Un nuovo modello scolastico e universitario per imparare la storia

Un nuovo modello scolastico e universitario per imparare la storia. Alessandro Barbero va in pensione ma non abbandona i giovani e difende il valore delle discipline umanistiche.

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo.

“La storia siamo noi” cantava Francesco De Gregori, un celebre testo scritto nel 1985 in cui si leggeva anche questa frase “…ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare…”.

Una canzone ricca di significato ed emozione che mette al centro soprattutto l’essere umano, così piccolo davanti ai grandi avvenimenti storici, ma allo stesso tempo così parte integrante degli stessi.

Forse basta ascoltare più volte questo brano ed analizzare le sue singole frasi, per inculcare alle nuove generazioni, soprattutto quelle completamente avvolte dalle “storie” social, vocali whatsapp e intelligenza artificiale, l’importanza della storia, la necessità di approfondirla, di catturare l’alternanza delle epoche e portarle ai giorni nostri come riserva naturale per la programmazione del futuro.

Ma cosa si fa per riempire il bagaglio culturale di milioni di giovani? Sono davvero interessati?   E siamo sicuri che si appassionano ancora al paleolitico, al Medioevo e i due conflitti mondiali? E poi un’altra domanda sorge spontanea: perchè a scuola non si fa di più sulla storia contemporanea, sulle vicende politiche, le stragi di mafia e il terrorismo, sulle guerre in Europa e nel mondo, l’avvento di Internet, le alluvioni e i terremoti?

Sembrerà strano, ma se ai giovani d’oggi si chiede qualche evento storico degli ultimi anni, si sentono preparati solo sul Covid, perchè quei due anni di pandemia li hanno vissuti direttamente, nel bene e nel male, così come i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto la guerra.

Secondo lo storico Gianni Oliva la mancanza di consapevolezza storica è attribuita a programmi scolastici che si fermano al termine della seconda guerra mondiale, ignorando gli eventi cruciali degli ultimi ottant’anni.

Un altro problema sollevato da Oliva è il pregiudizio che discutere eventi storici contemporanei in classe possa sfociare in propaganda politica. Tale percezione ostacola l’integrazione di tali argomenti nei programmi scolastici

La notizia dei giorni scorsi sullo storico Alessandro Barbero che è andato in pensione lasciando l’Università del Piemonte Orientale e le sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano La Stampa sul problema della burocratizzazione nell’ “azienda scuola”, fanno riflettere ed hanno creato pareri e considerazioni di vario genere soprattutto sui social.

Negli ultimi anni Barbero ha avvicinato migliaia di giovani nei teatri, nelle piazze, nelle trasmissioni televisive e negli spazi culturali di canali tematici, nonchè sul suo canale youtube, consentendo loro di accogliere la storia in modo leggero senza guardare i libri con troppa fatica.

Un modo più smart e libero di descrivere i grandi personaggi che hanno fatto la storia, suscitando anche curiosità e riflessione sulle loro gesta e sugli avvenimenti che hanno caratterizzato la loro esistenza.

Il suo canale youtube, online da circa 4 anni e con oltre 700mila iscritti, si intitola “La storia siamo noi” proprio come la canzone di De Gregori ed ogni video ha contenuti che spaziano dal Medioevo a Carlo Magno, da Mussolini a Hitler, ma anche su temi più recenti come la guerra tra Russia e Ucraina, quella tra Israele e Palestina, le descrizioni di grandi personaggi religiosi e gli interrogativi sull’esistenza di Dio.

Forse è proprio questo che vogliono i giovani per approfondire ciò che è accaduto? Una diversa narrazione, un racconto più semplice, una descrizione leggera senza troppi giri di parole.

La tv, i canali tematici online e gli incontri dal vivo nei teatri e in altri luoghi pubblici possono fare molto

Alberto Angela ci prova già da tempo sul piccolo schermo e con successo di ascolti. I suoi viaggi itineranti con “Ulisse”, “Noos” “Stanotte a…” e la presenza sui luoghi del passato toccando con mano oggetti del passato, suscita curiosità e immaginazione nelle nuove generazioni. Così come il giornalista Paolo Mieli con il suo programma quotidiano “Passato e Presente” oppure “Freedom Oltre il confine” condotto da Roberto Giacobbo.

I contenuti non mancano ed ognuno cerca di renderli facilmente fruibili per non disperdere ciò che è accaduto in passato e tenerlo sempre vivo nei percorsi di crescita delle generazioni che avanzano

Pertanto il dibattito sull’utilità della storia non si è mai spento con pensieri e opinioni che si sono alternate nelle epoche passate e in quelle moderne. La svolta illuminista, sostenuta anche da Voltaire, ritiene che la storia migliori gli esseri umani solo se privata d’ogni idealità e guardata con crudo raziocinio. Inoltre colloca la storia antica in una dimensione poco reale, perché non saremo mai in grado di conoscerla del tutto.

Benedetto Croce pensava che la storia ci migliora perché è l’inverarsi di uno spirito che supera i singoli eventi, li permea e avvolge, nell’ambito di una evoluzione che non procede a caso.

Anche la senatrice Liliana Segre è intervenuta più volte sul tema dichiarando che i giovani devono studiare la storia per essere concreta speranza per il futuro e soprattutto non si deve rubare loro il passato, perché si finisce col togliere la capacità critica che si forma nell’età giovanile, mentre storia e analisi critica sono elementi indissociabili.

Gaetano Salvemini è attirato invece dal lato oscuro degli eventi umani, perché solo l’immaginazione può riempire le lacune della storia, mentre secondo il giornalista e storico inglese Paul Johnson, «lo studio della storia è un potente antidoto all’arroganza contemporanea».

Ritorniamo al professor Barbero che, sempre nel suo addio all’Università, ha difeso i giovani laureati in discipline umanistiche, perchè non vanno considerati come i futuri disoccupati, ma va detto che “con l’università fortemente aziendalizzata, un dipartimento umanistico offre meno occasioni per collaborare con l’economia del territorio”.

Ciò non toglie che la storia, la letteratura rappresentano senz’altro “il lievito che fa crescere le nuove generazioni” e rappresentano un benessere della società.

E allora non perdiamo tempo, ubriachiamo di storia i giovani, ripensiamo ad una nuova storia tra i banchi di scuola, sfruttiamo il progresso dei contenuti multimediali, facciamo la storia, perché “la storia siamo noi”.

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo.
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