L’influenza del neoplatonismo nella società del Cinquecento

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Lungo tutto il secolo XV la filosofia di Platone era stata la base di una nuova interpretazione della teologia, del tutto lontana dalle posizioni realistiche di San Tommaso. In effetti, Marsilio Ficino aveva Inseguito un modello spiritualistico più aderente alle esigenze di raffinata eleganza della nuova aristocrazia, che rifiutava le soluzioni più realistiche del mondo medievale. Sicuramente Il Cardinale Bembo, con l’opera dialogica intitolata Gli Asolani, diffuse in tutte le corti Italiane i concetti più importanti circa le teorie di Platone intorno all’amore. La scelta del dialogo conferma la volontà di adeguarsi al modello ficiniano.

In effetti, nella villa di Asolo, presso Treviso, tre giovani donne e tre giovani uomini discutono dell’amore, delle sue grandi virtù e anche delle sue pericolose conseguenze. Alla fine, però, l’amore platonico viene indicato come l’unico capace di condurre l’animo dell’uomo alla perfezione. Bembo, dunque, teorizza definitivamente la necessità di riconoscere le teorie di Marsilio Ficino e, naturalmente, di Platone. Infatti alla filosofia neoplatonica viene attribuito il merito di aver restituito all’uomo, attraverso la nuova Concezione dell’amore, la serenità nella vita quotidiana.

Il libro che invece influì maggiormente sullo sviluppo della società aristocratica del tempo fu sicuramente Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione. L’opera, con fine ingegno creativo, ambienta tutti i suoi dialoghi nella splendida corte di Urbino, nella quale, nel 1507 dame eleganti e cavalieri colti e innamorati si uniscono nelle splendide sale della treggia dove, due donne bellissime, ovvero Elisabetta Gonzaga ed Emilia Pio, ogni sera, li accolgono per discutere delle qualità che determinano Il valore del perfetto uomo di corte. 

Ritorna così, quasi per incanto, l’atmosfera propria delle corti provenzali. Ci si chiede di nuovo se l’esercizio delle armi conti più della cultura letteraria a formare il perfetto cortigiano. Ludovico da Canossa e Federico Fregoso – nei primi due giorni di dialoghi – spiegano che il decoro e la pienezza espressiva del discorso, insieme alla sprezzatura, cioè la disinvoltura nei rapporti umani, unendosi all’esercizio delle armi e alla lealtà assoluta, permettono di diventare un raffinato uomo di corte. Il cardinale Bibbiena, autore forse della più attraente commedia del ‘500, insieme alla Mandragola del Machiavelli, Illustra quanto sia utile al cortigiano esprimersi attraverso frasi briose, ricche di umorismo. Nelle battute finali del dialogo, Fregoso indica il comportamento che il cavaliere deve tenere nei confronti del suo signore; alla fine, Pietro Bembo ribadisce la completa adesione all’amore platonico. 

Come si vede, siamo di fronte ad un modello del tutto lontano dalla vita quotidiana di tutti gli uomini. Le idee del Castiglione, peraltro, sono riaffiorate in ogni fase della storia italiana nella quale la visione estetica della vita ha preso il sopravvento su qualsiasi altra impostazione. Non è un caso, infatti, che Andrea Sperelli, a distanza di secoli, da protagonista del Piacere di Gabriele D’Annunzio, esprima, sin dall’inizio dell’opera, il suo progetto di essere protagonista assoluto della società in cui vive: e realizza, in tal modo, il topos letterario del modello proposto da Castiglione. Sulla stessa linea a distanza di oltre un secolo troviamo il protagonista di una delle realizzazioni cinematografiche più convincenti degli ultimi decenni, Jep Gambardella, nel film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, icona assoluta di un modello di società contemporanea.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
Articolo precedente
Articolo successivo
spot_img
spot_img

Ultimi articoli