La nascita dell’Umanesimo

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

La lettura di Cicerone spinse Petrarca a comprendere l’importanza dei valori classici e – soprattutto – a cogliere gli aspetti migliori della vita umana, mettendo finalmente da parte la scelta medievale di vedere nel mondo solo gli appetiti sensuali e le miserie morali. Per la prima volta veniva superata, anzi, completamente eliminatala paura, la disperazione, l’attesa di eventi improbabili – quanto funesti – che aveva reso impossibile, o quasi, la vita nel Medioevo. Attraverso La lettura delle opere antiche era possibile mutare completamente la visione nei confronti tanto della natura quanto del mondo umano ritrovando il gusto di una vita trascorsa nella serenità e nell’attesa di cose migliori. 

Per la prima volta si riteneva possibile che l’uomo potesse, migliorando le sue certezze nella fede, avvicinarsi il più possibile a Dio. Venivano così eliminate le superstizioni e le mille incertezze della dialettica. Trionfava l’ottimismo proprio del Cristianesimo. Naturalmente, le vicende politiche dell’intera Europa – nei primi decenni del secolo XIV – erano segnate da guerre violente che mietevano migliaia di morti, come nella Francia accadeva durante la guerra dei Cent’anni.

Né migliore era la situazione in Italia, dove, come aveva già ben compreso Dante, le faide comunali rendevano dura, e spesso insostenibile, la vita nelle città più importanti. Appariva necessaria un’azione morale che rendesse meno aspra la vita quotidiana e che – al tempo stesso – riempisse il vuoto culturale di tanti cittadini, del tutto esclusi da una partecipazione attiva alle scelte operate da una ristretta schiera di personaggi divenuti rapidamente protagonisti politici e tesi a favorire i progetti  dei Comuni più rappresentativi. Petrarca fu il primo a intuire che era necessario ritrovare nel mondo quotidiano i segni primi della vita cristiana, vale a dire il senso della carità, il culto della pietà, l’amore per la pace.

La lettura dei classici poteva fornire le norme essenziali di una vita cristianamente vissuta, rendendo equilibrata e serena la norma religiosa. Ma, ritrovando in una parola, attraverso le humanae litterae, la vera dimensione dell’uomo, da questo bisogno di vera amicizia fra gli uomini, nacque l’idea fondamentale dell’Umanesimo.

La lezione del classicismo: i rimedi dell’alterna fortuna e le vite degli uomini illustri

Le vite degli uomini Illustri è l’opera di storia morale che indicava la strada nuova da percorrere per rinnovare il senso stesso della vita.  Iniziato da Francesco Petrarca nel 1337 il testo venne poi ampliato e revisionato  lungo tutti gli anni della sua esistenza. Superando di slancio qualsiasi ricorso alle figure allegoriche o alle immagini di vita di santi egli volle, infatti, concentrare tutta la sua attenzione sul mondo storico-umano, attraverso esempi concreti di virtù e di cultura. All’inizio pensò di descrivere le vite solo dei personaggi più importanti della storia di Roma, partendo da Romolo per arrivare fino all’imperatore Tito. Ben presto, però, allargò completamente la propria indagine, narrando le vite e le imprese dei personaggi più importanti della Bibbia e persino della mitologia classica. Un discorso a parte meritò, poi, la narrazione della vicenda personale di Giulio Cesare, che diventò un vero e proprio libro a parte. Naturalmente, il posto di maggior rilievo fu riservato a Scipione, l’africano l’eroe per eccellenza della Repubblica romana. 

In quest’opera appare evidente la capacità critica dell’autore che riesce facilmente a cogliere gli aspetti più reconditi delle personalità affrontate, giudicando sempre attraverso disamine capaci di cogliere il senso morale dei grandi protagonisti per la storia umana. Solo nel 1353, dopo avere a lungo meditato sulla forza straordinaria della lezione morale che gli Antichi avevano saputo scrivere e mostrare ai propri contemporanei, per indicare la via vera della virtù, Francesco Petrarca volle raccogliere in un’opera in latino, dal titolo De remediis utriusque fortunae, un elenco completo di insegnamenti, di massime e, soprattutto, di esempi che il mondo antico aveva saputo formulare nella certezza che la vita dell’uomo è esposta continuamente ai colpi alterni di una fortuna volubile, che può abbattere oppure elevare, all’improvviso, la sorte dell’uomo. 

Petrarca riusciva a trovare nelle opere delle antiche parole sincere e al tempo stesso efficaci, che fossero tali da poter consolare quanto addolcire o, addirittura, piegare gli animi, in particolare di fronte alle scelte del tutto imprevedibili che l’esistenza poteva e può offrire agli individui. Prevale, in questo lungo elenco, la formula di Seneca, capace di cogliere nelle tempeste della sua stessa esistenza, la necessità di affrontare le prove del destino con sereno spirito di accettazione e con la tranquillità di chi sa di non poter nulla contro le forze che intervengono nel fluire degli anni. 

Gli antichi scrittori infatti avevano saputo sempre indicare, come esperti timonieri, luoghi riparati e porti tranquilli, indirizzando verso la salvezza le angosce dell’uomo.

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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