell’abduzione dell’acqua; analizza il volo degli uccelli. Tuttavia, nella sua ricerca, manca completamente qualsiasi tipo di indagine sui problemi della religione. Infatti, egli nega l’immortalità dell’anima, evitando ogni ricerca in proposito, ritenendo che solo gli esperimenti continui potessero condurre a risultati veramente scientifici.
Potremmo, dunque, definirlo come lo studioso più indipendente da qualsiasi scelta filosofica naturalista: nel senso più puro della parola, Leonardo ha anticipato i risultati più vicini al mondo moderno nel campo dell’ottica e nell’analisi della visibilità umana. La sua pittura, difatti, è rigorosamente legata allo studio diretto, portato all’estremo limite dei corpi immersi nella luce.
Resta comunque tutta la sua opera, come una lettura chiara e, al tempo stesso, complessa della realtà che circonda l’uomo. Probabilmente al pari di tanti altri studiosi del suo tempo il suo genio versatile, al tempo stesso completo impersona – ad ogni livello – la straordinaria qualità del genio italico nei secoli.



