La gravidanza come una malattia

Pasquale Mastrantonio
Pasquale Mastrantonio
Già professore ordinario di Ginecologia nell' Università.

Già nell’antica mitologia greca si trova II riferimento all’estrazione fetale per via addominale: l’estrazione dl Esculapio dall’addome dl sua madre tu effettuato dal fratello Apollo, Dio della medicina.

Altri riferimenti si ritrovano nella cultura Indù, Egiziana, Romana, Europea ed Asiatica. Gli antichi Cinesi effettuavano il taglio cesareo solo nelle donne vive.

Nelle popolazioni Mischnagoth e Talmud si interrompeva la vita ai primogeniti nati da taglio cesareo gemellare e la madre era sottoposta a riti di purificazione

In realtà, due sono le scuole di pensiero circa l’origine del “taglio cesareo”: molti storici Io attribuiscono alla nascita di Giulio Cesare che sarebbe nato in questo modo altri ad un’antichissima legge Romana emanata tra il 715 ed il 672 aCn sotto II dominio di Numa Pompilio e denominata lex Cesarea che prescriveva l’estrazione addominale del feto in tutte le donne gravide che morivano a fine gravidanza.

Il primo cesareo documentato su donna vivente che mori dopo alcuni giorni risale al 1610 ed è solo nel 1790 in Virginia che la prima donna sopravvive all’Intervento.

Al di là di queste citazioni e considerazioni etimologiche bisogna, tuttavia, considerare il ruolo che II parto ha avuto nella storia: la partoriente è stata considerata per lungo tempo (fino al 1800) e soprattutto nel Medioevo un essere impuro e l’assistenza al parto era riservata non al medico ma alla levatrice considerata impura anche lei.

Dal 1800 cioè da quando sono cominciati a comparire i primi testi di ostetricia nelle facoltà di medicina, ad oggi, l’evento parto ha preso un’ accezione sempre più patologica e meno naturale.

Negli ultimi 20/30 anni, in molti paesi europei ed extraeuropei si è osservato un aumento del ricorso al taglio cesareo con frequenze che si aggirano attorno al 20% e che variano significativamente da Paese a Paese.

Dati ISTAT mostrano come l’Italia sia tra i Paesi che ricorrono più facilmente al taglio cesareo rispetto al resto dell’Europa ed all’America e tale tendenza continua ad aumentare.

Infatti, nonostante che per somma ironia l’ISTAT, commentando i dati sottolinei che le donne “preferirebbero il parto naturale”, da noi il parto è sempre più “medicalizzato” come testimonia la media nazionale che infatti è passata dal 29,9% al 37% ad oggi.

Così deteniamo un record: vantiamo il  più alto numero di cesarei dell’intera Unione Europea.

Tali dati sono l’espressione massima dello stravolgimento culturale che riguarda l’approccio alla gravidanza, pertanto, dobbiamo chiederci se si possa più definire ‘lieto evento la nascita che viene ormai considerata come una malattia da trattare solo chirurgicamente e non naturalmente.

L’obiettivo principale di qualsiasi intervento di sanità pubblica dovrebbe essere quello di garantire un’assistenza non invasiva alla gran parte delle gravidanze fisiologiche ed un’adeguata identificazione monitorata della piccola quota di gravidanza a rischio.

Oggi, purtroppo si assiste ad un abuso di procedure diagnostiche e terapeutiche complesse ed invasive estese alla totalità di gravidanze. Tale approccio ha causato inevitabilmente un aumento dei costi e dei rischi iatrogeni ed una riduzione della qualità delle prestazioni sanitarie, senza ulteriori benefici per la donna e neonato. Adesso si assiste infatti, ad una “sovrautilizzazione” delle prestazioni diagnostiche come evidenziato dalla tabella ISTAT.

Mi riferisco al numero elevato  di ecografie che viene fatto in gravidanza quando il protocollo internazionale ne raccomanda massimo tre.

Invece, stando ai dati, i178,8% delle nostre puerpere è andata oltre le tre, raggiungendo più di 5 ecografie per gestazione. Pensare che il 29% ne ha eseguite 7 o più dando per scontato, la innocuità per il nascituro del frequente uso di macchinarti ad ultrasuoni.

Un’invasività diagnostica che potrebbe solo essere giustificata nelle gravidanze ad alto rischio. Da circa 2 o più anni è di moda nella pratica clinica l’impiego dell’ecografia tri o quadridimensionale che ha una valenza solo di tipo scientifico e che non aggiunge nulla di più ad una buona bidimensionale. Ma perché oggi si fa ricorso così facilmente a procedure diagnostiche/terapeutiche così invasive?

Ed ancora esistono delle variabili (geografiche/culturali) correlate a questa pratica così negativa?

I dati epidemiologici Italiani mettono una variabilità regionale nell’incremento di tagli cesarei, con un gradiente Nord/Sud (da una frequenza del 20,4% a una del 53,4 % tra Friuli e Campania.

Altro dato interessante è il primato di tagli cesarei effettuati in clinica privata indistintamente dall’area geografica. Dato contrario ad ogni possibile spiegazione di ordine medico/sanitario.

Le donne dl cittadinanza Italiana, inoltre partoriscono con taglio cesareo più frequentemente rispetto quelle di cittadinanza straniera, sebbene non vi siamo differenze tra le due categorie nel tasso di tagli cesarei effettuati d’urgenza. Se andiamo ad analizzare l’incidenza di tagli cesarei “d’urgenza” in rapporto ai giorni della settimana, come ha evidenziato la Professoressa Triassi, epidemiologa della Federico II di Napoli, in un suo recente lavoro, notiamo che i giorni che precedono il weekend (e precisamente il giovedì e il venerdì) sono quelli in cui vi è maggior tasso di tagli cesarei d’urgenza sebbene non vi sia alcuna evidenza scientifica che la gestazione od il travaglio si complichi prima del “weekend”, al contrario proprio durante il weekend quando non vi è elezione e sarebbe prevedibile un numero di tagli cesarei “d’urgenza”, maggiore, si raggiunge il numero minimo di tagli cesarei.

Considerazioni generali

I fattori di rischio statisticamente provati per il taglio cesareo sono le patologie insorte in gravidanza e preesistenti, il luogo dove è avvenuto il parto e l’area geografica di residenza.

Si noti invece come una gravidanza gestita dall’ostetrica sia un importante fattore protettivo,. E’ necessario, quindi, che il tasso di tagli cesarei si riduca per agire favorevolmente anche sulla spesa sanitaria con una contemporanea riduzione della mortalità perinatale. Tutto ciò sarà possibile migliorando l’assistenza al parto e riducendo la spettacolarizzazione del parto stesso. Per promuovere il parto naturale sono stati approntati strumenti di tipo legislativo, comunicativo, di diffusione nazionale.

Alla luce di tale situazione ed in coerenza con un progetto (Obiettivo materno — infantile, DPCM del 24 aprile 2000) il Ministro della salute di allora Livia Turco presentò un disegno di legge approvato poi con il piano Nazionale 2006/2008 (D.P.R. 7 Aprile 2006) che si proponeva di promuovere una maggiore tutela dei diritti della gestante e del neonato ed un’appropriata assistenza all’intero percorso nascita da parte del SSN nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza. Secondo tale decreto l’anestesia epidurale (che evita la sofferenza del parto) entrò nei livelli essenziali di assistenza. Sono previste importanti novità per migliorare l’assistenza e le tutela delle partorienti: dal potenziamento dei consultori familiari e l’istituzione di un numero verde per il sostegno e l’accompagnamento alle nascite, alle indicazioni rivolte ai direttori delle ASL, a tutti gli operatori del settore materno/infantile per favorire le linee-guide di assistenza al parto fisiologico e il decremento del taglio-cesareo.

Maggiori saranno i controlli per il monitoraggio delle ASL e degli ospedali per verificare se sono stati effettuati i corsi obbligatori sulle linee-guida e se è stata attivata la carta dei servizi, la qualità del consenso informato e quali punti nascita abbiano attivato iniziative di preparazione al parto.

L’osservatorio epidemiologico regionale avrà il compito di monitorare il rapporto dell’incidenza dei cesarei della regione, di promuovere iniziative destinate all’incremento dei sistemi di sorveglianza al fine di diffondere adeguati sistemi informativi per la popolazione.

Per disincentivare il T.C. si agirà anche sulle mega-tariffe riducendole in base alle percentuali di scostamento delle medie regionali. Si tratta di un importante traguardo poiché la pratica del taglio cesareo ha raggiunto percentuali incivili e va drasticamente ridotto.

Conclusioni

Con il parto naturale si potranno contenere le spese, si potrà abbassare l’indice di mortalità perinatale per lo meno dell’8% e migliorare l’assistenza alle donne in gravidanza.

Intorno alle nascite c’è troppo spettacolo; la legge è sicuramente un passo avanti per ridurre il taglio cesareo, ma c’è bisogno di un intervento ben più complesso per migliorare la situazione. Le donne del Sud sono penalizzate da un sistema per molti aspetti sbagliato.

Ormai è un problema culturale quello del taglio cesareo. Non è solo colpa dei medici, ora sono le donne che non vogliono partorire naturalmente.

C’è un’errata enfatizzazione del dolore, che come indicò già tempo fa la Professoressa Tufano, direttore dell’anestesiologia della Federico II non deve e non può essere sicuramente un limite al parto spontaneo.

E’ l’ignoranza che spesso porta a preferire il TC, ignorando che non è sempre sicuro!

Pasquale Mastrantonio
Pasquale Mastrantonio
Già professore ordinario di Ginecologia nell' Università.
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