La vera amicizia alla maniera di Marco Tullio Cicerone

Quella lezione del filosofo Gargano maestro di libertà

Lucio d'Alessandro
Lucio d'Alessandro
Rettore dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Lo avevo conosciuto sin dai tempi della mia scuola media e del suo liceo classico, presso il Vittorio Emanuele. Era compagno di scuola cli mio fratello maggiore Mariano, assieme ad altri giovani brillanti che avrebbero avuto successo nella vita, nel mondo dell’arte, della politica, della scienza, dell’industria. Tutti erano affascinati dalle infiammate lezioni di Mario Benvenuti loro professore di filosofia, socialista libertario, e presidente del circolo Carlo Pisacane.

Antonio Gargano era piccolo di statura e schivo, si notava poco eppure si intravedeva già in lui la stoffa dello studioso e del maestro.

Un po’ assomigliava alla casa dei genitori in cui ha, poi, vissuto tutta la vita. Abitava a Montesanto in cima ad una pesante scala, a prima vista l’appartamento appariva scarso di luce. Subito dopo l’ingresso, dietro ad una grande scrivania, sedeva il papà ed accanto a lui uno zio. Se non sbaglio svolgevano assieme una attività di intermediazione per la vendita di pesce atlantico: l’impressione, nonostante te la loro cadenza napoletana, era quella di seri mercanti di fiamminga memoria. Comunque niente di entusiasmante tantomeno di filosofico.

Epperò la casa, aveva luce, tanta. Portavano luce, la dolcezza della madre e la discrezione gentile della sorella Ermelinda, più giovane di lui di alcuni anni. C’erano poi i libri di Antonio, tanti già allora, consultati e conservati con grande cura che aprivano la mente ad infiniti orizzonti di pensiero politico e filosofico. C’era anche, allora, a dare luci e colori mediterranei, nonché un vago tocco di belle époque, all’ambiente, una intera parete coperta di dipinti del pittore amalfitano Pietro Scoppetta, antenato della madre.

I suoi anni universitari furono fortemente segnati dalla stagione sessantottina: si era infatti scritto nel 1966 ai corsi di Filosofia dell’università di Napoli divenendo da subito “interno” di quell’istituto cli psicologia diretto da Franco Iacono che fu di fatto epicentro degli studi e dei moti di contestazione (il ’68 fu, occorre ammetterlo una buona volta, un periodo di pericolosa lotta politica, ma dentro ad uno straordinario impegno intellettuale). Fu quello anche luogo di nascita della cosiddetta Sinistra Universitaria di cui Antonio, con altri, preparava le pubblicazioni. Erano anche anni di violenza ed Antonio, per quanto inerme ed assolutamente pacifico, ne sofferse più di qualche danno personale. Credo che il suo impegno politico non dovette essere estraneo alla mancata lode sulla pergamena della sua laurea in filosofia. Assurdo, Antonio era bravissimo! Si rifece con la laurea in letteratura tedesca presa qualche anno dopo.

Improvvisamente, all’inizio degli anni 70 diventò irreperibile. La lotta politica condotta da intellettuale e filosofo gli era parsa irrimediabilmente velleitaria se priva di un contenuto essenziale: l’esperienza dura del lavoro materiale. Si era dunque imbarcato, come mozzo su una nave mercantile Israeliana. Dopo qualche tempo era in Australia, operaio alla catena di montaggio della Renault. Ci scrivevamo. In una lettera che ho conservato a lungo (credo del ’73) mi annunciò l’idea cli tornare a Napoli perché aveva conosciuto prima di partire un avvocato che lo invitava a tornare per organizzare a Napoli un grande centro cli pensiero filosofico. L’avvocato era Gerardo Marotta: assieme crearono quell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici che fu, per lunghi decenni prestigioso protagonista, da Napoli, fra lezioni e pubblicazioni, del dibattito filosofico europeo. Non vi era in quegli anni pensatore di valore che, invitato dall’Istituto, non passasse per le sale di Palazzo Serra di Cassano, la monumentale sede che ben presto aveva sostituito la prima collocazione dell’Istituto nella casa stessa di Gerardo.

Quando venne il mio turno di essere invitato a trasferirmi altrove fu Antonio a trattenermi a Napoli. La città, diceva, aveva dato a lui la possibilità di realizzare il proprio sogno per gli studi di filosofia. Avrebbe dato la stessa chance a me. Abbiamo vissuto quasi due vite parallele, da lui ho ricevuto insegnamenti, aiuti, affetto. Ho cercato di ricambiarlo.

Al Suor Orsola, anche in forza della nostra amicizia ha insegnato per quasi 40 anni, prima nei gloriosi licei dell’Istituto poi all’Università. Aveva il dono della chiarezza delle idee e riusciva a trasferire in maniera semplice i più complicati concetti filosofici. Gli allievi lo adoravano e accorrevano in massa alle sue lezioni, al Suor Orsola o all’Istituto. Anche i suoi manuali di filosofia erano esemplari. In pochi casi il ruolo di insegnante è stato così profondamente vissuto e magistralmente interpretato.

Perché facesse il concorso per l’università dovetti quasi costringerlo. Mi pareva doveroso, non tanto per dargli “dignità universitaria” (non ne aveva bisogno) quanto, piuttosto, per assicurare a questo “monaco laico” come lo chiamava Antonio Villani a cui lo presentai, di fatto estraneo ad ogni interesse materiale, una retribuzione un po’ adeguata.

Quando, qualche anno fa, il suo impegno presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, non per sua volontà, sembrò affievolire, l’Ateneo Suor Orsola mise a disposizione il prestigioso ufficio di Presidente della Fondazione Pagliara, al cui CdA era stato chiamato a partecipare. Ci venne pochissimo, scusandosene infinitamente. Il suo luogo ineludibile era l’Istituto per gli Studi Filosofici, la creatura di Gerardo e sua che non poteva abbandonare.

Se ne è andato in punta di piedi come era il suo stile. Napoli gli deve molto, molto gli devono tutti coloro che hanno a cuore in Italia come nel mondo la libertà e la densità di pensiero. Il Suor Orsola porterà nel tempo la feconda memoria della sua lezione, intitolandogli un’aula.

L’onore che riserva ai veri Maestri.

Lucio d'Alessandro
Lucio d'Alessandro
Rettore dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.
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