L’offerta

Paolo Puppa
Paolo Puppa
Paolo Puppa, già direttore di dipartimento delle arti e professore ordinario di storia del teatro a Ca' Foscari di Venezia, è scrittore, commediografo di largo successo.

Procede lungo la calle di San Barnaba, «la Repubblica» in mano che riesce a sfogliare. Il loden verde, di cui è fiero per come riesce a portarlo e a chiuderlo tutto (nemmeno un filo di pancia, dunque), tolto proprio quel giorno dall’armadio per l’arrivo dell’inverno. Poi, i capelli bianchi azzurrini, i riccioli abbondanti, sagomati alla Strehler, il benessere generale che lo invade da giorni, specie da quando grazie a Onligol riesce in tempi rapidi la mattina a evacuare puntuale come un orologio, eliminando tutto il superfluo. La Cati lo aspetta a casa con i soldi appena ritirati dallo sportello bancario in campo San Pantalon. Sono esattamente 1000 euro, destinati agli operai moldavi, pagati in nero per ritocchi all’impianto elettrico. Cifra sborsata in nero, secondo un’usanza antica, accompagnata da commenti beffardi circa l’esosità dei giovani stranieri, ingrati con lui che pure ha aperto loro con estrema fiducia la propria casa.

I dieci fogli da cento sono usciti dal buco della macchina setolosi e traslucidi, nuovissimi. Un peccato darli ai rumeni esosi.  A casa, oltre alla Cati c’è pure la Niki, la loro ragazzina di soli 12 anni, arrivata nel tempo della menopausa della moglie, come era stata scambiata all’inizio quella gravidanza tardiva. Ed è stata solo gioia, dopo. Se pensa alla sua bambina. gli occhi come sempre gli si fanno umidi. E fra poco, lo sa con terrore, arriveranno i fidanzatini. Di questo, la Cati invece ride di gusto, quasi sollevata al pensiero che potranno ritrovare l’antica intimità. distratta dalla presenza intrusiva della creatura, educata a chiamarli per nome. Niente papi e mami, rapporti insomma non autoritari ma alla pari. Lui in più ha la sua Associazione italo inglese, creata da lui in omaggio alla famiglia materna, una bisnonna del Sussex, il villino vicino a Brighton, il giardino pieno di rose di vari colori, dal profumo stordente. La sua infanzia là, ad assimilare una lingua ostica e a esibirla poi senza alcun accento.

Ed ora a Venezia, a compensare la rabbia di essere stato esautorato nell’asse ereditario dal ramo degli zii londinesi, di aver perso quel mare freddo e solitario, ha costruito questa chat con tanto di sede, vicino a Rialto, dove a una quindicina di fedeli propone almeno una volta al mese piccoli eventi, conferenze, corti cinematografici, performance musicali, con le sue introduzioni limpide e bonarie. Bilanci minimi, donazioni sobrie, e lui quasi mai ci rimette di suo. La Cati con la sua scuola, dove insegna educazione fisica, ma le toccano tre sezioni staccate, non ci viene quasi mai, gelosa, e invidiosa in quanto non ne condivide la competenza linguistica. Anche la sua adorata Niki, la donna della sua vita, si annoia. Lui non è un intellettuale però, ci tiene a sottolinearlo, lavora al Comune da semplice impiegato, ufficio anagrafe, ma i suoi riccioli bianchi risplendono nella stanzetta che guarda sul Mercato e le donne per lo più anziane che riempiono agevolmente i pochi posti lo osservano ammirate. Oh, è felice lui.

Come potrebbe non esserlo, con le sue donne, le iniziative che prende a promuovere contatti (la settimana prossima una docente americanista cafoscarina terrà una lezione sugli anglo-americani importanti, sepolti nel cimitero del Lido). Ma la morte sta lontana dal suo trio. Loro stanno infatti tutti bene. Nessun asterisco o quasi nei controlli annuali al Civile. La Cati a 58 anni a furia di fare lezioni di ginnastica conserva il fisico di una trentenne, e vorrebbe che anche lui si decidesse di mattina presto a fare esercizi elementari di flessione. Al che, trattenendo per la verità un po’ la pancia, lui le chiede ogni volta con aria di sfida: “Flessioni? E perché? Dove trovi un trentenne così?”, per correre subito in bagno (luogo dove gli è permessa quell’operazione) a sfiatare lo stomaco stimolato dallo sforzo inopinato. L’americanista cafoscarina è ricca per il marito, un imprenditore che vende frigoriferi. Una signora robusta, che tende a nascondere in pellicce ingombranti ma ecologiche un corpo gonfio di anni, ha predisposto una grande cena, dopo la conferenza, in una grande casa sul Canal Grande, invitando l’intera Associazione, o meglio i presenti in saletta. Ha estorto a Cati e a Niki la promessa che ci saranno. E la prof, sempre molto, troppo profumata, ha ben quattro figli tutti maschi, e chissà che non ci scappi un flirt e che la Niki non trovi il ragazzo giusto. Almeno poter scegliere il furfante grossolano e bestiale che gli strapperà dalla carne la sua ‘ragazza’. In fondo, un tempo, si faceva così.

La calle di San Barnaba adesso è deserta. Non incrocia proprio nessuno. Sabato mattina di novembre sembra di stare ancora sotto il Covid. Lui procede pertanto spedito, il giornale sempre sfogliato, a partire dalle pagine sportive. Tifa Inter, da una vita, e la squadra è in testa in campionato, anche se in Europa lo fa soffrire tanto. Pregusta goloso il suo caffettino Illy, decaffeinato, appena rientrato, sarebbe il terzo dopo il risveglio. Metterà i soldi in una busta, da nascondere accuratamente nel retro del cassetto in salottino, protetto da un legno che si apre solo a comando, strofinando sopra con delicatezza due dita. Mai tenere i soldi in casa. Non si sa mai. Cati vive sotto l’incubo di essere vittima di un’irruzione da parte di ladri, come vede fare nelle maledette serie che le rovinano la fantasia. Loro legati con catene, e torturati sinché non rivelano il nascondiglio, dove stanno pure i gioielli inglesi ottocenteschi del ramo Sussex, passati miracolosamente a sua madre e da lei a Cati. In barba al ramo londinese. Ma basterebbe un accenno aggressivo alla sua bambina, che ha già purtroppo due tettine inquietanti, e lui rivelerebbe ogni pertugio. Ma il mondo è buono, ogni tanto lui protesta con sua moglie. Basta pensare sempre al peggio! L’assicura che troveranno un accordo in Ucraina, una volta che Trump perde le midterm. Nessuno come lui pronuncia midterm, polverizzando la erre. E anche per Putin la parabola in discesa è già iniziata. C’è dolcezza nel mondo. Vorrebbe contagiarla nella sua visione pacifica, in cui tutto entra in armonia, come nelle sue serate all’Associazione. Quattro gatti! Questo gli rinfaccia con scherno la moglie, soffiandosi il naso (è sempre raffreddata, o meglio ha allergie, nonostante il suo salutismo). Ma si sta bene, là dentro! Con il prosecco e le pizzette calde servite, alla fine, a meno che non ci siano pranzi offerti da ricchi relatori, ad esempio la settimana prossima.

Sissignora, c’è davvero dolcezza nel mondo. Basta saperla cogliere. In quel preciso momento sente infatti qualcuno, dietro di lui, che gli sfiora la schiena. Si gira di scatto sorridendo ma leggermente confuso. Lo stanno per caso rimorchiando? A sessant’anni, è un uomo ancora desiderabile, lo sa benissimo. Ma davanti a lui, non appena si volta, scorge la faccia perplessa di un giovanotto, non di una donna vogliosa, con la cuffia e la sciarpa che gli copre la parte bassa del volto. “Cosa stai facendo, scusa”, non fa in tempo a domandare che se lo vede schizzar via e correre come un disperato in fondo alla calle. Non capisce finché non si accorge che lo zainetto verde, ben intonato al loden, se sta con la bocca spalancata, a mo’ di sorpresa o di sberleffo, e la zip interna, dove aveva sistemato i dieci fogli splendenti di 100 euro, a sua volta aperta. Derubato, già, è stato derubato. Subito si mette a correre, ma la figura è ormai troppo lontana, rimpicciolita dalla distanza.  Sente in compenso uscire da sé una voce sgraziata, un goffo e ridicolo gorgoglio: “La pensione, la pensione. Mi ha portato via la pensione, il maledetto!”. Lo fa perché ha intravisto in fondo alla calle arrivare finalmente della gente.  E costoro, un ragazzo e una signora giovanile d’aspetto e sportiva, si girano di scatto come in un balletto sincronizzato e si mettono ad inseguire il ladro. E lui dietro loro, ansante e terrorizzato di dover affrontare gli occhi saettanti di rabbia di Cati, che quando vuole sa essere spietata e lo mette sempre in crisi. A letto poi, sarà certo un inferno, più del solito.

Il corteo in corsa gira verso il vicino campo dei Carmini, e sul ponte l’avanguardia degli inseguitori indica festoso un portafoglio abbandonato sui gradini. La caccia non ha più senso. Refurtiva recuperata. “Si fermi, signore. Tutto a posto, vero?”, gli fa il ragazzo che gli ha salvato la giornata, e il prossimo evento in Associazione. E lui senza più fiato, ma commosso da tanta abnegazione, mentre controlla euforico la presenza dei documenti, tutto in regola per fortuna, chiede con tono civettuolo: “Cosa posso farvi per ricompensarvi, almeno un caffè? Posso offrirvi, dico, almeno un caffettino?”. Poi, sgomento, nota l’assenza terribile dei fogli da cento, che occupavano la parte alta del portafoglio. Spariti. Trema tutto, respira a fatica. La Signora gli chiede se ha bisogno che chiami il pronto soccorso. Lui scuote la testa, avvilito. Pensa a cosa dirà fra poco a Cati. Lanciare l’ipotesi “E se avessimo fatto almeno una volta nella nostra vita da perfetti egoisti, una beneficenza? Ma sìììì, un’offerta? Mettiamola così. Perché no?”. Vede gli occhi delusi di Niki, poco convinta.  Dovrà disdire con la prof impellicciata. Anche questo gli costerà fatica e ansia, ma in quel clima non gli sarebbe possibile conservare il consueto aplomb. E forse anche il suo perfetto inglese potrebbe all’improvviso scricchiolare, farsi italiano contraffatto. “Devi andare in questura subito, a denunciare l’accaduto”, insiste la Signora, passando a un tu non autorizzato.  Ma gli pare di conoscerla. Una vicina, sì, una vicina. E adesso lui finirà sulle bocche, sulla cronaca nera. Dovrà stendere una relazione, spiegare, cercare di ricostruire i lineamenti del suo boia, del giovanotto spietato, capace di aprirgli zainetto e guaina interna ben nascosta, e di trasformare il tutto in una carezza leggera. 

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Paolo Puppa, già direttore di dipartimento delle arti e professore ordinario di storia del teatro a Ca' Foscari di Venezia, è scrittore, commediografo di largo successo.
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