Un discorso necessario

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.

Spesso nella mia lunga attività di docente soprattutto con studenti provenienti da ogni parte d’Italia e in molti casi anche dall’Europa e dall’America, mi è stata rivolta una domanda che reputo fra le più necessarie per comprendere la condizione generale di una città e di una cultura e di un popolo che non riesce ancora a distanza di almeno 150 anni a ritrovare il senso della propria civiltà ed a sviluppare un progetto nuovo in linea con il procedere dei tempi, delle innovazioni ad ogni livello e soprattutto con le rapide e continue trasformazione sociali.

La domanda era ed è sempre la stessa: perché Napoli unica fra le grandi città italiane ed europee non possiede una editoria non solo capace di competere a livello di diffusione nazionale ed internazionale e al tempo stesso non può vantare la presenza di un quotidiano in grado di intervenire almeno a livello nazionale nel dibattito politico e culturale, pur essendo assai nobili le origini e lo sviluppo del foglio napoletano?
Molto probabilmente questa è la vera ragione della innegabile scarsa capacità critica del pensiero meridionale attuale, i cui migliori rappresentanti naturalmente con grande successo operano altrove, lasciando solo un piccolo spazio alla enorme potenzialità culturale della città.

Addirittura da parte di alcuni taglienti giornalisti delle migliori testate nazionali spesso si è parlato di giornali che a Napoli ripetono il giorno dopo le notizie, le riflessioni, i commenti dei più importanti quotidiani di Milano, Roma Torino e persino di Firenze o di Bologna.
Certamente si tratta di un indubitabile ed incolmabile almeno al momento ritardo sul piano dell’informazione ad ogni livello sia della carta stampata che del mondo della comunicazione telematica ad ogni livello.

Napoli non possiede una casa editrice di portata almeno nazionale pur esprimendo personalità di assoluta eccellenza, che naturalmente pubblicano i risultati delle loro ricerche presso i grandi centri di produzione editoriale e televisiva prevalentemente presenti da Roma verso il nord della penisola.

Bisogna però tenere presente che contemporaneamente a questo quadro piuttosto deprimente sul piano delle pubblicazioni varie si oppone invece una singolare quanto straordinaria e sempre in movimento feracità di spunti artistici, narrativi con una serie pressoché continua di piccole e grandi produzioni cinematografiche e del piccolo schermo che si nutrono della inesauribile linfa della vivacità popolare propria della città di Napoli.

La mancanza di una forte e decisa espressione editoriale che contribuisca alla formazione di pensieri e opinioni diverse da quelle che ormai da circa cinquant’anni dominano nel panorama nazionale, fortemente segnato da una precisa volontà di fare di Napoli innanzitutto un quadro di folklore popolare piuttosto retrò, appare sempre più come una delle cause principali del declino per così dire politico della città.
Le conseguenze sono chiare e ben note a tutti. Napoli nel bene e nel male è comunque per tutti gli italiani una sorta di paradiso abitato da diavoli come, senza mai essere entrati nella città , i cronisti inglesi della metà dell’ottocento scrivevano preparando così l’assalto definitivo.
Al di là dei motivi di ordine finanziario ed economico che sono alla base della mancanza di una vera imprenditoria editoriale e che naturalmente vanno ben oltre i limiti di una riflessione storico culturale, occorre anche rilevare come le vicende produttive ad ogni livello dell’enorme bacino napoletano abbiano spesso prodotto una singolare diaspora soprattutto di imprenditori che hanno preferito abbandonare i territori e trasferire altrove le loro attività con grande profitto.
Ciò dipende naturalmente dalla presenza pur sempre onerosa e soffocante di una malavita organizzata verso la quale pare che finalmente la magistratura voglia insieme al governo intraprendere una lotta in grado di finalmente arginare la deriva criminale, rendendola inoffensiva.

Occorre però avere il coraggio di mettere finalmente da parte il pregiudizio pseudo illuminista e pseudo marxista che domina indisturbato nella cultura e anche nella forma mentale di gran parte degli italiani secondo il quale bisogna solo pensare al futuro, trovare nuove forme sempre più originali di comunicazione, mettendo completamente da parte l’esperienza, le conquiste del passato.

Questo fenomeno è naturalmente di natura per così dire globale. Parte sia dalle officine del pensiero del mondo orientale, voracemente teso ad eliminare ogni distacco dalla realtà occidentale che viene naturalmente copiata imitata e superata continuamente che dalla forte polemica dei paesi sottoposti nelle fasi storiche antiche alla violenza della colonizzazione ed ancora dai nuovi contenuti della cultura accademica nordamericana, che tenta continuamente di costruire un nuovo modello di conoscenza, abolendo di fatto ogni contributo del passato.

Le terribili nubi di conflitto perenne tra Occidente e Oriente, così minacciose nel nostro tempo, fino ad apparire quasi ineluttabili rendono ancora più complesso il compito di chi invece vorrebbe in qualche modo indicare una via intermedia di cultura, in grado finalmente di restituire, per quanto possibile, una dimensione così dire umana al dibattito delle idee che oggi appare invece dominato solo dall’odio, dalla rivendicazione violenta, dalla sopraffazione intellettuale.

Così cercheremo nei prossimi mesi di avviare una discussione collettiva su un possibile mutamento di rotta nell’orientamento culturale generale che parta proprio da Napoli, da sempre nel corso dei secoli città capace di interpretare, smussando le asperità, i grandi fenomeni internazionali, rendendoli più umani.

Nel solco di una tradizione che attraverso una serie di riviste a partire dagli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto mondiale è giunta fino al momento della storia europea segnato dalla fine della cortina di ferro! Cercheremo così di riprendere con il contributo di operatori culturali di tutte le branche della modernità un percorso per così dire umanistico!

Silvio Mastrocola
Silvio Mastrocola
Docente di Letteratura italiana a Salerno con R.Montano negli anni 70/80; ordinario alla SM Nunziatella e commissario alla AM di Modena. Dal 1990 ad oggi è prof. a contratto al S. Orsola Benincasa per la Formazione primaria nella cattedra della prof. S. Zoppi. All'attivo numerose pubblicazioni.
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