L’Umanesimo nella sua lenta e progressiva conquista della cultura

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

La cultura umanistica cercò in primo luogo di ritrovare nella cultura antica i valori originali, mettendo da parte gli errori e le deformazioni che nel corso dei secoli aveva subito. Pertanto, la lingua latina viene studiata nelle sue più raffinate espressioni e si inizia ad usarla evitando qualsiasi commistione con lo stile letterario del mondo medievale. La diffusione dell’Umanesimo determinò altresì fra gli intellettuali, la scelta di realizzare nuovi modelli di educazione e di comportamento. 

Per tutto il nuovo  secolo , infatti, questa ricerca diventa sempre più incalzante e raccoglie sempre maggiori adesioni, al punto che questo periodo viene definito il “secolo dell’umanesimo”. La letteratura e l’educazione letteraria diventano, nella visione umanistica, il valore determinante dell’individuo. Conoscere la letteratura significa avere una immagine precisa degli eventi del passato, tale da permettere allo studioso di mettersi in contatto col futuro. Naturalmente, alla base di questo trasporto verso il mondo latino si pone la volontà di imitare sul piano retorico le grandi opere del passato. Si cerca così la perfezione formale: la parola più elegante, la dignità completa del discorso, che deve essere altresì armonico ed equilibrato. Siamo molto lontani, quindi, dalla ricerca delle arti medievali. I nuovi umanisti ritenevano importanti solo gli elementi di natura morale che esprimevano la virtù e il valore intrinseco dell’individuo. E’ così che nasce anche un nuovo sistema di valutazione, per il quale l’uomo deve essere capace di equilibrare le scelte della sua ragione, attraverso un uso raffinato della parola e un comportamento degno in ogni occasione. Questa missione del mondo comporta la scelta della poesia come espressione privilegiata dell’uomo, ovvero elemento determinante della sua caratura morale e civile. La retorica, di conseguenza, diventa fondamentale rispetto alla tradizione tipica delle scuole medievali, le quali erano – essenzialmente – fondate sullo studio della teologia e della filosofia. 

In molte Università, anche delle scienze, il letterato umanista vuole mettere da parte il predominio operato dagli aristotelici. Le virtù dell’uomo si esprimono nella sua presenza sociale e mondana;  e determinante è anche il rifiuto della vita monastica e delle manifestazioni ascetiche. 

L’umanista assume anche una posizione diversa nei confronti dei Prìncipi e dei Signori che dominano in questa nuova fase della storia. Il retore umanista vuole innanzitutto emergere a livello sociale e, pertanto, cerca l’appoggio dei potenti, esaltando le loro qualità e cercando, peraltro, sempre di migliorare la propria posizione, cambiando anche la sede, cioè il Principe presso il quale servire. Ulteriore campo d’indagine dell’Umanesimo è la pedagogia: il letterato umanista, difatti, cerca nuovi modelli culturali, grazie ai quali è possibile far emergere le qualità migliori dell’individuo.  Tutto ciò si ottiene attraverso la retorica e la grammatica, che pur vengono coltivate, valorizzando il rapporto diretto con le grandi opere dei migliori autori latini. L’allievo, dunque, deve diventare – in particolare, attraverso l’esempio – l’autore mutuato dalla lettura dei classici, e questo cambiamento della pedagogia è d’altronde segnato proprio da due personaggi che evitano di dedicare troppo tempo alla stesura di opere scritte, pensando che l’attività diretta, soprattutto sulle menti dei giovani, sia molto più importante. 

Troviamo, così, due grandi maestri quali Guarino Veronese e Vittorino da Feltre. La loro attività si svolge prevalentemente educando i rampolli delle dinastie a sviluppare la propria intelligenza e la propria conoscenza delle opere antiche. Va pure rilevato, all’interno delle Università, il grande progetto di rinnovamento culturale della cultura umanistica, la quale ancora stenta ad imporsi, essendo, spesso, completamente al di fuori dei programmi tradizionali. Raramente, infatti, gli Atenei assegnano incarichi di insegnamento ai protagonisti del rinnovamento umanistico.

I primi umanisti cercano anche di cambiare il sistema di insegnamento e, in particolare, di diffusione della cultura. Seguendo l’esempio di Petrarca, cercano di dare luogo ad un processo  storico più moderno, determinando una nuova istituzione culturale, destinata a crescere nel corso dei secoli, cioè la creazione di Accademie di alto valore culturale. Determinante, peraltro, fu pure la formazione di biblioteche classiche laiche. Seguendo l’esempio di Petrarca, a Firenze e in altre città del centro-Italia, si sviluppano biblioteche di notevole importanza, a testimonianza della innovata diffusione della cultura umanista italiana.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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