Adesso tocca a noi. Ognuno nel proprio piccolo deve dare un concreto contributo alla soluzione dell’emergenza climatica e fare in modo che l’accordo raggiunto a Baku, anche se non condiviso da tutti, non cada nel dimenticatoio e venga tracciato fino all’obiettivo finale. Tocca anche a noi comprendere che la crisi climatica è una sfida a lungo termine che richiede costanza e impegno, sia a livello personale che collettivo, che il futuro è nelle nostre mani e va consegnato alle nuove generazioni, capire in maniera definitiva che l’inquinamento atmosferico, la distruzione della flora e della fauna marina, lo spreco di acqua e il consumo energetico, non sono problemi di altri, ma di ognuno di noi, dalle piccole alle grandi comunità
Se dovessimo paragonare la conferenza internazionale svoltasi in Azerbaijan ad una commedia teatrale, potrebbe facilmente venire in mente “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta, scritta nel 1887, ancora oggi attuale e perfettamente in linea con quanto accaduto a Baku. Paesi poveri contro quelli ricchi, paesi in via di sviluppo che hanno alzato la voce contro i potenti del mondo per avere garanzie sui propri diritti e sui finanziamenti utili a proteggere il nostro pianeta e l’umanità.
Il clima è un argomento che non deve dividere ma unire e per tale motivo ci sono volute due settimane di negoziati alla Cop29 per raggiungere un accordo. Dai 100 miliardi di dollari all’anno attuali, previsti dall’Accordo di Parigi, si arriverà gradualmente a 300 miliardi all’anno nel 2035 ed è stato approvato anche il mercato internazionale del carbonio, che permetterà agli stati di investire in progetti di decarbonizzazione all’estero.
Nonostante ciò, l’accordo non ha soddisfatto tutti ma ha creato qualche malcontento. Il capo dei negoziatori del gruppo africano, Ali Mohamed, si e’ rammaricato di un impegno finanziario “troppo debole” e “troppo tardivo”.
“L’importo è abissalmente misero. È una somma irrisoria”, ha detto la funzionaria indiana Leela Nandan.
“L’India si oppone all’adozione di questo documento, non e’ abbastanza ambizioso”, ha lamentato Sunday Evans Njewa del Malawi, a nome del gruppo dei paesi meno sviluppati (Pms), che riunisce le nazioni piu’ povere del mondo. “Questo obiettivo non e’ quello che speravamo di ottenere dopo anni di discussioni”.
Perplessità e preoccupazioni arrivano anche da Legambiente secondo cui l’accordo è “pessimo” e da Wwf Italia: “l’accordo non dà un segnale forte sulla riduzione delle fonti energetiche fossili”.
Dagli Stati Uniti invece Joe Biden parla di “risultato storico”, e lancia subito un messaggio al suo successore Donald Trump: “Nessuno può fermare la rivoluzione sull’energia pulita”.
Sulla Cop29 non è mancata la voce di protesta di Greta Thunberg, attivista per le politiche ambientali dal 2018. Sul suo profilo X, nelle ore precedenti all’accordo di Baku, ha scritto: “Le persone al potere stanno ancora per concordare una sentenza di morte per un numero sconfinato di persone le cui vite sono state o saranno rovinate dalla crisi climatica. Il testo è pieno di false soluzioni e vuote promesse. Il denaro dal Nord Globale necessario per ripagare il suo debito globale non si vede”.
In Azerbaijan il dibattito, oltre all’aspetto finanziario, si è acceso anche sul processo di decarbonizzazione, ancora molto lento nel mondo. E le polemiche non sono mancate già qualche mese fa sulla scelta dell’Azerbaijan come sede per la Cop 29. In quel paese sul totale delle esportazioni il 92% riguarda gas e petrolio e solo l’8% altri prodotti. Si tratta di fonti fossili che equivalgono a circa metà del Pil. Il carbone, una volta pilastro dell’industria energetica, è ora riconosciuto come una delle fonti di energia più inquinanti e dannose per l’ambiente.
Adesso tocca davvero a tutti noi. Non possiamo solo raccontare la rabbia dei paesi più poveri, ma dobbiamo seguire tutti questa scia di cambiamento con determinazione. La crisi climatica è una delle sfide più importanti del nostro tempo e richiede un approccio collettivo e multidimensionale.
Non possiamo far finta di nulla, dobbiamo informarci sui problemi climatici, le loro cause e conseguenze e condividere queste informazioni con amici, familiari e comunità per aumentare la consapevolezza collettiva.
La riduzione delle emissioni di carbonio può partire anche da noi adottando pratiche quotidiane, come l’utilizzo di mezzi di trasporto sostenibili (bicicletta, mezzi pubblici, carpooling), ridurre il consumo di energia in casa e scegliere fonti di energia rinnovabile quando possibile.
Anche nell’alimentazione è importante il consumo responsabile preferendo prodotti sostenibili, locali e biologici, ad esempio ridurre il consumo di carne e prodotti animali, poiché la loro produzione ha un impatto significativo sulle emissioni di gas serra.
Senza dimenticare il problema antico dello smaltimento dei rifiuti. Siamo ancora lontani dall’azzeramento dell’uso della plastica monouso e dalle pratiche quotidiane di economia circolare.
In questo processo di cambiamento è quanto mai indispensabile sensibilizzare e invitare i giovani a partecipare a manifestazioni e campagne sulla sostenibilità e su pratiche ecologiche, collaborare o fare donazioni a organizzazioni che lavorano per la protezione dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico e partecipare a progetti di riforestazione e di conservazione degli ecosistemi, cruciali per assorbire CO2 e mantenere la biodiversità.
Adesso tocca a tutti noi, ognuno con un profondo senso di responsabilità per avere qualche certezza su un futuro sbiadito e pieno di interrogativi.



