Nel settembre del 1959 la Mina nazionale deliziava con il lancio del singolo “Tintarella di luna” dedicata alle “Abbronzate, tutte chiazze, pellirosse un pò paonazze, son le ragazze che prendono il sol, ma ce n’é una che prende la luna”. E da allora cosa è cambiato?
L’abbronzatura è un processo in cui la pelle si scurisce in seguito all’esposizione di raggi ultravioletti a causa del maggior rilascio di melanina, da parte dei melanociti, che esplica un’azione protettiva del derma. Il Sole, la stella madre del sistema solare che costituisce il 99,8% della massa del sistema solare, emette una luce bianca, risultante dalla combinazione di tutte le lunghezze d’onda dello spettro del visibile. Le onde elettromagnetiche emesse dalla stella consentono la vita sulla Terra e regolano il clima e i fenomeni meteorologici. Il Sole si trova a una distanza media di 150 milioni di km dalla Terra ed influenza quasi tutti i processi chimici del corpo: attivazione della circolazione, la stimolazione della produzione di ormoni e quindi la produzione della vitamina D, importante per ossa, nervi e sistema immunitario.
Ma l’esposizione non appropriata al sole può danneggiare la pelle. I raggi UV accelerano l’invecchiamento cutaneo, indeboliscono il sistema immunitario e aumentano il rischio di malattie della pelle. La prima raccomandazione è quella di non esporsi ai raggi solari in determinate ore del giorno e di applicare una protezione solare.
Un protettore solare deve quindi rispondere a molti requisiti: proteggere dalle radiazioni; evitare le scottature; essere resistente al sudore e all’acqua; essere stabile alla luce; mantenere un’alta concentrazione anche dopo qualche ora dall’applicazione.
Da sempre l’uomo ha cercato l’utilizzo di una protezione solare.
Nel 7500 a.C. i pastori egiziani e i cacciatori della valle del Nilo per proteggere la loro pelle dall’esposizione solare usavano l’olio ottenuto dalla spremitura sei semi di ricino
Nel corso dei secoli successivi sono stati usati diversi prodotti di origine naturale.
Nel 1928 furono ottenute le prime protezioni solari di origine sintetica e molti chimici si cimentarono nella preparazione di una formulazione soddisfacente.
Nel 1944 fu studiata da aviatore statunitense, che diventò successivamente un chimico, una preparazione denominata Red Vet Pet, che aveva tuttavia un’efficacia limitata in quanto bloccava fisicamente le radiazioni ultraviolette
Bisogna attendere il 1946 per ottenne la prima protezione solare di una certa efficacia chiamata Gletscher Crème, grazie il chimico svizzero Franz Greiter, che nel 1975 introdusse il Sun Protection Factor (SPF), che è diventato lo standard mondiale per misurare l’efficacia della crema solare.
Il fattore di protezione solare indica la frazione delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la pelle: ad esempio, il fattore di protezione 15 indica che 1/15 delle radiazioni raggiungono la pelle. L’efficacia del filtro si può determinare moltiplicando il fattore di protezione per il tempo di esposizione: ad esempio, se una persona subisce una scottatura dopo 10 minuti di esposizione, usando una protezione con fattore 15 subirà la stessa scottatura in un tempo di 15 x 10 = 150 minuti.
Accanto alle creme solari classiche, il mercato si è arricchito di recente di quelle della cosiddetta K-Beauty, mondo della bellezza made in South Korea, che vanta un approccio olistico perché comprende non solo i prodotti, ma anche le pratiche e la filosofia a cui sono ispirati. Soprattutto per quanto concerne la skincare, quello coreano è un approccio particolarmente innovativo, anche grazie all’utilizzo di ingredienti di ultima generazione. Una cura della cute che vanta una lunga tradizione, ma che è anche capace di dettare tendenza: nella cultura coreana, da anni, la parola d’ordine è Glass Skin, un mantra che si è diffuso anche in Occidente.
Così accanto alla sigla “SPF”, che si riferisce al fattore di protezione presente nella crema, le creme solari coreane, che normalmente prevedono SPF50+, presentano anche una sigla “PA”. Sia “SPF” sia “PA” indicano il fattore di protezione solare, ossia la quantità di filtri UV contenuti nella crema. La scala PA, tuttavia, si riferisce esclusivamente al fattore di protezione solare UV-A. L’indice è compreso fra PA+ e PA++++, dove il primo denota una protezione bassa, il secondo una protezione molto alta.
Le sostanze chimiche utilizzate nelle protezioni solari sono sia organiche che inorganiche; nell’ambito dei composti inorganici vi sono il biossido di titanio e l’ossido di zinco che assorbono la radiazione ultravioletta dissipandola, ma i primi filtri solari contenenti solo queste sostanze lasciavano uno strato bianco sulla pelle.
Vantando molti dei requisiti richiesti di protezione dai raggi UVB, l’acido p-amminobenzoico (PABA) o uno dei suoi esteri fu il primo principio attivo utilizzato e poi successivamente accantonato per reazioni allergiche indesiderate.
In alternativa è usato l’ottilmetossicinnammato, il salicilato di ottile e l’omosalato che è un estere formato dall’acido salicilico e dal 3,3,5-trimetilcicloesanolo.
Le moderne formulazioni delle creme solari protettive utilizzano moltissimi componenti atti a proteggere, idratare ed evitare danni alla pelle.
Tra i componenti presenti vi sono: idratanti come l’acido ialuronico; glicerolo che mantiene l’elasticità della pelle; ectoina che protegge le cellule di Langerhans dalle radiazioni; ceramidi classe particolare di lipidi che hanno un ruolo nella funzione barriera e regolano l’idratazione epidermica; nicotinammide che contrasta l’immunosoppressione e l’induzione ai tumori cutanei; oli con proprietà ammorbidenti e nutrienti; pantenolo o provitamina B5 che nella pelle si trasforma in acido pantotenico e svolge una spiccata azione idratante, lenitiva, ristrutturante ed energizzante sulla pelle; sostanze come l’estratto di tè verde contenenti polifenoli che hanno potere antiossidante e reagiscono con il radicali liberi; squalene con proprietà emollienti e nutritive che previene la secchezza cutanea; Magnesio Ascorbilfosfato efficace contro l’iperpigmentazione e agente antiossidante; Vitamina E che ha un’elevato potere antiossidante in quanto neutralizza la reattività dei radicali liberi. Essa blocca la cascata di eventi che determinano lo stress ossidativo responsabile dei danni alle cellule ed è inoltre in grado di assorbire i raggi ultravioletti; Vitamina F nota in campo cosmetico come vitamina della pelle in quanto ne favorisce l’integrità stimolando una rapida rigenerazione delle cellule.
Prima di acquistare una protezione solare conviene valutare il tempo di esposizione e il fattore di protezione adatto in funzione della sensibilità della propria pelle all’esposizione ai raggi ultravioletti, tenendo presente il luogo dove ci si espone, affidandosi a una marca di qualità.
A tutto questo, si aggiunge un aspetto fondamentale nell’ottica della sostenibilità ambientale: è infatti importante considerare anche l’eco-compatibilità delle creme solari, aspetto ora maggiormente attenzionato rispetto ai tempi della Mina nazionale.
Con consapevolezza, buona Tintarella a tutti.



